Le immagini degli insulti davanti al Tower Genova Airport Hotel & Conference Center continuano a far discutere. Dopo la protesta contro l’iniziativa dell’ultradestra ospitata nella struttura e le parole urlate contro chi rappresentava le istituzioni, il confronto si sposta ora su un piano più ampio. Così, il presidente del Municipio VI Medio Ponente Fabio Ceraudo, torna a prendere posizione e lo fa con toni ancora più netti, 'trasformando' quanto accaduto fuori dall’hotel in una riflessione sulla memoria cittadina, sulla legalità e sulle responsabilità della politica.
“Quanto accaduto al Tower Genova Airport Hotel & Conference Center non è una semplice ‘disavventura’. È il segnale che certe ombre del passato stanno provando a rialzare la testa, e che a Genova, soprattutto nel Ponente operaio e resistente, non troveranno mai terreno fertile”, scrive.
Nel mirino l’incontro organizzato da CasaPound e altri gruppi dell’estrema destra, che, secondo quanto afferma, avrebbero prenotato con nome falso l’auditorium per parlare di “remigrazione”:“Una parola che finge neutralità, ma che in realtà nasconde un’idea antistorica, discriminatoria e incompatibile con la Costituzione nata dalla lotta partigiana”.
Il presidente rivendica la sua presenza fuori dall’hotel insieme ad altri rappresentanti istituzionali: “Quando mi sono presentato fuori dall’hotel, insieme ad altri rappresentanti delle istituzioni, per ribadire con fermezza la posizione democratica del nostro territorio, sono stato sommerso da insulti violenti”, afferma. E aggiunge: “Lo si vede chiaramente nei video dei giornalisti presenti: parole d’odio, sputate in faccia a chi rappresenta una comunità che non dimentica la propria storia. Parole che, per un attimo, hanno rischiato di trasformarsi in aggressione fisica”.
Nel suo intervento Ceraudo amplia il campo dello scontro e punta il dito contro una parte della politica locale: “Una parte della politica locale continua a trincerarsi dietro a una lettura distorta della ‘libertà di espressione’, dietro ‘sorrisini’ ed evitando accuratamente di condannare con forza queste manifestazioni neofasciste”. E ancora: “C’è chi minimizza, chi giustifica, chi relativizza. E c’è perfino chi arriva a capovolgere la realtà, definendo ‘provocatore’ chi difende la democrazia e la legalità, mentre tace davanti a chi mi ha urlato in faccia ‘mafioso’”.
Poi il passaggio più netto sul piano giuridico: “L’apologia di fascismo e il tentativo di riorganizzare il partito fascista, sotto qualsiasi forma o denominazione, sono reato. Non è un’opinione. È legge”.
Non manca un riferimento alla sindaca Silvia Salis, che Ceraudo ringrazia pubblicamente: “È stato importante che la Sindaca Silvia Salis abbia preso una posizione netta, limpida, inequivocabile. In un momento in cui troppi si nascondono dietro l’ambiguità, la sua voce ha ricordato che le istituzioni democratiche non possono permettersi zone grigie davanti a fenomeni che richiamano ideologie condannate dalla storia e dalla legge”.
Infine, il presidente richiama ancora la memoria antifascista della città e le parole di Sandro Pertini: “Dietro ogni articolo della Costituzione ci sono centinaia di giovani morti nella Resistenza. La libertà è un bene che si conquista ogni giorno”. “La memoria non è retorica. È difesa attiva della democrazia. E chi pensa di riportare indietro le lancette della storia troverà sempre una comunità pronta a resistere”, conclude. “Genova non dimentica. Genova non arretra. E il Ponente meno di tutti. Non nel nostro Nome”.














