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Attualità | 21 novembre 2021, 18:39

Giorgio Venturelli e Danilo Marchello premiati al Turio Copello 2020. Riconoscimenti alla carriera per Cristina Busi, Mario Cresci e Franco Lecca

La cerimonia si è svolta alla Società Economica di Chiavari. Cristina Busi è una gallerista d’arte, mentre Mario Cresci un famoso fotografo e Franco Lecca un direttore della fotografia per il cinema

Giorgio Venturelli e Danilo Marchello premiati al Turio Copello 2020. Riconoscimenti alla carriera per Cristina Busi, Mario Cresci e Franco Lecca

Ritorna a Chiavari, con una cerimonia finalmente in presenza, dopo la lunga emergenza sanitaria, uno dei momenti più importanti e da sempre più attesi della vita culturale e delle tradizioni cittadine: vale a dire, la cerimonia di conferimento del Premio Turio Copello. L’appuntamento, come sempre organizzato dalla Società Economica, si è svolto ieri, presso la Sala Ghio Schiffini di via Ravaschieri.

Qui si sono incontrati i vincitori dell’edizione 2020, perché, come spiega Franco Cavagnaro, presidente della commissione giudicatrice, “nel 2020 abbiamo dovuto rinviare la premiazione a causa dell’emergenza Covid-19, mentre per l’anno 2021 il premio non è stato assegnato, sempre a causa dell’emergenza sanitaria”. Nel corso della cerimonia, anche la musica dal vivo a cura di Elena Bellinzona alla chitarra classica e di Giovanni Battista Costa al clarinetto.

Come noto, il Premio Turio Copello è espressione delle volontà testamentarie della signora Teresa Brignardello vedova Turio nel 1872 e della signora Maria Rosa Cassani vedova Copello nel 1959, ed è nato con l’obiettivo di premiare il migliore artista e artigiano a suo tempo tra gli espositori della Mostra del Tigullio. Poi, più recentemente, il Premio è stato assegnato agli artisti e artigiani del territorio che si sono distinti per la loro opera. Il riconoscimento consiste in una medaglia il cui conio (inciso dal Putinati nel 1825) riporta il logo della Società Economica di Chiavari ideato da Ennio Quirino Visconti e Giuseppe Maria Solari nel 1798.

L’attuale commissione giudicante (che resta in carica per quattro anni) è formata da: Franco Casoni, Mario Rocca, Bruno Ronco, Marco Laneri, Vittoria Gozzi. Ne faceva parte anche il sindaco Marco Di Capua.

In questa edizione, ci sono tre premi alla carriera, una medaglia d’oro per la sezione artigianato e una medaglia d’oro per la sezione arte. I tre premi speciali sono per Cristina Busi, Mario Cresci e Franco Lecca, mentre i premi di sezione sono per Giorgio Venturelli (artigianato) e per Danilo Marchello (arte).

Di particolare rilievo, il ritorno sulla scena chiavarese di due personaggi che hanno avuto enorme successo a livello nazionale: il fotografo Mario Cresci e il direttore della fotografia Franco Lecca. Classe 1942, Cresci oggi vive a Bergamo, ma ha girato veramente tutto il mondo e respirato le ‘tante Italie’ dove si è trovato a stare, sia per motivi lavorativi che familiari che, ancor prima, di formazione e di studio. E pensare che tutto è partito da Chiavari, la città dove è nato agli inizi degli anni Quaranta e dove ha compiuto i suoi primi studi.

“Dopo le scuole elementari, andai a frequentare la Scuola d’Arte, il cui preside di allora era Virginio Della Rovere. È stato un momento importantissimo nella mia formazione. Studiavamo sì le varie arti, ma le mettevamo anche in pratica attraverso dei laboratori, specialmente al pomeriggio. Era una scuola del fare, oltre che dell’apprendere”, ricorda Cresci, che aggiunge: “A Chiavari ci fu il mio primissimo contatto con il mondo della fotografia: fu a una mostra sui campi di concentramento, che a quei tempi era stata organizzata in città dal Partito Comunista. Il mio primo impatto con la fotografia fu abbastanza forte, perché le immagini di quegli orrori mi entrarono dentro come un pugno nello stomaco. Ancora non sapevo che avrei intrapreso quella strada, che quella sarebbe stata la mia professione”.

Mario Cresci era presente alla Società Economica, mentre Franco Lecca si è collegato in remoto. Diplomatosi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, nel biennio 1964/1966, nella sezione ‘Ripresa Cinematografica’, risiede nella Capitale ed è ancora attivissimo, oltre che nella settima arte, anche nell’insegnamento, dove prova a trasmettere alle nuove generazioni tutta la sua esperienza: attualmente, è docente nella sezione ‘Fotografia Cinematografica’ della Scuola Gian Maria Volontè di Roma. Della Liguria dice: “I miei genitori erano sardi e hanno parlato in sardo per tutta la loro vita in una bellissima casa ligure dove hanno vissuto fino al giorno della loro morte: sono sepolti nel cimitero di Ri Alto. Premetto questo fatto per me importantissimo per dire che la Liguria è il luogo del mio ritorno, e dei ricordi nel presente di oggi, nei luoghi che ho profondamente amato, le belle colline a ulivi, i boschi, i castagneti dell’entroterra, il fiume Entella e le amicizie giovanili, il mare dove ho navigato più di un anno imbarcato su petroliera in giro per il mondo, visto che mi sono diplomato al Nautico di Camogli sezione Macchina. Insomma, sono stato un ligure anomalo e nomade fra tutti gli amici dispersi, mentre da una vita continua l’amicizia con Luigi Grande, un vero pittore del quale in diverse occasioni ho scritto testi di presentazione alle sue mostre”.

 

Alberto Bruzzone

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