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Meraviglie e leggende di Genova | 05 maggio 2024, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - Il monumento dei Mille e quel camallo che ispirò lo scultore

Inaugurata il 5 maggio del 1915 alla presenza del Vate Gabriele D’Annunzio che per l’occasione tornò dal suo ‘esilio’ francese, l’opera celebra Giuseppe Garibaldi e la sua impresa. Ma forse non tutti sanno che, in realtà, il modello di Eugenio Baroni fu ‘Maciste’

Meraviglie e leggende di Genova - Il monumento dei Mille e quel camallo che ispirò lo scultore

A centinaia si erano raccolti attorno a quell’opera di bronzo dai contorni intuibili: figure ammassate, quasi a spingersi, sembravano sostenere un eroe dal fisico mitologico incoronato dalle braccia della Vittoria.

Le bambine delle scuole, già dal mattino presto, cantavano inni del Risorgimento e le acque antistanti il celebre scoglio di Quarto, che dalle pagine del ‘Secolo XIX’ venne definito sacro, puntinavano l’orizzonte e offrivano uno spettacolo decisamente unico.

Il 5 maggio del 1915, ad appena diciannove giorni dall’entrata in guerra dell’Italia, Genova tutta e non solo, si era radunata per commemorare l’eroica impresa di Giuseppe Garibaldi e dei suoi Mille, celebrati da un monumento realizzato dallo scultore tarantino Eugenio Baroni.

La folla, tra cui alcuni reduci dell’Unità d’Italia, ascoltava Gabriele D’Annunzio pronunciare l’orazione ufficiale dell’inaugurazione dell’imponente scultura, sistemata nel grande piazzale che sovrasta lo scoglio da cui proprio l’eroe dei Due Mondi prese il mare nel 1860.

Un drappo color porpora nascondeva allo sguardo la creazione di Baroni: Garibaldi, in piedi e con il torso inclinato all’indietro, viene indicato dalla Vittoria che forma sulla sua testa una corona con le braccia. Dietro alla figura del patriota, a sostenerlo e spingerlo verso l’impresa, numerosi uomini, in un groviglio che sembra quasi impossibile leggere, sorgono dalla terra nudi.

Alla caduta del telo che nascondeva l’opera, lo stupore e la gioia furono incontenibili. Soprattutto per le fattezze di Garibaldi.

A molti, infatti, non era sfuggita la prestanza fisica dell’eroe e subito la memoria era andata allo schiavo numida Maciste del film ‘Cabiria’ del 1914, il primo kolossal della storia del cinema interpretato da Bartolomeo Pagano, camallo della Compagnia dei Caravana. Pagano, grazie al successo della pellicola di Giovanni Pastore, divenne il protagonista di numerosi film su Maciste. Un ricordo indelebile anche per Baroni che, nel restituire l’immagine di Garibaldi, scelse di lasciarsi ispirare proprio dall’eroe cinematografico.

In una lettera indirizzata all’amico Mario Labò, a proposito dell’idea del monumento, lo scultore pugliese scriveva: “Ricordo che vagamente il personaggio mi nacque dentro insieme con la sensazione di dare a tutta l’opera l’aspetto come di un gonfiore dalla terra, come d’un soffri lento che sospingesse, spaccasse e rifiorisse; o come l’onda che monta e spumeggia. Ma altro non so. Chi conosce le vie dell’arte?”.

Isabella Rizzitano

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