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Cronaca | 13 ottobre 2021, 11:45

Porto di Genova: Psa e Porto Petroli pagheranno i tamponi ai lavoratori, no dalle imprese di autotrasporto "Non possiamo permettercelo", e per il 15 si teme il caos

La questione tamponi si intreccia con un'altra delicata che riguarda il caos di queste ore nel porto di Pra, dove gli autotrasportatori sono fermi da quasi 48 ore. Oggi sono fermi in 700

Porto di Genova: Psa e Porto Petroli pagheranno i tamponi ai lavoratori, no dalle imprese di autotrasporto "Non possiamo permettercelo", e per il 15 si teme il caos

Si teme il caos ai varchi portuali il 15 ottobre, giorno in cui entrerà in vigore l'obbligo di green pass per tutti i lavoratori. Tra coloro che compongono la filiera del porto di Genova circa il 20 per cento non sono vaccinati, e chiedono che le aziende applichino la circolare del ministero dell'Interno che prevede la possibilità che a pagare i tamponi siano le aziende, alcune delle quali hanno dato la propria disponibilità, proprio per evitare scioperi e blocchi che rischierebbero di provocare la paralisi del paese, che, ricordano i sindacati, ha una capacità di stock di quindici giorni.

Questa mattina se ne è parlato a un incontro in prefettura, convocato proprio per discutere della questione alla vigilia dell'entrata in vigore del decreto che imporrà l'obbligo di green pass.

"La situazione in vista del 15 - ha dichiarato all'uscita Roberto Gulli, segretario generale Uiltrasporti Liguria - dal nostro punto di vista sarà molto difficile in tutta la filiera della logistica. Tenuto conto che il vaccino è la prima arma di contrasto rispetto al covid, rispettiamo coloro che hanno deciso di non vaccinarsi. Detto questo c'è l'arma del tampone, che in questo caso è reso obbligatorio per andare a lavorare, ma noi diciamo che il costo del tampone non debba essere a carico dei lavoratori, ma del sistema, che può essere il datore di lavoro o lo Stato, magari anche attraverso l'utilizzo del credito di imposta. Sono tutte proposte che abbiamo fatto oggi al tavolo prefettizio e inoltre abbiamo chiesto hub all'interno della cinta portuale per permettere agli autotrasportatori di poter fare il tampone qualora non fossero vaccinati, per semplificare la movimentazione della merce".

Alcune aziende, dicevamo, hanno dato la disponibilità a pagare il tampone ai lavoratori, ma dagli autotrasportatori, anche loro presenti alla riunione, è arrivato il no.

"Purtroppo - continua Gulli - non c'è stata apertura da parte delle imprese di autotrasporto alla soluzione di questo problema, diverse aziende terminalistiche hanno deciso di pagare il tampone, ne cito un paio: Psa e Porto Petroli, ma probabilmente anche altre aziende faranno questo percorso, banalmente perché si rendono conto che i costi derivanti dai disservizi sono ampiamente superiori rispetto al costo del tampone".

A riassumere il punto di vista delle aziende di autotrasporto ci ha pensato Gioacchino D'Andria, presidente Fai Genova: "Noi abbiamo condiviso la strategia per quanto riguarda i siti che andranno posizionati al di fuori del porto per agevolare chi deve fare il tampone per accedere in porto. La problematica più importante è quella relativa alla parte economica, perché a livello ministeriale non è stato ancora precisato chi deve pagare il tampone. A livello indicativo c'è una volontà di farlo pagare al soggetto che deve farlo, ma noi conosciamo la situazione dei portuali e delle piccole aziende che non hanno la capacità economica di far fronte a questo costo. Per quanto riguarda l'autotrasporto, nello specifico bisogna tenere conto che l'80 per cento sono piccolissime aziende, se non addirittura monoveicolari. Questi soggetti da anni sono alla fame, perché non vengono remunerati rispetto ai costi che affrontano per fare i viaggi, quindi la possibilità di chiedere il contributo a queste aziende sarà impossibile. Le aziende più grosse se vorranno potranno contribuire per lenire la situazione, ma alle piccolissime aziende non si può chiedere nulla".

La questione tamponi si intreccia con un'altra delicata che riguarda il caos di queste ore nel porto di Pra, dove gli autotrasportatori sono fermi da quasi 48 ore. Dal 15 la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.

"C'è una grossissima preoccupazione - spiega D'Andria - già oggi è in atto a Voltri un fermo di circa 700 macchine, perché sono stressati dalla situazione delle attese, hanno chiesto, associandosi alle richieste di noi associazioni, di velocizzare le procedure di entrata e uscita dal porto. In questo momento la situazione si è acuita, perché l'altro ieri abbiamo avuto lo sciopero di un giorno, più due ore di sciopero di Cgil, Cisl e Uil. E' diventata una situazione insostenibile e quindi si sono fermati. La mia preoccupazione è che venerdì probabilmente a questi soggetti si aggiungeranno le persone che hanno la problematica del green pass. A quel punto io non immagino che cosa possa avvenire e quando si potrà rimettere la situazione nella normalità. Credo che saremo chiamati come associazioni dalla direzione di Voltri per trovare una mediazione e ricominciare a lavorare".

Alla situazione dei lavoratori che vorrebbero il tampone gratuito si aggiunge quella, non trascurabile dei lavoratori che rifiutano anche di sottoporsi al test, come ricorda Roberto Gulli. "Noi sappiamo che il 20 per cento dei lavoratori per ogni azienda non è vaccinato, quindi dovrà fare il tampone. Riteniamo che un'ulteriore parte di queste persone non è intenzionata neanche a fare il tampone, quindi i disservizi ci saranno in automatico. Il blocco della filiera della logistica nel nostro Paese inevitabilmente provoca un rallentamento degli approvvigionamenti, non parliamo solamente del porto, perché poi la merce viene caricata, scaricata, portata nei magazzini e da lì al supermercato. Ricordiamo che il nostro paese ha una capacità di stock di quindici giorni, a essere larghi, quindi abbiamo il fiato corto sotto questo aspetto. Questi rallentamenti provocheranno sicuramente problemi di approvvigionamento".

Francesco Li Noce

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