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Sanità | 16 luglio 2021, 19:15

Rientro a scuola a settembre, il pediatra Conforti: “Più vaccini e meno banchi con le rotelle”

Secondo il medico, referente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri per l’area vaccini e malattie infettive, “non si esce da questa situazione con il solo vaccino. Bisognerà mantenere tutte le misure già in atto lo scorso anno scolastico

Rientro a scuola a settembre, il pediatra Conforti: “Più vaccini e meno banchi con le rotelle”

“Per il rientro a scuola in sicurezza servono vaccinazioni, mascherine e distanziamento. Più campagna vaccinale e meno banchi con le rotelle”. A tracciare questa linea di comportamento e a indicare questa strategia è Giorgio Conforti, pediatra di famiglia dal 1980, nonché presidente della sezione ligure della Società Italiana di Pediatria dal 2015 al 2019, e vice segretario regionale della Federazione Italiana Medici Pediatri e della sezione provinciale. Da sei anni è referente nazionale per la stessa Federazione, per l’area vaccini e malattie infettive.

“La didattica a settembre potrà essere al 100% in presenza, se tutti faremo uno sforzo in più attraverso gli strumenti che abbiamo a disposizione”. Di fine della pandemia non si parla ancora: è troppo alta, attualmente, l’incidenza della variante Delta e se si andrà avanti con queste proiezioni, purtroppo, a settembre la situazione potrebbe essere anche peggiore. Le uniche ‘armi’ sono i vaccini, e le regole che ci siamo dati già da tempo: “Lavarsi le mani, igienizzare il più possibile, indossare la mascherina al chiuso e mantenere il distanziamento. A scuola bisognerà comportarsi così anche l’anno prossimo”.

Dottor Conforti, come sta andando la campagna di vaccinazione per la fascia 12-18 anni?

“Il dato nazionale ci dice che, in Italia, un ragazzo su quattro in questa fascia si è sottoposto alla vaccinazione anti Covid-19, ricevendo almeno la prima dose. Si può certamente migliorare, anche perché certe regioni non sono ancora partite e lo faranno a settembre. La Liguria, dove la campagna per la fascia 12-18 anni è partita, ha dati anche superiori a questa media”.

Com’è l’atteggiamento di chi si accosta alla vaccinazione in questa fascia? E i genitori?

“C’è molto bisogno di rassicurare i genitori, e anche i ragazzi. Il rapporto di fiducia, in questo caso, incide moltissimo. Per questo, come pediatri, siamo sempre stati propensi alla vaccinazione presso i nostri studi, e non negli hub, che prima o poi andranno chiusi. Ma ci rendiamo conto che un vaccino come Pfizer, che ha bisogno di essere conservato a temperature molto basse, necessita di strutture adeguate. Ormai in questa fascia si somministra solo Pfizer”.

AstraZeneca è sparito dalla circolazione?

“Nella fascia dei giovanissimi si è scelto di non somministrarlo più. La situazione è cambiata radicalmente dopo il decesso di Camilla Canepa, la ragazza di Sestri Levante. Nel rispetto dei singoli casi e del dolore delle famiglie, vanno però chiariti alcuni aspetti. Ogni mese, l’Aifa, ovvero l’Agenzia Italiana del Farmaco, compila una lista di tutte le morti ‘sospette’ collegate alla somministrazione dei vaccini. A maggio il numero iniziale delle segnalazioni era di 174. Detta così può sembrare enorme. Bisogna considerare che chiunque può segnalare all’Aifa un decesso sospetto, così come qualsiasi effetto indesiderato. Ebbene, dopo tutte le verifiche da parte dell’Agenzia, le morti legate ai vaccini sono state ridotte a quattro. Su questo punto si fa spesso cattiva informazione: si cerca il caso, ma poi non si danno notizie sulle verifiche effettuate da Aifa”.

Quanto è importante la formazione su questi temi?

“Per noi pediatri è fondamentale. Abbiamo fatto moltissima formazione online, nei mesi scorsi, e ora finalmente anche in presenza. Tutto questo ci consente di poter dire che, appena sarà possibile, potremo fare la nostra parte presso gli ambulatori”.

Ma la vaccinazione per la fascia 12-18 è promossa molto meno, rispetto ad altre fasce.

“Si legge e si sente spesso che bisogna ‘inseguire’ gli over 60 non ancora vaccinati. Ha un senso: perché il Covid-19 può essere molto più pericoloso per quelle persone che sono già in età avanzata, mentre lo è molto meno per chi è più giovane. Ciò non significa, però, che i giovani possono stare tranquilli, al contrario. Abbiamo visto che i contagi stanno salendo proprio nelle fasce di età più basse. Questo magari non incide sulle ospedalizzazioni, ma sull’andamento dei contagi e della curva epidemiologica sì. Io vedo tanti giovani che hanno voglia di vaccinarsi, anche per sentirsi un po’ più liberi. Pure liberi di tornare a scuola in sicurezza. La strada giusta è questa”.

Che cosa ci aspetta a settembre?

“Non si esce da questa situazione, né si uscirà da questa situazione, con il solo vaccino. Bisognerà mantenere tutte le misure già in atto lo scorso anno scolastico. Ma occorre farlo assolutamente, perché un terzo anno di didattica a distanza non ce lo si può permettere. Le controindicazioni rispetto a una scuola dietro lo schermo di un computer sono moltissime. Negli Stati Uniti, ad esempio, negli ultimi tempi sono aumentati del 51% i casi di suicidi tra i ragazzi legati a situazioni di isolamento e di mancanza di socialità. Quindi, torno a ripeterlo: combattiamo con le armi che abbiamo a disposizione e soltanto così ne usciremo”.

Alberto Bruzzone

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