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Sport | 15 agosto 2023, 13:08

Calcio, Mancini dopo l'addio alla Nazionale: "Con Gravina visioni opposte"

L'ex Ct dell'Italia e uomo simbolo della Samp dello Scudetto si è sfogato in una lunga intervista rilasciata a Repubblica: "Non ho fatto niente per essere massacrato così"

Calcio, Mancini dopo l'addio alla Nazionale: "Con Gravina visioni opposte"

Come ogni notizia che scuote, in questo caso il mondo del calcio, l'addio di Mancini alla guida della Nazionale ha provocato un'ondata di commenti tra favorevoli e contrari.

Da quando il Mancio ha inviato una mail alla Figc rassegnando le dimissioni, da più parti si sono levate voci sulle motivazioni per cui l'ex numero 10 della Samp abbia voluto chiudere improvvisamente la sua esperienza in azzurro.

In tanti hanno visto nel soldo dell'Arabia Saudita la motivazione ma l'apparenza, si sa, inganna.

In una lunga intervista concessa a La Repubblica, è stato proprio Roberto Mancini a spiegare cosa è successo.

"Non ho fatto niente per essere massacrato così. Mi sono solo dimesso e ho detto che è stata una mia scelta - ha detto l'ex Ct - Quello che sto dicendo è indipendente da quello che potrà succedere in futuro e da dove andrò. Ora non voglio pensare a niente". Mancini spiega che "mi sono solo dimesso e mi sono assunto tutta la responsabilità della decisione. Non mi sono nascosto. Avevo parlato con il presidente Gravina e cercato di spiegargli le mie ragioni. Non mi sono mai permesso di accusare nessuno e mi ritrovo accusato".

"Ho cercato più volte di parlare con Gravina ed esporgli le mie ragioni. Gli ho spiegato che in questi mesi mi doveva dare tranquillità, lui non l’ha fatto e io mi sono dimesso", aggiunge.

Sulla tempistica, Mancini ammette: "Dovevo farlo prima? Può darsi. Ma io ho lasciato la Nazionale a 25 giorni dalla prossima partita, non tre. E penso di essere sempre stato corretto in questi anni".

Sul motivo delle dimissioni, il Mancio aggiunge: "Si è mai visto un presidente federale che cambia lo staff di un ct? Gravina è da un anno che voleva rivoluzionarlo, io gli ho fatto capire che non poteva, che al massimo poteva inserire un paio di figure in più, ma che non poteva privarmi di due persone di un gruppo di lavoro che funzionava, che funziona e che ha vinto l’Europeo. Semmai sono io che potevo sostituire un membro dello staff. Sapete la verità? È da un po’ di tempo che lui pensava cose opposte alle mie. Ma allora perché intervenire sullo staff? Cosa c’entra? A quel punto doveva mandare via me. Invece ha colto l’occasione perché alcuni miei collaboratori erano in scadenza e ha giocato su questo. Io potevo essere più duro, certo, ma pensavo lo capisse da solo".

"Io sono sempre stato corretto - risponde a chi lo accusa di aver tradito la nazionale - Quando sono arrivato in azzurro ho rinunciato a opportunità più redditizie, ho fatto una scelta ed è stato il lavoro più importante della mia vita. Ho vinto un Europeo, non sarà molto ma intanto l’abbiamo vinto. Se Gravina avesse voluto, mi avrebbe trattenuto. Non l’ha fatto. Mi sarebbe bastato un segnale, non me l’ha dato. La verità è che non ha voluto che restassi, e che erano mesi che c’era questa situazione. Però Gravina verrà ricordato come il presidente che ha vinto l’Europeo, non per gli errori che ha fatto".

Eliminare dal contratto la clausola di esonero in caso di mancata qualificazione a Euro 2024, spiega l'ex Ct, "poteva essere un segnale. Lo avevo chiesto per lavorare tranquillo in questi mesi, tutto qui, è chiaro che sarei andato via se le cose non fossero andate bene e non fossimo riusciti a qualificarci".

Redazione

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