Alla vigilia dello sciopero nazionale del 16 ottobre, Rifondazione Comunista (Coordinamento nazionale siderurgia) interviene con una presa di posizione netta a sostegno della mobilitazione dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Il partito ribadisce la necessità della nazionalizzazione come unica via d’uscita dalla crisi che da anni investe il colosso siderurgico, con pesanti ricadute occupazionali, ambientali e sanitarie.
“La certezza che l'unica via per risolvere positivamente la crisi dell'ex ILVA fosse la nazionalizzazione l'abbiamo espressa ancora più di dieci anni fa. Quando avanzammo questa proposta a fronte dei primi segnali di crisi e al manifestarsi di gravi danni ambientali e alla salute fummo oggetto di molte critiche e anche di qualche sberleffo.”
Una posizione che oggi, secondo Rifondazione, trova conferma nei fatti, anche se senza alcuna soddisfazione: “Dire che i fatti ci hanno dato ragione non ci dà alcuna soddisfazione. Oggi siamo di fronte a una profonda crisi, di cui il primo responsabile è il governo in carica, come quelli del passato. Crisi che colpisce pesantemente un'intera regione ed altre aree del Paese. Crisi che non è solo di un’industria ma di un intero settore della produzione fondamentale per la manifattura nel nostro paese.”
Già prima dell’estate, il partito aveva lanciato l’allarme: “Ogni minuto che passa aggrava una situazione già drammatica, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, la salute e intere comunità.”
La recente chiusura del bando per la vendita di Acciaierie d’Italia, senza offerte concrete da parte di operatori del settore, viene letta come la conferma di un fallimento annunciato: “Come era prevedibile, il bando per la vendita di Acciaierie Italia sì è concluso senza nessuna offerta concreta che coinvolga i player della siderurgia, ma solo fondo di investimenti. Il piano del ministro Urso si è rivelato un fallimento anche se era evidente che saremmo arrivati a questo esito: solo un modo per prendere tempo ingannando le lavoratrici e i lavoratori.”
Per Rifondazione Comunista, la via d’uscita è chiara: “La nazionalizzazione soltanto, accompagnata da importanti investimenti per la decarbonizzazione, a Taranto, e una politica efficace di programmazione industriale, può salvare l'intero gruppo ex ILVA, garantire il reddito e il lavoro alle lavoratrici e ai lavoratori senza sacrificare il diritto alla salute.”
In conclusione un appello alla mobilitazione e alla resistenza contro le logiche di smantellamento del patrimonio industriale pubblico: “Di fronte alla scelta del governo di non affrontare realmente la crisi di Acciaierie d'Italia e di programmarne lo stesso destino che è stato di altre aziende pubbliche del nostro paese, prima privatizzate e poi spolpate fino all'osso e infine svendute, non resta che una via: quella della lotta dura e intransigente".















