“In Liguria le mafie, soprattutto la 'ndrangheta, non sono fenomeni di passaggio ma realtà ormai ben consolidate e inserite nei gangli imprenditoriali, amministrativi, professionistici e politici della nostra regione. L'arresto del boss Bonavota latitante a Genova da più di un anno e la recente operazione 'Eureka', che ha portato al blitz in otto stati europei e a 160 arresti, anche in Liguria, dimostrano la centralità della nostra regione nelle trame mafiose, soprattutto di stampo 'ndranghetista”.
Così il presidente della Commissione Regionale Antimafia della Liguria, Roberto Centi.
“La maxi-operazione 'Eureka' contro la 'ndrangheta ha fatto emergere il ruolo centrale di Pietro Fotia all'interno dell'organizzazione criminale. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Genova, Fotia, che da decenni vive a Savona, sarebbe stato il luogotenente del boss Rocco Morabito, arrestato due anni fa durante la latitanza in Brasile – sottolinea Centi -. In Liguria quindi aveva la base un esponente di spicco della 'ndrangheta che, tra l'altro, prima della condanna per turbativa d'asta aggravata dal metodo mafioso ricevuta un mese fa, insieme al fratello Rocco si vantava davanti a tutti di essere stati indagati 50 volte ed essere ancora incensurati”.
“La settimana scorsa, sempre in Liguria, a Genova, è stato arrestato il boss latitante Pasquale Bonavota – ricorda Centi – e lo sviluppo delle indagini sta facendo emergere la rete costruita dalla 'ndrangheta negli anni in Liguria. Oltre a questi arresti, e a queste indagini, bisogna sempre ricordare anche il ruolo centrale che hanno i porti della Liguria nei traffici di droga. Il 40% della cocaina sequestrata in Italia è passata proprio da uno dei porti della Liguria”.
“Mi preme sottolineare – aggiunge Centi – il ruolo fondamentale che le intercettazioni hanno avuto in queste ultime maxi-operazioni e, più in generale, nella quotidiana lotta alla criminalità organizzata in Italia. Anche se qualcuno cerca di limitarle e depotenziarle, sono uno strumento efficace e prezioso per la magistratura e per le forze dell'ordine”.
Per il presidente della Commissione Regionale Antimafia della Liguria, la lotta alla criminalità organizzata deve passare anche da una presa di coscienza della situazione nella nostra regione.
“Una delle attività principali della Commissione, che ho l'onore di presiedere, è far capire a tutti i livelli come le mafie siano ormai radicate in Liguria e inserite nel tessuto economico della nostra regione, all'interno del quale si muovono facendo affari – spiega Centi -. Le mafie, soprattutto la 'ndrangheta, non rispondono più allo stereotipo della lupara, del Padrino e nemmeno a quello della stagione stragista. Le mafie oggi sono delle holding di colletti bianchi che muovono miliardi di euro facendo affari in tutto il mondo. Avere la consapevolezza di ciò, è il primo passo necessario per creare i giusti anticorpi per difendersi da questo fenomeno”.
Altra attività fondamentale della Commissione Regionale Antimafia della Liguria è la diffusione della cultura dell'antimafia, attraverso iniziative e momenti di confronto, a partire dai ragazzi delle scuole.
“Mi piace sottolineare l'evento a cui ho partecipato ieri mattina per parlare di mafie in Liguria e di legalità con i ragazzi della scuola media dell'Istituto Comprensivo Rivarolo di Genova – spiega Roberto Centi -. Una cinquantina di ragazzi in gamba, accompagnati dalle eccezionali docenti coordinatrici dell'attività, Francesca D'Alessio e Chiara Obertello e dall'ottimo preside Domenico Resico. Una mattinata che vorrei definire di 'prevenzione' e in cui, anche consegnando a ognuno di loro una copia della Costituzione italiana, sono convinto di aver stimolato l'attivazione degli anticorpi necessari per saper combattere le mafie”.














