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Politica | 22 settembre 2022, 13:06

Il governo Draghi si chiude senza la firma sulla Gronda, Giovannini: "Iter in ritardo", Toti: "Ce ne siamo accorti"

"Condizionamenti politici? - commenta il presidente della Regione - Non servono Poirot e Sherlock Holmes per capire perché la Gronda non sia partita"

Il governo Draghi si chiude senza la firma sulla Gronda, Giovannini: "Iter in ritardo", Toti: "Ce ne siamo accorti"

Tutto fermo sul fronte Gronda. Il governo è infatti ancora in attesa del parere del comitato scientifico che sta valutando il progetto sul piano tecnico e ambientale. L'esecutivo uscente manca quindi la firma per l'avvio dei lavori, obiettivo del ministro alle infrastrutture Enrico Giovannini, che questa mattina ne ha parlato a margine della conferenza stampa sul salone nautico.

Il progetto è di molti anni fa, - ha commentato - doveva essere verificato sul piano tecnico e ambientale. Questo sta avvenendo con il comitato scientifico, aspettiamo la risposta del comitato. Dal punto di vista del ministero c'è stato l'impegno a procedere in questa direzione, l'ho detto più volte. Leggo sui giornali che ci sono condizionamenti politici, credo di avere dimostrato in questo anno e mezzo di essere molto interessato alla realizzazione di tutte le infrastrutture, sia quelle ferroviarie, che portuali e stradali. L'iter è in corso, ha preso certamente qualche mese in più rispetto a quello che si immaginava”.

Iter in corso, ma l'ok non arriverà da questo governo, che dopo le elezioni resterà in carica per alcune settimane: “Al momento l'iter è in mano al comitato che ci deve indicare se tutto il progetto è rispettoso delle norme tecniche e anche rispetto al punto di vista degli standard ambientali”, ribadisce Giovannini che smentisce la tesi dell'aumento dei costi: “Il problema dell'aumento dei costi non c'è perché il governo ha definito, in generale per le opere del Pnrr dei meccanismi di adeguamento dei prezzi ai nuovi costi, sia perché nell'ambito dell'adeguamento dei rapporti concessori, ci sono meccanismi di legge che riconoscono tutto questo”.

Non si è fatta attendere la replica del presidente della Regione Giovanni Toti: “Ce n'eravamo accorti che il progetto fosse fermo. La firma non arriverà sicuramente da questo governo che domenica conclude il suo ciclo, anche se resterà in carica per i prossimi giorni per disbrigare il passaggio delle consegne. Mi auguro che sia il primo atto del nuovo ministro di qualsiasi governo vada a Roma oggi. Di sicuro sulla Gronda, e lo abbiamo sentito anche in questa campagna elettorale, c'è uno spettro di considerazioni delle forze politiche molto variegato, bisognerebbe parlare con chiarezza, c'è un pezzo di politica, e io credo di esserne un rappresentante, che ha detto sì alla Gronda senza se e senza ma, c'è chi dice sì, ma, e poi chi dice sì alla Gronda, ma non ha il coraggio di andare fino in fondo nelle sue determinazioni perché abituato a infiniti dibattiti pubblici, a una palude in cui tutto si ferma, a schivare le responsabilità, io spero che da lunedì questo paese cambi verso”.

Penso – conclude Toti rispondendo a una domanda sui condizionamenti politici che avrebbero condizionato il ministro Giovannini – che sentire parlare Conte nelle ultime ore sia piuttosto chiaro, non servono Poirot e Sherlock Holmes per capire per quale ragione la Gronda non è ancora partita”.

Francesco Li Noce


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