Il Comitato mantiene le promesse e scende in piazza, per la seconda volta praticamente in una settimana. Dopo, infatti, il volantinaggio di sabato, il Comitato dei Liberi Cittadini di Certosa, unione di persone simbolo delle barricate pro quartiere contro cantieri invasivi e treni davanti a casa, torna in strada per chiedere i propri diritti.
L’appuntamento è fissato per sabato 12 febbraio alle 9,45 presso il parcheggio Filea. “Noi abbiamo fatto delle domande, ma nessuno ci dato risposte”, lamenta il presidente D’Agostino, che allora annuncia come la gente della zona abbia dissotterrato l’ascia di guerra e faccia sul serio.
“Ora bisogna muoversi - invoca il presidente - bisogna essere in tanti e soprattutto rumorosi. Lo avevamo preannunciato in questi giorni, ed ora eccoci pronti a scendere in piazza a difesa delle nostre richieste finora inascoltate”.
Il programma della vivace mattinata di Certosa prosegue indicando come, alle 10,30, partirà il corteo che si snoderà lungo il quartiere, attraversando via Mansueto, via Vedovi, via Aulo Persio, via Ariosto, via Brin, via Canepari e via Jori per arrivare infine in via Piombino.
Qui ci sarà il fatidico “rompete le righe” e la manifestazione sarà conclusa. Un ulteriore passo e una delle tante iniziative che stanno contraddistinguendo la vita di Certosa dove i nodi del contendere sono non pochi e tutti anche abbastanza complessi. I cantieri che dureranno anni, in una zona già compromessa quanto a traffico e servitù, e ultimati i lavori attualmente in corso, si porrà il problema del transito dei convogli ferroviari che, secondo i residenti, turberanno il regolare prosieguo della loro vita, visto che passeranno davanti a finestre, palazzi, in mezzo alle case, accanto a scuole e persino sotto l'ospedale Villa Scassi. Un quadro inaccettabile per la gente del posto che ormai quasi ogni giorno organizza proteste e manifestazioni.
“Non siamo assolutamente contrari al progresso e siamo d’accordo sul fatto che il Porto sia la risorsa principale di una città. Nessuno dubiti di questo o ci attribuisca pensieri che non abbiamo; ma vogliamo però convivere con un quartiere tranquillo e giusta dignità di vita. Come è nostro diritto”, affermano.














