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Attualità | 20 marzo 2021, 17:00

A San Fruttuoso la prima struttura per ragazzi con dipendenza da sostanze stupefacenti gestita dal Ceis

La sede nell’ex istituto delle suore Gianelline dove c’è anche una comunità di accoglienza per minori stranieri non accompagnati che agita il quartiere. Il presidente del Municipio Massimo Ferrante ha attivato un tavolo con Polizia locale, Prefettura e Ceis per un percorso educativo e preventivo

A San Fruttuoso la prima struttura per ragazzi con dipendenza da sostanze stupefacenti gestita dal Ceis

Meno di due mesi di lavoro, per ultimare i dettagli, e a maggio, a Villa Borsotto, ex istituto delle Suore Gianelline, in Salita Nuova Nostra Signora del Monte, aprirà la prima comunità terapeutica per minori e adolescenti dipendenti da sostanze stupefacenti:

«È il primo e unico centro in Liguria - spiega Enrico Costa presidente del Ceis, che da tempo chiedeva che in Regione ci fosse una struttura del genere: “Si tratta di una realtà tremendamente indispensabile e ci siamo battuti tantissimo perché venisse aperta. I ragazzi che hanno problemi di dipendenza hanno bisogno di un percorso adatto alle loro esigenze diverso da chi ha alle spalle molti più anni di dipendenza ed età diversa. Loro sono all'inizio della loro vita e hanno bisogno di trovarsi tra persone alla pari, con cui guardare alla stesso modo al futuro, le prospettive di un ragazzo che sta crescendo sono diverse rispetto a quelle di un adulto». La comunità che per ora ospiterà 10 ragazzi, che saranno seguiti da 13 operatori (un responsabile di struttura, una psichiatra, un infermiere, uno psicologo, 7 tra educatori professionali, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione psichiatrica e 2 OSS), è una delle poche presenti in Italia e garantisce un percorso condiviso di crescita e consapevolezza:

“Quello che attiveremo è un percorso educativo, formativo e di reinserimento, con un lavoro sulla personalità di media e breve durata dai due mesi a un anno”, spiega Costa.

Il centro per ragazzi dai 16 ai 21 anni con dipendenze da sostanze occuperà il terzo piano della struttura: 400 mq aperti su una terrazza e un campo da calcio, mentre al secondo piano si trova un centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati, aperto dal Ceis due mesi fa e che ad oggi accoglie 17 ragazzi provenienti dal Nord Africa su una capienza di 20. Un’apertura che ha suscitato polemiche e paura nel quartiere di San Fruttuoso, spaventato per quanto accaduto quest’estate, quando una gang di adolescenti minacciava e intimidiva dei ragazzini che ruotavano intorno piazza Martinez e che ha portato all’arresto di un adolescente albanese di 16 anni:

“Alcuni dei minori della banda venivano dal centro per minori stranieri non accompagnati di Nostra Signore del Monte gestito da Agorà, per questo l’apertura di una nuova struttura ha destato preoccupazione”, spiega il presidente del Municipio della Bassa Valbisagno Massimo Ferrante che con la Questura era intervenuto direttamente per fermare la gang, e che ora in collaborazione con il Ceis, sta cercando di spegnere sul nascere queste paure con un’azione preventiva:

“Premesso che ho una grande fiducia nel Ceis e che una comunità sana sa essere accogliente e non respingente - dice Ferrante - riteniamo però importante attivare una tavolo in cui Polizia locale, Prefettura, Ceis e Municipio collaborino insieme per prevenire situazioni di prevaricazione”. Secondo Ferrante, infatti, le azioni punitive sono solo “una sconfitta”, mantre “bisogna puntare su un percorso educativo e preventivo”. La sua proposta è quella di creare incontri tra i ragazzi minori ospitati dal Ceis e la polizia locale, perché “la paura dei cittadini non va sottovalutata, ma ascoltata - argomenta il presidente del Municipio - sapendo che i problemi si possono creare ma che c'è una rete pronta a prevenire e ad agire».

Da parte del Ceis massima collaborazione e disponibilità al dialogo con il territorio: “Cercheremo di seguire con attenzione i ragazzi, e chiediamo agli abitanti di segnalarci situazioni anomale, nel caso ce ne fossero, così da attivarci subito per fermarle sul nascere e favorire una relazione positiva e serena con tutti”, dice Enzo Costa forte dell’esperienza di Casa Bozzo in via Edera a Quezzi, una comunità di accoglienza aperta circa 5 anni fa dal Ceis, dapprima invisa e ostacolata dagli abitanti ora invece perfettamente integrata nel quartiere.

Rosangela Urso

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