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Sanità | 08 maggio 2021, 07:00

Stile di vita obesogenico

I consigli di Nutrigenomica di Simona Oberto

Stile di vita obesogenico

E' innegabile, quello che siamo oggi è il risultato di una evoluzione di milioni di anni. Privazioni, stenti, pericoli, carestie, epidemie hanno giocato un ruolo determinante nel plasmare la nostra biologia. Il nostro programma biologico non prevede né abbondanza, né tanto meno un cibo processato e ricco di additivi chimici.

In poco meno di un secolo il nostro cibo è cambiato nella struttura biochimica, sempre più accattivante nella forma e sempre più povero nella sostanza. In un tempo così breve, da risultare insignificante dal punto di vista dell’evoluzione, abbiamo trasformato il mondo da un ambiente apparentemente ostico e avaro a una realtà di eccessi e abbondanza. Siamo diventati “famelici”! Divoriamo tutto: il tempo, il cibo, le emozioni.

Passiamo le giornate a riempirci di cibo vuoto dal punto di vista dei bioattivi e ipercalorico, correndo dietro al tempo che sembra non bastarci mai, incapaci di gestire la nostra vita socio-relazionale.

Questi comportamenti ci stanno regalando profondi “buchi esistenziali” che ci spingono a ricercare gratificazione in un cibo ricco di zucchero e di sostanze tossiche che stanno mettendo a dura prova la capacità riparativa del nostro organismo. E così ci ritroviamo sempre più appesantiti da quei chili di troppo che ci raccontano, non solo un accumulo di tossine e di grasso, ma anche un sovraccarico di tutte le nostre insoddisfazioni e mancate gratificazioni.

L’aumento repentino del grasso in eccesso degli ultimi decenni è un fenomeno che non ha riscontri nei secoli precedenti. Allora che cosa è cambiato? Sicuramente l’ambiente, che è diventato obesogenico, cioè favorente l’obesità. Lo sapete: esiste uno stretto legame tra noi e l’ambiente che ci circonda. Viviamo in una sorta di feedback continuo: segnali che entrano ed escono e influenzano fortemente la nostra biochimica.

Sostanzialmente non ingrassiamo perché mangiamo tanto, ma perché mangiamo male, in quanto abbiamo arricchito la nostra alimentazione con un cibo troppo raffinato, zuccheroso e “light”. Un cibo, che blocca il nostro metabolismo, riduce la funzionalità cellulare e la capacità depurativa dei nostri organi emuntori. Un cibo che favorisce la lipogenesi, la disbiosi, la tossiemia, l’acidosi.

Seguiamo diete ipocaloriche, quasi prive di grassi che molto spesso portano i nostri organismi in iponutrizione. Sono sempre più numerose le persone che non tollerano determinati cibi, ma la verità è che l’intolleranza a un cibo nasconde sempre una intolleranza della mucosa gastroenterica, infiammata, disbiotica e permeabile. Quando l’integrità della barriera intestinale viene compromessa, vengono assorbite non solo le tossine intestinali, ma anche i nutrienti non completamente digeriti. A questo punto, la risposta immunitaria del corpo, attraverso specifici indicatori di antigene-anticorpo, considererà questi alimenti come invasori.

Ogni volta che quel particolare cibo, parzialmente scomposto, toccherà gli epiteli si accenderà una risposta immunitaria infiammatoria che causerà ulteriori danni al rivestimento epiteliale. Parliamo quindi di alterazioni importanti del processo digestivo che comportano molto spesso un accumulo di grasso e un inevitabile sovrappeso.

Ma diciamoci la verità, per la maggior parte delle persone essere in sovrappeso è più un problema estetico che di salute. Bisogna dimagrire per la prova costume o perché non riusciamo a chiudere quel bel vestino che vorremmo tanto mettere alla comunione del nipotino. Poche persone collegano il sovrappeso a una profonda alterazione metabolica, organica e funzionale.

Il grasso ci infastidisce, ci “pesa”, ma non ci spaventa, fino al momento in cui il cardiologo di turno non ci avvisa che, se continuiamo così, potremmo avere serie complicazioni a livello cardiovascolare. Allora parte la corsa alla dieta più veloce, quasi sempre fai da te e completamente sbilanciata.

Ma che cosa è esattamente il grasso? E’ veramente solo un tessuto inerte, antiestetico e ingombrante o è anche un tessuto attivo in grado di alterare il nostro metabolismo, modificare la funzionalità dei nostri organi vitali e influenzare il nostro umore? Parlo di umore perché il grasso è qualcosa che ci fa soffrire perché ci causa spesso problemi psicologici anche molto seri.

Non a caso i disturbi dell’alimentazione sono definiti “sociopatie” con una base psicosomatica. Il grasso in eccesso ci toglie energia, lucidità mentale, funzionalità organica e metabolica e aumenta notevolmente il rischio di patologie non solo cardiovascolari, ma anche metaboliche come il diabete, osteoarticolari come l’artrite. Molto spesso l’aumento eccessivo di peso è il risultato dell’interazione tra geni obesogeni ereditati (la famosa familiarità) e un comportamento alimentare scorretto (cibo processato e in quantità eccessive). Ma i fattori che concorrono sono ben più numerosi.

Ad esempio, anche lo stress gioca un ruolo determinante in quanto comporta sempre un surplus di sintesi di ormoni come il cortisone e l’insulina che stimolano la lipogenesi, consumando una gran quantità di energie sottratte alle importanti funzioni vitali. Se la mente e il corpo vengono mantenuti in costante allarme entriamo di diritto in una condizione di “ipervigilanza”, uno stato che stimola anche l’accumulo di grassi.

Quando siamo in salute, esiste un sistema di regolazione chiamato “allostasi” che ci permette un costante adattamento con l’ambiente esterno. Ma quando le esigenze ambientali superano la nostra capacità di adattamento, l’equilibrio scompensa e iniziamo ad accumulare un carico definito allostatico che porta in tilt l’intero sistema corporeo, in primis il sistema nervoso centrale, il grande regolatore della nostra capacità di adattamento.

Così ci trasciniamo in una condizione di ipervigilanza e iposoddisfazione che favorisce proprio l’accumulo di grasso e la ritenzione di tossine sia endogene che esogene. Vi ricordo che a ogni stato d’animo è associata la sintesi di particolari ormoni. Nel caso della soddisfazione, l’ormone principe è la dopamina, un neurotrasmettitore che purtroppo non può essere immagazzinato e deve quindi essere costantemente prodotto.

Questo ci porta al bisogno di andare sempre alla ricerca di qualcosa che, gratificandoci e appagandoci, ne stimola la sintetizzazione. Il problema è che molto spesso, non trovando soddisfazione in ciò che viviamo nella giornata (lavoro, rapporti familiari, relazioni sentimentali ecc.) ci buttiamo su ciò che ci procura una soddisfazione immediata, anche se fittizia, come quella generata dalle sostanze contenute nel cibo spazzatura o ricco di zucchero.

Il nostro cibo è ricco ad esempio di esaltatori di sapidità, come il glutammato monosodico che induce il cervello alla ricerca sempre maggiore di quel tipo di sostanze, in grado di far saltare, tra l’altro, i meccanismi di regolazione del senso di sazietà e dell’appetito. Un altro fattore obesogenico proprio della nostra società è la perdita di ore di sonno, favorita da un errato stile di vita caratterizzato da ritmi sempre più soffocanti e scompensi emozionali che diventano delle vere e proprie fobie o ansie che accompagnano le nostre nottate insonni.

La privazione del sonno non solo ci condanna a una carenza energetica che ci toglierà efficienza fisica e lucidità mentale, ma diminuisce proprio il livello di leptina, l’ormone regolatore del senso di sazietà ed aumenta al contrario il livello di grelina, l’ormone che contribuisce ad aumentare l’appetito. Non dormiamo di notte e abbiamo più fame di giorno! La fame aumenta e con lei anche il nostro giro vita!

Ma facciamoci un esame di coscienza! Siamo proprio sicuri che quella sia una fame fisiologica? O è fame di gratificazioni mancate, fame di piaceri in grado di lenire le frustrazioni e le paure che ci accompagnano oramai quasi costantemente nelle nostre giornate? Non è possibile che il nostro sentirci realizzati e soddisfatti possa dipendere da una abitudine palesemente sbagliata, come quella di rimpinzarci dal mattino alla sera di cibo spazzatura.

Viviamo in una società che ci porta alla ricerca smodata di tutto ciò che ci viene venduto come gratificante, piacevole e appagante. Il troppo e gli eccessi sono diventati per molte persone delle vere e proprie abitudini. La quantità ha preso il posto della qualità, tutto a discapito ancora una volta della nostra salute.

Allora ridate al cibo il giusto ruolo: uno dei piaceri della vita che deve garantirci il giusto sostentamento per mantenerci in salute.

Redazione

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