Un miliardo e ottocento milioni di euro: questo il nuovo dato emerso per gli interventi di messa in sicurezza strutturale dei ponti e degli impalcati sul territorio cittadino. A dichiararlo è l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Genova Massimo Ferrante, a margine della riunione conclusiva del percorso partecipativo sul progetto del nuovo parco di via Ardoino.
“In origine avevo fatto un calcolo molto approssimativo, basato su dati parziali - spiega l’assessore - avevo ipotizzato circa 700 milioni, partendo da una valutazione comparabile con quanto fatto in Spagna, circa 3 milioni e mezzo per il 30% di 650 impalcati. Ma oggi abbiamo dati molto più dettagliati. La mia era una valutazione spannometrica; ora invece gli uffici stanno effettuando una ricognizione puntuale, basata sulle ispezioni, sui monitoraggi e sulle prescrizioni della normativa”.
“La normativa prevede infatti che, quando ispezioni e monitoraggi restituiscono esiti negativi, i controlli debbano essere ripetuti ciclicamente fino all’esecuzione dell’intervento - spiega ancora -. Questo significa progettazione, affidamento delle gare, progettazione esecutiva, monitoraggi approfonditi. È un lavoro enorme”.
Il nodo non riguarda solo i costi, ma anche l’elenco dei cantieri che si profilano nei prossimi mesi e anni. “Ciò che mi dispiace di più è la difficoltà di spiegare ai cittadini perché oggi, nel giro di pochi mesi, ci troviamo a concentrare così tanti interventi. Il censimento è terminato a giugno 2024: se si fosse dato immediatamente seguito alle ispezioni, oggi avremmo un anno e mezzo di vantaggio. Invece ora dobbiamo completare, entro il 30 giugno, le ispezioni di 650 tra ponti e impalcati, con una previsione economica che definire “mostruosa” non è un’esagerazione. Senza finanziamenti nazionali o senza lo sblocco di risorse dedicate, è semplicemente insostenibile”.
Genova, per quanto riguarda ponti e impalcati, rappresenta un unicum a livello nazionale: “La città è letteralmente costruita sopra ponti e strutture sopraelevate: molti cittadini percorrono quotidianamente impalcati senza nemmeno saperlo. Corso Europa, per esempio, è un impalcato continuo di dimensioni enormi. Durante le ispezioni si possono individuare criticità localizzate, ma quando si passa al monitoraggio, che stabilisce, ad esempio, i limiti di tonnellaggio, quelle indicazioni diventano vincolanti finché non si interviene. E non si interviene dall’oggi al domani: parliamo di lavori che possono costare decine di milioni di euro per singola infrastruttura, anche per le interferenze con i sottoservizi, con eventuali rii tombinati, con criticità idrogeologiche. Intervenire sulla statica di un impalcato è un’operazione estremamente complessa”.
La stima di 1 miliardo e 800 milioni nasce da una proiezione su cinque anni che tiene conto non solo degli interventi strutturali, ma anche di tutto ciò che sta intorno: interferenze idrauliche, sottoservizi, monitoraggi continui e ripetuti. “È lo stesso dato che aveva già comunicato la sindaca” sottolinea Ferrante. “È chiaro che se nel tempo fossero state fatte manutenzioni costanti, oggi non saremmo arrivati a queste cifre. Il ponte Morandi ci insegna molto: gran parte delle infrastrutture italiane risale agli anni Sessanta. Viviamo su una rete infrastrutturale che invecchia, e come per la salute delle persone, la prevenzione fa la differenza. Ma spesso le manutenzioni non sono state continue, per mancanza di risorse o per altre priorità di spesa. Ricostruire oggi le ragioni non cambia il dato: siamo arrivati a questo punto perché qualcosa non ha funzionato”.
Il Ministero ha dato termine il 30 giugno per ricevere i risultati delle ispezioni da tutte le città italiane, mentre dal 1° luglio scatterà l’obbligo dei monitoraggi. “Il problema è che, nel definire le linee guida, lo Stato non ha mai indicato le risorse economiche per permettere ai Comuni di rispettarle. Per un Comune con poche decine di impalcati, in qualche modo ci si arrangia. Per Genova no. Solo le ispezioni costano circa 9 milioni di euro, i monitoraggi quasi 10 milioni. Siamo già a 20 milioni senza aver toccato neanche un pezzo di intonaco. È una cifra completamente fuori scala rispetto al bilancio comunale” commenta.
“E questa spesa non è temporanea: diventerà strutturale, come accade nei condomìni con i controlli periodici degli ascensori o delle funi. Lo Stato ha deciso che questi controlli vanno fatti per prevenire tragedie. Il principio è giusto. Ma la domanda resta: con quali risorse? Per questo, nell’emergenza, abbiamo chiesto di utilizzare fondi già stanziati e bloccati". Il calcolo riguarda ponti e impalcati di tutta la città, “ma noi dobbiamo almeno garantire le infrastrutture strategiche, quelle di interesse nazionale ed economico. Limitare una strada collinare è una cosa; limitare un impalcato strategico come Corso Europa, che regge l’equilibrio del nodo autostradale del Levante, è tutt’altra. Non a caso, il giorno prima dell’incontro in Prefettura, Autostrade ha scritto segnalando che eventuali limitazioni su Corso Europa avrebbero mandato in tilt l’intero sistema autostradale. Lo sapevamo già: la sindaca aveva scritto ad Autostrade mesi fa, e la risposta era stata che il tunnel alternativo costerebbe tra 800 milioni e oltre un miliardo, quindi ‘arrangiatevi’. È un loop. Anche le società autostradali sono soggette alle stesse linee guida di sicurezza, emanate dagli enti preposti come l’Ansfisa. Lo stesso vale per le ferrovie: quando in via Buranello RFI chiede ai negozianti di consentire le ispezioni è perché deve garantire la sicurezza strutturale. Ed è così che tutto si lega: infrastrutture, controlli, risorse, responsabilità. Il problema non è cosa fare: è come finanziarlo”.














