Sono scesi in piazza per celebrare quella che considerano la fine di un regime durato oltre tre decenni. Dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti sull’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran dal 1989, centinaia di giovani iraniani, per lo più studenti, si sono radunati questa sera in Genova, in Piazza Matteotti, per festeggiare quella che definiscono “la morte del dittatore” e “l’inizio di una nuova era per l’Iran”.
Musica, balli e slogan hanno accompagnato l’esposizione delle bandiere iraniane con il leone simbolo dello Scià. Abbracci, lacrime di gioia e cori di “Viva l’Iran!” hanno riempito la piazza, insieme a slogan in farsi e in italiano. “Non ci sono parole, soltanto l’emozione”, raccontano alcuni dei presenti, commossi.
La mobilitazione è scattata dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha annunciato la morte di Khamenei, 86 anni, in un massiccio attacco congiunto condotto oggi da Stati Uniti e Israele su Teheran. Secondo quanto riferito, i raid avrebbero colpito in particolare la residenza dell’ayatollah, distrutta da decine di bombe. Il corpo sarebbe stato estratto dalle macerie e un’immagine mostrata al premier israeliano Benjamin Netanyahu e allo stesso presidente americano.
“Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto. Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti i grandi americani e per quelle persone di molti Paesi nel mondo che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di sanguinari criminali”, ha scritto Trump su Truth. E ancora: “Non è stato in grado di evitare i nostri sistemi di intelligence e di tracciamento altamente sofisticati. Abbiamo lavorato a stretto contatto con Israele. Questa è la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese”.
Secondo fonti israeliane, statunitensi e internazionali, l’uccisione sarebbe avvenuta nell’ambito di un’operazione militare coordinata su larga scala nella capitale iraniana.
Intanto, nel cuore del centro storico genovese, la notizia ha assunto il volto di una festa carica di significato politico e simbolico. Tra slogan contro il regime e richieste di libertà per l’Iran, i giovani scesi in piazza parlano di “speranza” e di “rinascita”.


















