A Genova il Movimento Cinque Stelle ha perso ogni spinta propulsiva. Con un misero 4,47% riesce ad eleggere un solo consigliere comunale che, con ogni probabilità, sarà Luca Pirondini. Nulla in confronto a cinque anni fa quando il movimento, oggi guidato da Giuseppe Conte, aveva ottenuto il 18,37%.
A poco è servito l’arrivo nel capoluogo ligure di Conte appunto che gode ancora di un buon gradimento a livello personale. In tutta la Penisola il Movimento sta attraversando un periodo di grande crisi, diviso al suo interno tra ala governista e chi invece vorrebbe un ritorno alle origini e al “vaffa”. Una crisi che si riflette inevitabilmente nei voti ottenuti in questa tornata elettorale. A Genova tutto sommato il M5S ottiene un risultato positivo se confrontato con altre città: il 4,47% genovese è il secondo miglior risultato dopo Carrara dove si attesta al 5,22%.
Nel resto d’Italia solo peggio: il 4,16% a Taranto, sopra il 3% a Alessandria ed Asti, sopra il 2% a Riccione e Piacenza ed infine intorno all’1% a Padova, Pistoia, Cuneo, Lodi, Frosinone e Viterbo. Il punto più basso è stato toccato a L’Aquila dove è stato raccolto un misero 0,84%.
Insomma l’emorragia di voti è evidente e, nonostante il risultato negativo a Genova, qui il M5S può tirare un sospiro di sollievo. Resta però chiaro che alla maggior parte elettori grillini non è piaciuto il cambiamento di questi ultimi anni, sempre più lontano dal Movimento d’opposizione, duro e puro contro la casta. Il dover governare e scendere inevitabilmente a compromessi è costato caro, ancor più caro che ad altri partiti o movimenti perché, fin dalla sua nascita, i 5s hanno fatto propria la bandiera dell’incorruttibilità e del non compromesso al ribasso. Ma governare significa anche dialogare e confrontarsi con le altre parti e, in alcuni casi, scendere a compromessi per ottenere dei risultati. I grillini di oggi dovranno fare i conti con questa lezione se vorranno sopravvivere politicamente.














