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Cultura | 11 novembre 2020, 12:29

Giovedì 12 novembre il Centenario del Trattato di Rapallo

Celebrazioni rinviate a causa della pandemia da Covid-19

Giovedì 12 novembre il Centenario del Trattato di Rapallo

Il 12 novembre di cento anni fa, la città fu teatro della firma di un Trattato, detto appunto di Rapallo. Fu il primo di due trattati (il secondo nel 1922) firmati a Rapallo che diedero un importante contributo alla esplosiva situazione geo politica successiva alla fine della Prima Guerra Mondiale. In quegli anni le ferite della guerra continuavano a generare dissidi, rancori e recriminazioni.

Da parte italiana, molti recriminavano per la cosiddetta “Vittoria Mutilata”, rimproverando il venire meno da parte degli Stati Uniti ai patti stabiliti in caso di vittoria. L’Impero Austro Ungarico si stava disgregando e al regno d’Italia stava a cuore la sistemazione dei confini orientali che avrebbero fronteggiato i nuovi stati (serbi, croati, sloveni e montenegrini) che si stavano faticosamente formando e che confluiranno nella nuova Jugoslavia.

La questione riguardava essenzialmente l’annessione al Regno d’Italia di parte dell’Istria, della Dalmazia e, soprattutto, della città di Fiume. Gli animi erano molto inquieti anche per le imprese di Gabriele D’Annunzio che si rese protagonista di una clamorosa quanto simbolica occupazione della città di Fiume. Ma la pace ha bisogno di pazienza e di comprensione delle ragioni di tutti. E questo è il significato più importante del centenario di oggi. I rappresentanti del regno d’Italia vennero ospitati all’attuale Excelsior Palace Hotel, gli jugoslavi all’Hotel Imperiale. I lavori (e la firma) si svolsero a Villa Spinola a San Michele di Pagana.

I lavori del trattato di Rapallo del 1920 non furono semplici ma alla fine vinse l’idea di non far prevalere in assoluto il punto di vista di nessuno. ll regno d’Italia ebbe Zara e gran parte dell’Istria. Fiume venne costituita in uno stato indipendente. La Dalmazia restò agli Jugoslavi. Le vicende successive cancellarono buona parte delle buone intenzioni di questo trattato ma resta la lezione di quanta fatica, anche dopo una guerra sanguinosa come quella del ‘15-‘18, costi mantenere la pace.

L’amministrazione comunale avrebbe voluto celebrare questo centenario con una riflessione più ampia grazie alla testimonianza di Paolo Mieli, già direttore de La Stampa e del Corriere della Sera, giornalista, saggista e opinionista, certamente uno degli studiosi che meglio conosce la storia italiana ed europea, in particolare del XX secolo. Purtroppo il Covid ha fatto rinviare questo prezioso appuntamento che riprenderà il prima possibile anche per avviare un programma di incontri che avvicineranno al secondo centenario, quello del secondo trattato di Rapallo del 1922. 

Redazione

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