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Cronaca | 24 novembre 2022, 11:11

Insulti, minacce e violenza nei confronti della madre, un incubo durato anni per una novantenne genovese

La minacciava di morte, la picchiava: "Vado a Marassi, ma ti elimino". In un'occasione le ha tolto il cerotto su una ferita, cospargendola di sale

Insulti, minacce e violenza nei confronti della madre, un incubo durato anni per una novantenne genovese

Sei una bestia, merda, ignorante, cogliona”. Sono gli insulti che quotidianamente, insieme alle percosse, un uomo, G. P. G. genovese di 62 anni urlava alla madre, una novantenne vittima della follia del figlio che senza motivo la rimproverava, la insultava, la picchiava, anche con una cinghia, e la minacciava di morte, facendola piangere continuamente imponendole un regime di vita umiliante e vessatorio. “Vado a Marassi, ma ti elimino, eh”, “ti stacco la testa dal collo, faccio presto a ad usare il coltello e tagliare” le diceva.

Nella settimana dedicata alla violenza sulle donne emerge un dramma familiare, un incubo per la donna durato per anni, fino al 17 novembre scorso, quando l'uomo è stato arrestato in seguito a un'indagine condotta dalla polizia locale e coordinata dalla Procura di Genova.

In più occasioni, come riportato nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dalla giudice per le indagini preliminari Milena Catalano, l'uomo ha insultato e picchiato la donna che in un primo momento aveva provato a negare che le ferite refertate in pronto soccorso fossero procurate dal figlio.

Una volta aveva detto ai carabinieri di essersi ferita al sopracciglio cadendo, pur ammettendo che il figlio l'avesse colpita poco prima con un calcio a una gamba e che in qualche altra occasione l'uomo l'avesse spinta senza farle male. La donna affermava di non voler quindi sporgere querela, probabilmente spaventata dalle conseguenze che sarebbero potute scaturire da una denuncia nei confronti del figlio. Alcuni giorni dopo, agli agenti del commissariato San Fruttuoso, chiamati per una lite in corso nell'appartamento in cui viveva, la donna, che riportava un'altra ferita all'arcata sopraccigliare, sosteneva che fosse stata provocata da un gesto involontario del figlio. Anche in quell'occasione l'anziana si era rifiutata di denunciare il figlio, pur confidando agli agenti che l'uomo aveva manifestato un atteggiamento sempre più aggressivo nei suoi confronti.

Le indagini sono andate avanti, gli agenti hanno ascoltato i vicini che riferivano di urla e insulti dell'uomo nei confronti della madre. Dal 2016, è emerso dall'indagine, l'anziana aveva effettuato sette accessi nei vari pronto soccorso cittadini con diagnosi di trauma cranico e in un'occasione di frattura scomposta di un dito della mano. Ogni volta riferiva ai medici che si trattava di cadute accidentali.

Gli agenti della polizia locale si sono così appostati davanti alla porta dell'appartamento della donna, da dove provenivano le urla del figlio che la apostrofava con appellativi del tipo “troia di merda, bastarda” e subito dopo i lamenti della madre. A quel punto gli agenti sono intervenuti suonando al campanello. Ad aprire la porta l'anziana che, non udita dal figlio, confessava che quest'ultimo qualche volta l'aveva picchiata. “Non oggi, oggi solo urla”, ha detto agli agenti in quell'occasione.

Nei confronti dell'uomo era arrivato un ammonimento da parte del questore, ma la vera svolta è arrivata grazie alle intercettazioni video-ambientali, attraverso le quali gli agenti hanno fatto emergere un quadro di gravissime violenze domestiche, connotate da percosse, insulti, minacce, svilimenti pressoché giornalieri. Il culmine il 16 novembre, quando l'uomo le ha tolto un cerotto che copriva una ferita, cospargendola di sale.

Per l'uomo sono scattate le manette e la custodia cautelare in carcere. “La condotta violenta – scrive la giudice – stando alla testimonianza dei vicini di casa, si protrae da molto tempo e con il passare del tempo è diventata sempre più efferata e pericolosa”. Per la giudice in tutti questi anni il figlio ha volutamente provocato la sofferenza dell'anziana.

Francesco Li Noce

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