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Attualità | 16 luglio 2025, 15:50

Marassi, la Uil dopo la visita al carcere: “Servono più agenti e un'apertura all'esterno. Subito un tavolo in Prefettura”

Nel penitenziario genovese duecentocinquanta operatori in servizio contro i trecentotrentasei previsti e seicentocinquanta detenuti su una capienza sostenibile di cinquecentocinquanta. La Uil Liguria: “Più risorse, formazione e applicazione dell’articolo 21 per dare nuove opportunità e alleggerire il sistema”

Marassi, la Uil dopo la visita al carcere: “Servono più agenti e un'apertura all'esterno. Subito un tavolo in Prefettura”

La Uil Liguria, insieme alla Uilpa Polizia Penitenziaria e alla Uilpa Liguria, ha fatto visita alla Casa Circondariale di Marassi per incontrare il personale in servizio e discutere della situazione carceraria, aggravata dopo la rivolta del 4 giugno scorso. La delegazione sindacale ha avuto anche un colloquio con la direttrice dell’istituto, Tullia Ardito, per un confronto sulla gestione complessiva del sistema penitenziario in Liguria.

Nel carcere di Marassi, a fronte di un organico previsto di 336 agenti della Polizia Penitenziaria, risultano in forza 319 unità, ma solo 250 sono realmente operative. Una carenza che si inserisce in un contesto di forte sovraffollamento: i detenuti attualmente sono 650, contro i 700 presenti durante la rivolta e ben oltre la soglia ritenuta sostenibile di 550.

“Occorre allentare la pressione e implementare gli organici facendo formazione continua – spiegano Riccardo Serri, segretario generale Uil Liguria, Massimo Colombi di Uilpa Liguria e Fabio Pagani di Uilpa Polizia Penitenziaria –. Chiederemo al Prefetto un nuovo tavolo per valutare l’applicazione dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario, che consente ai detenuti di lavorare all’esterno o all’interno del carcere, alleggerendo così il carico e offrendo nuove possibilità di reinserimento”.

Secondo i dati forniti dal sindacato, dall’inizio del 2025 a Marassi si sono registrati in media due atti di autolesionismo al giorno, oltre a un suicidio e 50 aggressioni. Numeri che fotografano un sistema al limite, sia per chi è recluso sia per chi vi lavora.

“La visita è stata un momento di ascolto e condivisione – sottolineano i rappresentanti della Uil –. Ma non basta. Servono investimenti urgenti per garantire condizioni di lavoro e detenzione più umane. In autunno promuoveremo un confronto pubblico con istituzioni, politica e associazioni, perché non basta denunciare i problemi: è tempo di proporre soluzioni concrete per una società più giusta e inclusiva”.

Redazione

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