/ Genova

Genova | 30 gennaio 2026, 17:06

Urbanistica, 'Prisoners in Genoa': il carcere come 'città nella città' e sfida per il tessuto urbano

Dal master in Architectural Composition una riflessione sull’architettura carceraria come atto sociale e culturale. L’assessora Coppola: “Non solo prigioni, ma anche vuoti urbani da rigenerare”

Urbanistica, 'Prisoners in Genoa': il carcere come 'città nella città' e sfida per il tessuto urbano

Pensare l’architettura non come semplice produzione di edifici, ma come gesto sociale, etico e culturale. È da questa prospettiva che prende forma “Prisoners in Genoa”, il tema al centro della lezione del master degree in Architectural Composition, dedicata all’architettura carceraria e al suo rapporto con la città.

Un confronto che ha coinvolto studenti e studentesse chiamati a interrogarsi sul carcere non solo come struttura di detenzione, ma come elemento pienamente inserito nel tessuto storico, geografico e urbano, capace di riflettere, e talvolta amplificare, le contraddizioni della società contemporanea. Spazio, giustizia, potere, controllo, dignità e reintegrazione sono stati i concetti chiave di una riflessione che ha messo al centro il ruolo dell’architettura nel dare forma alle idee e alle relazioni.

Alla lezione del professor Vittorio Pizzigoni, del Dipartimento di Architettura e Design, ha partecipato anche l’assessora comunale all’Urbanistica Francesca Coppola, che ha sottolineato il valore del lavoro svolto in aula. "Sono rimasta molto colpita dalla qualità della discussione e delle riflessioni emerse questa mattina - ha dichiarato - partendo dal tema del carcere, studenti e studentesse hanno lavorato sul carcere come città nella città: un luogo che non può essere pensato isolato, ma in relazione con il contesto storico, geografico e urbano, e soprattutto con la comunità". 

Un approccio che ha spostato l’attenzione dall’edificio alla dimensione dell’abitare, intesa come costruzione di legami e possibilità di connessione tra “dentro” e “fuori”. "Il loro lavoro ha messo al centro l’abitare come costruzione di relazioni, immaginando connessioni possibili tra spazi e persone - ha aggiunto Coppola - è stato un esercizio prezioso per accendere una luce su ciò che troppo spesso viene messo per ultimo: la dignità quotidiana e la possibilità di reintegrazione, che passano anche dalla capacità di una città di includere e prendersi cura". 

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium