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Economia | 25 gennaio 2022, 09:17

Peste suina, viaggio nell'allevamento Limassola di Rossiglione: "Viviamo nell'incertezza, colpita una fetta del nostro mercato" (FOTO e VIDEO)

A parlare a La Voce di Genova è Vittorio Olivieri, titolare dell’azienda agricola Limassola, a Rossiglione, una piccola impresa a conduzione familiare nel pieno della cosiddetta zona rossa

Peste suina, viaggio nell'allevamento Limassola di Rossiglione: "Viviamo nell'incertezza, colpita una fetta del nostro mercato" (FOTO e VIDEO)

Siamo preoccupati per il futuro dell’azienda perché quando si taglia parti di reddito, anche se piccole, a fine anno si contano tutte”. A parlare a La Voce di Genova è Vittorio Olivieri, titolare dell’azienda agricola Limassola, a Rossiglione, una piccola impresa a conduzione familiare nel pieno della cosiddetta zona rossa, ovvero quella interdetta dall’ordinanza ministeriale a causa dell’epidemia di peste suina.

Qui Vittorio e la sua famiglia allevano animali da carne, principalmente bovini, ma anche maiali. Ne hanno una decina di cui quattro già pronti alla macellazione, ma al momento è tutto bloccato in attesa della decisione dell’Asl sulla loro sorte. L’ordinanza della Regione prevede infatti che tutti i maiali all’interno della zona rossa vadano abbattuti per impedire il diffondersi della peste suina. Quello di Vittorio non è però un allevamento allo stato brado o semibrado, ma un allevamento convenzionale. I suoi maiali si trovano all’interno di un capannone da dove non entrano a contatto con i numerosi cinghiali nella zona.

La stalla l’abbiamo chiusa, i maiali non possono uscire. – spiega - Un domani, quando sapremo se potremo continuare ad allevare i maiali andrà fatta un’ulteriore recinzione staccata qualche metro dalla struttura che c’è adesso, così i maiali potranno uscire nel loro paddock e non potranno andare a contatto con i cinghiali”.

Quello che Vittorio teme è che il ciclo si interrompa, perché pur calcolando un ristoro per i capi che perderà, il difficile sarà riprendere la produzione.

Noi siamo preoccupati perché, pur non avendo grandi numeri la parte della carne suina è una bella fetta del nostro lavoro. Non sappiamo se ci sarà la possibilità di poterne allevare ancora, perché dipende anche da quello che bisognerà fare, se ne varrà la pena, se potrà essere fatto”, spiega.

Sui ristori, - continua - io mi auguro, ma immagino di sì, che ci sia gente molto più preparata di me nel calcolarli, perché sarebbe ridicolo calcolare un maiale 100 euro. Il danno va visto in ottica futura, bisogna vedere quando riusciamo a rimetterli dentro, quanti ne avremo potuti macellare e quanta gente sarebbe venuta a comprare i nostri salami. Qui passa la persona che compra il salame e poi compra la carne di bovino, o viceversa. Ci manca una fetta di mercato e non sappiamo per quanto, perché noi oggi non possiamo mettere dentro maialini che non cresceranno nella nostra azienda e domani non ce li avremo da macellare. Il giorno che ci diranno che si potrà iniziare di nuovo ad allevare i maiali ci vorranno comunque sei, otto, dieci mesi per iniziare a macellare di nuovo”.

Il vicino Piemonte - la sua azienda dista appena tre chilometri dal confine – ha previsto che gli animali da abbattere siano solo quelli allevati in stato brado o semibrado. L’ordinanza regionale ligure prevede l’abbattimento dei capi anche negli allevamenti familiari.

Mi auguro una linea uguale per tutti, Piemonte e Lombardia. Siamo in Italia, noi siamo a tre chilometri al confine con il Piemonte e mi sembra assurdo che qua si faccia in un modo e là in un altro. Se il rischio c’è, c’è per tutti”, commenta l'allevatore, che per quanto riguarda il mercato, racconta di una diminuzione della domanda di carne.

Sicuramente adesso è un momento difficile a livello di vendita perché per la peste, anche se è stato detto che non infetta l’uomo, un po’ di paura nella clientela si nota”.

Redazione

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