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Attualità | 10 luglio 2024, 13:48

"I cinghiali distruggono le nostre coltivazioni, serve un piano straordinario”, il picchetto di Coldiretti Liguria in piazza De Ferrari

Gli agricoltori hanno manifestato sotto il palazzo della Regione contro i danni causati da ungulati: "Il nostro territorio è invaso”. Il presidente ad interim Piana: “Vicino a chi protesta, porteremo avanti la nostra azione”

"I cinghiali distruggono le nostre coltivazioni, serve un piano straordinario”, il picchetto di Coldiretti Liguria in piazza De Ferrari

Il cinghiale campa, il campo crepa” e “Noi a lavorare, i cinghiali a mangiare” sono alcune delle scritte apparse sui cartelloni dei manifestanti di Coldiretti Liguria che questa mattina sono scesi in piazza per chiedere alla Regione un piano straordinario per contenere il problema della fauna selvatica, e nello specifico dei cinghiali. Sei trattori, tantissime bandiere gialle e le idee ben chiare: gli agricoltori arrivati a Genova dall’intera regione hanno segnalato ancora una volta gli ingenti danni a cui le coltivazioni, e quindi le loro attività, vengono quotidianamente sottoposte a causa degli ungulati.

 

Tre anni fa eravamo proprio qui a chiedere delle azioni concrete per andare a ridurre sensibilmente il numero degli ungulati che affliggono il nostro territorio, e oggi la provincia di Genova ha il più alto numero di ritrovamento di capi colpiti da peste suina in Italia: è una situazione che non possiamo più tollerare,” spiega Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria. Genova è infatti, a oggi, la provincia in Italia con il maggior numero di ritrovamenti di capi infetti, con ben 812 capi rilevati al 30 giugno 2024; stesso primato negativo spetta alla conta regionale, che con 975 capi infetti ritrovati sui 2.340 rilevati a livello nazionale, si aggiudica la coccarda come peggior regione italiana.

“Il nostro è un territorio molto difficile e fragile, l’ottanta per cento è costituito da boschi e aree interne ed è in queste aree che la situazione è fuori controllo - continua a spiegare Boeri -. Anche le fasce costiere, che prima erano più protette, sono completamente invase”. La richiesta degli agricoltori è quella di “adeguare la normativa regionale alla possibilità che l’articolo 19 ter dal punto di vista nazionale dà: cioè la possibilità di intervenire tutto l’anno in tutto il territorio, adottando qualsiasi tipo di misura efficace per poter contenere questa tipologia di problema”. Una delle richieste è, infatti, che si possa ampliare il numero di soggetti che possono effettuare l’attività di depopolamento. Inoltre, è auspicabile secondo Coldiretti che lo strumento delle guardie venatorie volontarie vada promosso e incentivato, con la creazione di corsi ad hoc che consentano la formazione e la relativa abilitazione.

 

I danni causati dagli ungulati non sono quantificabili secondo gli imprenditori del settore agricolo: “Tanti non vengono denunciati nemmeno più perché i rimborsi che vengono erogati non sono efficaci né in misura quantitativa né per quanto riguarda le tempistiche, ma la situazione è fuori controllo. Il problema, poi, riguarda l’intera società, all’ordine del giorno è vedere nelle città e nelle spiagge cinghiali che scorrazzano, provocando incidenti stradali anche molto gravi”. Nello specifico, secondo i dati dell’Osservatorio ASAPS, a livello nazionale nel 2023 ci sono stati 193 incidenti gravi da animali che hanno causato 11 morti e 232 feriti, di cui ben 170 con animali selvatici, tra cui cinghiali.

Le soluzioni messe in campo fino a oggi non sono state utili nel modo sperato: “Le misure che attualmente sono prese per aiutare a proteggere le coltivazioni con recinzioni possono essere utili solo per una piccola parte di aziende, ma per quelle olivicole, per esempio, che operano sui terrazzamenti patrimonio immateriale dell’Unesco, non funzionano perché le aree impossibili da recintare, l’opera ha cifre molto alte di realizzazione, esagerati rispetto al valore della produzione dell’appezzamento”.

 

Chiaramente non chiediamo uno sterminio dei cinghiali, chiediamo che la popolazione venga riportata in equilibrio con il territorio, dando la possibilità alla fauna selvatica e all’uomo di poter coesistere nelle aree interne soprattutto, e dando la possibilità agli imprenditori di non sentirsi quotidianamente frustrati dalla distruzione del proprio raccolto senza arrivare alla redditività giusta che gli consenta di rimanere attivo sul territorio” precisa Boeri.

Ci aspettiamo da Regione Liguria un piano concreto di depopolamento, perché è umiliante veder distruggere il raccolto e non poter dare reddito alle nostre imprese - aggiunge Luca Dal Pian, Presidente Coldiretti Genova -. Se vogliamo che l’entroterra continui a vivere e che i giovani tornino in agricoltura oggi pretendiamo risposte. I danni da cinghiali colpiscono tutte le colture e distruggono anche i muretti a secco. In una notte un cinghiale riesce a distruggere diversi muretti, e ne derivano anche frane e smottamenti, un problema che diventa ingestibile per il territorio. Avere cinghiali nel centro urbano o sulle spiagge non è normale, oggi chiediamo una riduzione con piano di depopolamento serio che la regione deve attuare subito

 

Durante il presidio, durante il quale alcuni agricoltori hanno anche mostrato i danni degli ortaggi colpiti dall’attacco dei cinghiali, anche il presidente ad interim Alessandro Piana è intervenuto a sostegno dei manifestanti: “Credo che siano richieste legittime, è impensabile continuare a lavorare in un paese dove sono altri a decidere quel che puoi fare a casa tua. Oggi chi ha un’attività agricola credo sia più ambientalista degli ambientalisti e più animalista degli animalisti perché dà loro da mangiare, ma ha esigenze imprenditoriali ben definite. Continuare a subire dei danni a causa di leggi nazionali che forzatamente obbligano le regioni e i territori a non attuare il buonsenso non è possibile. C’è una legge nazionale che ha 32 anni, oggi abbiamo un decreto che ci consente, a livello regionale, di attuare qualche riforma in materia di caccia ma soprattutto di contenimento per quanto riguarda gli ungulati e la fauna dannosa che crea danni incalcolabili alle nostre aziende. Cerchiamo di dare seguito e attuazione a quelle norme, già oggi grazie a Coldiretti, che supporta queste mie azioni da 4 anni, abbiamo implementato le azioni che l’imprenditore può attuare a difesa della propria azienda, ma sono piani migliorabili. Mi è stata consegnata una lettera da Coldiretti e con questa cercheremo di migliorare questi dispositivi. Grazie al lavoro svolto finora si possono portare avanti attività a difesa del proprio fondo. Stiamo cercando di implementare e rendere più umani i criteri di riconoscimento dei danni ai fondi, perché è impensabile che ci sia una lentezza nel riconoscimento e nell’elargizione del contributo a seguito di un danno subito. Credo non sia normale anche perché quando si chiedono sforzi alle aziende devono rispondere immediatamente, non hanno un anno di tempo. Anche le amministrazioni devono essere più celeri nel riconoscere questi importi. Per il resto continueremo la nostra azione, sentirò i colleghi di giunta per dare attuazione a questo piano straordinario anche di abbattimenti: la novità è che si può procedere con l’autoconsumo degli animali abbattuti e questo incrementerà il numero dei capi abbattuti rispetto all’anno scorso”.

Mi sento di ringraziare il commissario straordinario alla peste suina, che è un problema che riguarda solo Liguria e Piemonte ma diverse regioni come Calabria, Lazio, Campania, regioni che non hanno contiguità territoriale con noi - conclude Piana -. Vuol dire che abbiamo lavorato bene riguardo al contenimento, ma non dobbiamo fermarci e continuare a lavorare per sradicare la peste suina e per contenere in maniera concreta e importante il numero di questi animali, che non creano solo problemi alle aree urbane con incidenti ma un grosso danno economico alle nostre aziende che negli ultimi anni hanno subito diversi danni dovuti a cause di forza maggiore come siccità”. 

Al termine della manifestazione, attraverso una nota, l’associazione Gaia è intervenuta sul tema: “Dal presidio odierno in piazza De Ferrari, organizzato da un’associazione agricola, sono giunte le solite frasi fatte contro la fauna selvatica e soprattutto contro i cinghiali. Nonostante una deregulation, frutto di continui aggiustamenti normativi, che di fatto permette l’abbattimento dei cinghiali quasi in ogni momento e luogo, le lamentele di alcune associazioni di settore non si placano ma anzi aumentano. “Viene da chiedersi quindi se i provvedimenti presi stiamo servendo a qualcosa”, commenta il presidente di Gaia Animali & Ambiente Edgar Meyer “o se non si stia percorrendo una strada sbagliata, oltre a voler ingigantire il problema. Preme ricordare che la responsabilità ricade storicamente sul mondo venatorio, che nel passato ha contribuito alla diffusione di cinghiali con liberazioni e pasturazione al fine di aumentare la popolazione della specie. Inoltre, come dimostrato da più studi, la caccia al cinghiale -soprattutto nella classica forma della braccata- ha ancor più contribuito all’incremento della specie”.

Lo studio pubblicato da ISPRA sulla gestione del cinghiale nel periodo 2015-2021 dimostra che la caccia non è il metodo più efficace per ridurre il numero di cinghiali e senza un approccio basato su dati certi e pianificazioni coerenti non si possa arrivare ad una soluzione della questione.

Ma in piazza De Ferrari è andata invece in onda la solita fiera dei numeri sparati a casaccio (sul numero dei cinghiali che abitano l’Italia e la Liguria, ad esempio). Mentre si dichiara guerra agli animali, visti i risultati sarebbe il caso di far tacere i fucili e far parlare la Scienza.

“Ai dirigenti di Coldiretti facciamo una proposta”, conclude Meyer. “Per risolvere il loro problema investano qualche euro nel controllo demografico farmacologico tramite i vaccini immunocontraccettivi”, conclude Meyer. “E’ necessario incidere sulla natalità, non sulla mortalità”. Il Ministero della Salute ha finanziato progetti di sterilizzazione farmacologica dei cinghiali al cui bando Regione Liguria, forse impegnata in altre faccende, non ha partecipato. Ma la strada, visto il fallimento delle politiche di abbattimento, è quella: mettere insieme Università, centri di ricerca, associazioni agricole e associazioni ambientaliste. Gli abbattimenti sono un errore tecnico”.

Chiara Orsetti

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