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Attualità | 14 agosto 2021, 13:17

Paolo Tosa succede a Franco Ravera alla guida della gente del Morandi: “Sempre vicini a quelle zone e alla popolazione”

È l’unico dei 602 sfollati ad aver lavorato al nuovo ponte San Giorgio, molti ora abitano nel levante cittadino ma il cuore resta in Valpolcevera per essere insieme ai residenti nelle lotte contro degrado, disagio e treni sotto casa

Paolo Tosa succede a Franco Ravera alla guida della gente del Morandi: “Sempre vicini a quelle zone e alla popolazione”

Paolo Tosa, 62 anni, pensionato dell’Istituto italiano della saldatura dove ha lavorato per 40 anni, è il nuovo presidente dell’associazione ‘Quelli del ponte Morandi’, naturale evoluzione del Comitato sfollati della zona rossa: succede allo storico presidente Franco Ravera che ha guidato il Comitato nei difficilissimi momenti post crollo; ma Tosa è anche figura particolare perché è l’unico tra i 602 sfollati delle 250 famiglie di via Porro ad essere stato tra i costruttori del nuovo ponte San Giorgio, proprio in funzione del suo mestiere di saldatore, un’unicità non da poco e che Paolo sente nell’anima.

“Abbiamo voluto proseguire l’impegno del Comitato sorto per gestire l’emergenza abitativa, per parlare con le istituzioni - afferma - finché lo Stato non ha pagato le case, trovato una sistemazione a chi non aveva più abitazione. Ora il nostro impegno è stare vicini al territorio, alla Valpolcevera. Sempre. Ho partecipato con tutti a manifestazioni per il problema dei treni a Certosa, contro i depositi chimici in porto. Vogliamo aiutare quella parte di Genova dove sono stato così a lungo”. Ora infatti Tosa sta a Sturla, parte levante di Genova ed opposta a Certosa e zona ponte. “Quando siamo stati sfollati ho dormito alcuni giorni da un parente - racconta - e poi a lungo in albergo e quindi in un dignitoso bilocale arredato, sempre nel levante cittadino. Il Comune ci ha dato un elenco di case dove potevano andare e io ne ho scelta una non lontana dal primo bilocale”.

Esperienza di vita non facile, che permette a Tosa d'essere degno presidente dell’associazione pur non vivendo più nella zona del crollo; e la vicinanza sua e dell’associazione è quanto mai attiva dal momento che gli ex sfollati hanno cuore generoso, avendo fatto diverse donazioni alla zona da cui sono stati forzatamente allontanati dalla più grande tragedia autostradale che la storia italiana ricordi. “Abbiamo donato un’ambulanza alla Croce Rosa Rivarolese, che ci è sempre stata vicina, dal primo giorno del crollo. Oltreché un’opera buona è anche qualcosa di utile per la cittadinanza, che necessita di questi mezzi di emergenza. Quindi abbiamo donato tre lavagne multimediali alla scuola Ariosto e una cospicua somma alla scuola materna Firpo di Sampierdarena per materiale didattico e realizzare un giardino verde dove possano giocare i piccoli, con cerimonie di donazione che saranno fatte a settembre”.

“Non importa che io abiti non più in quella zona - dice Tosa - e che abbia trascorso questi anni con senso di precarietà. Oggi bisogna guardare avanti. Importante si realizzi il Memoriale dedicato alle vittime, che non si dovranno mai dimenticare. Inizialmente ci sono stati sentimenti di rabbia. Ora si sono attenuati; la vita va avanti e dobbiamo pensare alla ricostruzione. Felice di aver lavorato a quel nuovo ponte, che ha riunito una città e una regione. Un segno di rinascita e unità”. Da parte sua Franco Ravera assicura che Tosa è suo ottimo successore e che l’impegno per la zona risale a ben prima del crollo. “Dal 2006 - ricorda - quando formammo un comitato a rappresentare la comunità. All’epoca avevamo saputo che si pensava a raddoppiare il Morandi con lavori della durata di sette anni. Una volta realizzata questa nuova struttura, nel giro di tre anni, sarebbe stato abbattuto ponte Morandi”. La tragedia ha fatto l’incredibile invece.

Dino Frambati

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