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Municipio Centro Est | 05 marzo 2021, 13:57

Allarme femminicidi e violenza sulle donne, una panchina rossa in via Galata

L’ultimo episodio a Genova risale al 19 febbraio quando Clara Ceccarelli, 69 anni, è stata uccisa con cento coltellate nel suo negozio di calzature in via Colombo a pochi metri di distanza dalla nuova installazione; l’Usb proclama lo sciopero nazionale per l’8 marzo

Allarme femminicidi e violenza sulle donne, una panchina rossa in via Galata

L’allarme legato ai femminicidi in Italia è sempre più di drammatica attualità. L’ultimo episodio in ordine cronologico avvenuto a Genova è stato il delitto di Clara Ceccarelli, 69 anni, uccisa nel suo negozio di calzature in via Colombo con oltre 100 coltellate. Per questo motivo in via Galata, nel pieno centro cittadino e a pochi metri di distanza dal negozio nel quale è avvenuta la tragedia, è stata installata una panchina rossa per testimoniare la vicinanza dell’amministrazione comunale a tutte le donne vittime di violenza e alle loro famiglie. La panchina, individuata in collaborazione con il Municipio Centro Est, è stata allestita dal Comune di Genova in accordo con il Civ e con il Centro Antiviolenza Mascherona.

“È un gesto simbolico in ricordo di Clara, la commerciante barbaramente uccisa nel proprio negozio di via Colombo, e di tutte le donne vittime della violenza - spiega l’assessore alla Sicurezza e Pari opportunità, Giorgio Viale - come amministrazione comunale abbiamo, nei mesi scorsi, allestito una panchina rossa in ogni municipio per tenere alta l’attenzione sulla violenza sulle donne, ancor di più alla luce dei recenti e preoccupanti dati rilevati durante la pandemia. Le donne devono sentirsi sicure, mai sole e non aver paura di denunciare”.

Tra qualche giorno, l’8 marzo prossimo, sarà anche la ricorrenza della Festa della Donna. Nell’occasione, per il quinto anno consecutivo, Usb risponderà all’appello lanciato da ‘Non una di meno’ proclamando lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata su tutto il territorio nazionale.

“Il 2020 è stato l’anno della pandemia ma anche l’anno in cui la Commissione di garanzia ha vietato gli scioperi e inflitto multe salatissime a chi come Usb ha osato scioperare - spiegano - È stato l’anno in cui si è squarciato il velo sul ruolo della riproduzione sociale e sul peso del lavoro di cura scaricato sulle donne, sulla violenza come fenomeno sistemico, sullo sfruttamento economico, sulla precarietà. Sono passati secoli ma anche la pandemia degli anni 2000 ci ha consegnato un Paese che si regge sul welfare familistico dove il vero ammortizzatore sociale continuano ad essere le donne. Senza questo lavoro invisibile, gratuito, dato per scontato, le misure di contenimento non sarebbero state nemmeno immaginabili. I lavori che garantiscono la riproduzione sociale sono indispensabili, ma continuano a non essere riconosciuti mentre il loro sfruttamento viene sempre più intensificato, dentro e fuori le pareti domestiche. La casa come ciclo continuo della produzione e lo smart working come moltiplicatore dei carichi di lavoro, a tutto vantaggio del datore di lavoro”.

Ma non solo: “La casa è diventata una prigione violenta - scrive Usb nella nota stampa di presentazione della giornata - durante la pandemia le denunce dei centri antiviolenza sono aumentate del 74% rispetto allo scorso anno e crescono i femminicidi, a fronte della diminuzione degli omicidi. L’isolamento, la convivenza forzata, l’impossibilità di sottrarsi materialmente alle violenze uscendo di casa hanno reso le donne e i loro figli ancora più esposti alla violenza domestica. Secondo il VII Rapporto Eures durante i mesi del primo lockdown l’80,8% delle vittime viveva con il proprio assassino”.

Le donne, sarebbero come prime linee essenziali di una produzione che non si ferma mai, ma anche soggetti “sacrificabili sull’altare della crisi economica”: secondo l’Istat, durante il 2020, in Italia 444.000 persone hanno perso il lavoro. Oltre il 70% di loro è donna. Solamente a dicembre, su 101 mila persone che hanno perso il lavoro, 99 mila sono donne, ovvero il 98%. Dei 131 mila lavoratori contagiati sul posto di lavoro denunciati all’Inail, 7 su 10 sono donne. Di queste lavoratrici più del 40% ha tra i 50 e i 64 anni. “Questo accade perché le donne sono occupate nei lavori più esposti al contagio: lavori di cura, di pulimento in scuole e ospedali, insegnanti e collaboratrici scolastiche. Lavori che sono stati definiti ‘essenziali’, ma solo finché necessari alla produzione e al profitto. Per questo l’8 marzo sarà ancora sciopero generale”.

Sarà quindi anche uno sciopero contro lo sfruttamento: “Lavoro a intermittenza, precario, demansionato, ricattabile, gratuito, invisibile. Sarà sciopero dal lavoro di cura e riproduttivo, senza il quale l’intera società sarebbe costretta a fermarsi. Sarà sciopero contro lo smantellamento dello Stato sociale e per il diritto al reddito, alla casa, al lavoro, alla parità salariale, a misure di sostegno per la fuoriuscita dalla violenza. Sarà sciopero per non lasciare indietro nessuna: la fine del blocco dei licenziamenti e degli sfratti è dietro l’angolo. A chi parla di debito buono e debito cattivo rispondiamo con la lotta contro le disuguaglianze e la redistribuzione della ricchezza. Sarà sciopero perché lo sciopero è l’arma più potente che abbiamo”.

Giacomo Grassi

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