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Eventi | 05 gennaio 2022, 17:44

Carlo Felice, il 2022 si apre con 'Ritratti Americani'

La programmazione concertistica del Teatro Carlo Felice di Genova, nel 2022, si apre sabato 8 gennaio, alle ore 20.00 con il primo di due Ritratti americani, due appuntamenti sinfonici concepiti dal Teatro ad anticipazione e in preparazione all’ascolto de Trouble in Tahiti

Carlo Felice, il 2022 si apre con 'Ritratti Americani'

La programmazione concertistica del Teatro Carlo Felice di Genova, nel 2022, si apre sabato 8 gennaio, alle ore 20.00 con il primo di due Ritratti americani, due appuntamenti sinfonici concepiti dal Teatro ad anticipazione e in preparazione all’ascolto de Trouble in Tahiti, l’opera di Leonard Bernstein che debutterà il 28 gennaio, in dittico con La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi. Diretta da Wayne Marshall, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice interpreta brani di quattro compositori che rappresentano altrettanti volti della società e della cultura musicale statunitense e americana del XX e XXI secolo: Aaron Copland, con El Salón México,  John Adams, con Short Ride in a Fast Machine e The Chairman Dances, Leonard Slatkin, con Kinah, in prima esecuzione italiana, e Duke Ellington con The Nutcracker Suite, eseguita “in dittico” con la Suite dal balletto Lo Schiaccianoci op. 71/a di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Short Ride in a Fast Machine (1985), capolavoro minimalista di John Adams (Worcester, Massachusetts, 1947 - ), è una fanfara orchestrale di grande impatto coloristico che evoca l'eccitazione e il brivido di una corsa a tarda notte su di un'auto sportiva. Il pezzo è stato composto nel 1986 ad apertura del festival estivo della Pittsburgh Symphony. Da quel momento è diventato una delle composizioni più eseguite e dei maggiori successi di Adams. The Chairman Dances è un "foxtrot per orchestra" che Adams ha composto mentre lavorava all’opera Nixon in Cina. Spiega il compositore: “La musica non è parte dell'opera (che è sia stilisticamente sia strumentalmente molto diversa), ma piuttosto una risposta separata – puramente musicale – all'immagine irresistibile di un giovane Mao Tse-Tung che danza il foxtrot con la sua amante Chiang Ch'ing, ex regina dei film di serie B e futura Madame Mao, la mente e lo spirito dietro la Rivoluzione Culturale, membro stridente e non riabilitato della Banda dei Quattro”. Fedele all'epoca della sua composizione, la musica combina iterazioni minimaliste e inflessioni pseudo jazz con un’orchestrazione dai colori sgargianti.

In prima esecuzione italiana, il brano del compositore e direttore Leonard Slatkin Kinah, per ensemble orchestrale (percussioni metalliche, due arpe, celesta, pianoforte, quattro corni e archi, oltre a strumenti fuori scena tra cui un flicorno, una tromba, un violino e un violoncello) è stato scritto nel 2015 e porta la dedica alla memoria dei genitori: il violinisita Felix Slatkin e la violoncellista Eleanor Aller, la cui esecuzione del “Doppio” Concerto di Brahms, prevista a Los Angeles nei primi giorni del febbraio 1963 ma mai avvenuta, per via dell’improvvisa morte del padre, risuona virtualmente lungo l’intera composizione, di carattere elegiaco (“Kinah” essendo il termine in ebraico per “elegia”).

Tra i numerosi viaggi compiuti da Aaron Copland (New York, NY, 1900 - 1990), compositore “americano” in senso geografico e culturale forse più completo, il primo in Messico fu nel 1932, su sollecitazione dell’amico Carlos Chávez, influente compositore e direttore d'orchestra messicano. Assieme alla Short Symphony, la composizione sinfonica in un movimento El Salón México fu un altro ricordo di quel viaggio e un'opera fondamentale nel determinare l’atteggiamento e l’uso di Copland della musica folk e popolare. Il lavoro, completato nel 1936 e diretto in prima assoluta dallo steso Chávez registra le esperienze del compositore in una famosa sala da ballo messicana, che mescola in un mix spumeggiante con frammenti di autentiche canzoni messicane recuperate successivamente in alcune miscellanee antologiche pubblicate. "Tutto ciò che potevo sperare di fare era riflettere il Messico dei turisti, scriveva Copland, perché in quel luogo si sentiva, in modo molto naturale e spontaneo, uno stretto contatto con il popolo messicano. Non è tanto la musica quanto lo spirito che vi ho avvertito, e che mi ha attratto, ciò che spero di aver messo nella mia musica".

La Suite dal balletto Lo schiaccianoci op. 71/a di Pëtr Il'ič Čajkovski fu eseguita a San Pietroburgo nel 1892, in una anticipazione al pubblico di alcuni numeri del balletto (op.71) che avrebbe debuttato da li a poco al Teatro Marinskij: l'Ouverture-miniature, ad apertura del balletto, alcune Danze caratteristiche (Marcia, Danza della Fata dei confetti, Danza russa - Trépak, Danza araba, Danza cinese, Danza dei mirlitons) e il Valzer dei fiori in re maggiore. Sarà eseguita in dittico con l’omaggio rivoltole da Duke Ellington (Washington DC, 1899 – New York 1974) assieme a Billy Strayhorn nel 33 giri di Duke Ellington and His Orchestra, apparso per la label Columbia nel 1960, The Nutcraker Suite, in nove movimenti (Overture, Toot Toot Tootie Toot. Dance of the Reed-Pipes, Peanut Brittle Brigade. March, Sugar Rum Cherry. Dance of the Sugar-Plum Fairy, Entr’acte, Volga Vouty. Russian dance, Chinoiserie. Chinese Dance, Danse of the Floreadores. Waltz of the Flowers, Arabesque Cookie. Arabian Dance). Il brano condivide con l’”originale” i tratti dell’eleganza, che Čajkovskij deriva dal classicismo di Mozart e Haydn, ed Ellington da uno swing calibrato e la grande varietà di atmosfere musicali (applicate a uno stesso oggetto drammaturgico “esotico”), al servizio, nel primo caso, del virtuosismo dei danzatori e, nel secondo, dei membri dell’orchestra. La facilità melodica espressa da Čajkovskij nel balletto, cent'anni prima, è solo uno dei tratti che da sempre affascina in particolare il mondo del jazz. L'atmosfera incantata e i tratti fiabeschi della trama originale di T. A. Hoffmann, dai risvolti vagamente inquietanti (seppure siano risultino “filtrati”, nella versione di Alexandre Dumas padre), fanno inoltre parte del fascino che il balletto, coreografato da Marius Petipa, esercita da sempre sul pubblico americano che l’ha eletto a titolo teatrale natalizio per eccellenza.

Redazione

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