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Eventi | 30 marzo 2026, 18:17

Genova capitale dell'alto potenziale: il ritorno del Convegno Nazionale Mensa

L'associazione si confronta su ricerca e tecnologia, scardinando il luogo comune del "primo della classe" e svelando le criticità di un'intelligenza non convenzionale

Genova capitale dell'alto potenziale: il ritorno del Convegno Nazionale Mensa

La cosa che la gente sbaglia sempre è pensare che avere un QI alto significhi avere una vita più facile. Ma non funziona così”.  Nicolò Iguera ha 36 anni, è il segretario regionale di Mensa Italia per la Liguria, e lo scorso weekend ha coordinato uno degli appuntamenti più importanti dell'associazione: il convegno nazionale, ospitato a Genova per la prima volta dopo 15 anni. Trecentodieci soci arrivati da tutta Italia, tre giorni di attività, e una missione che va ben oltre l'organizzazione di eventi.

Mensa nasce nel 1946 a Oxford con lo scopo di favorire i rapporti tra i soci, promuovere la ricerca sull'intelligenza e mettere l'intelligenza al servizio della collettività. Si tratta di un’associazione senza scopo di lucro, la cui sezione italiana esiste dal 1983, ed è aperta a chiunque superi un test che certifichi l'appartenenza al 2% più alto dei quozienti intellettivi mondiali. Il test si basa sul riconoscimento di pattern visivi, le matrici di Raven. Unico altro requisito: avere almeno sedici anni. Due percento sembra poco. Ma su sessanta milioni di italiani significa quasi un milione di persone. Una su cinquanta. “Statisticamente tutti conosciamo qualcuno così. Solo che spesso non lo sa nemmeno lui” In Liguria i soci iscritti sono 61, in tutta Italia qualche migliaio.

Il convegno si è aperto venerdì, con una visita ai bunker della Seconda guerra mondiale, e una programmata al cimitero di Staglieno saltata per l'allerta meteo, e si è chiuso domenica con le sessioni dedicate alla vita interna dell'associazione. Il cuore dell'evento è stato il sabato pomeriggio: una conferenza sulla robotica, una delle eccellenze del territorio genovese, con relatori di IIT, CNR e Leonardo. A moderare c'era Greta Galli, socia Mensa, laureata in informatica, divulgatrice con oltre 300.000 follower sui social.

Non una conferenza qualunque, dunque, e non un pubblico qualunque. La parte più interessante del racconto di Iguera è quella che riguarda l'infanzia. Perché il luogo comune vuole che il bambino brillante sia quello con i voti alti, il primo della classe, quello non farà fatica a trovare la sua strada ma la realtà è, spesso, l'opposto. “La scuola è tarata sulla media: velocità di apprendimento, stile di apprendimento, linguaggio: tutto è pensato per la maggioranza. Il bambino plusdotato riceve stimoli troppo semplici o semplicemente non adatti al suo modo di funzionare. Subentra la noia. E dalla noia in poi può succedere di tutto”. Abbandono scolastico precoce, difficoltà relazionali, sensazione di essere fuori posto. Non raramente, questi bambini vengono segnalati come casi problematici, e i genitori avviano accertamenti convinti di cercare un disturbo dell'apprendimento, per scoprire poi che il problema era l'opposto.

C'è anche un dato scientifico che Iguera cita con attenzione: nelle fasce più alte del QI, la presenza di profili dentro lo spettro autistico è più frequentemente documentata rispetto alla media: “Non è una coincidenza, è il modo in cui certi cervelli sono costruiti”.

Allora perché un'associazione? Cosa tiene insieme 310 persone in un hotel a Genova per un weekend? “Perché certi paradigmi di ragionamento fanno fatica a trovare interlocutori nella vita quotidiana. Non è superiorità. È semplicemente che alcune conversazioni, alcune modalità di pensiero, funzionano meglio quando si è tra persone che le condividono”.

Chiara Orsetti

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