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Attualità | 01 giugno 2026, 19:26

Multedo, alla chiesa del Carmine arriva il progetto ‘Genova delle Arti’ con l’orchestra del Teatro Carlo Felice

Giacomo Montanari, storico dell’arte e assessore alla Cultura, parlerà della pala ‘Deposizione’ di Pier Francesco Sacchi. Letture di Pino Petruzzelli e Carolina Shadi Osloobi. Appuntamento, a ingresso libero, venerdì 5 maggio alle 21

La facciata della parrocchia di Monte Oliveto a Multedo

La facciata della parrocchia di Monte Oliveto a Multedo

Portare la cultura anche fuori dai tradizionali circuiti. Raccontando i tesori che indubbiamente ci sono ma che, spesso, rimangono esclusi dall’interesse generale e dai principali punti di attrazione. Con questo preciso obiettivo è partita l’azione amministrativa dell’attuale Giunta Comunale e dopo i percorsi di valorizzazione del Ponente avviati dall’assessora al Turismo, Tiziana Beghin, ora è la volta del suo collega delegato alla Cultura, Giacomo Montanari che, insieme al Municipio VII Ponente, ha messo a punto per i prossimi giorni una bellissima iniziativa volta a valorizzare un tesoro del quartiere di Multedo

Venerdì 5 giugno, alle ore 21, presso la parrocchia di Santa Maria del Carmine a Monte Oliveto, va in scena un appuntamento del progetto ‘Genova delle Arti 2026’, ideato e diretto dall’attore e regista Pino Petruzzelli

Giacomo Montanari, nella sua veste di storico dell’arte, racconterà la pala della ‘Deposizione’ di Pier Francesco Sacchi, considerata l’opera più matura dell’artista e anche uno dei quadri più importanti all’interno della chiesa di Multedo. Sarà un appuntamento tra parole e musica, perché accanto al racconto di Montanari ci saranno le note dell’orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, che eseguirà brani di Samuel Barber ed Edward Elgar, mentre Pino Petruzzelli e Carolina Shadi Osloobi leggeranno poesie e racconti che hanno un legame con il capolavoro della chiesa e con il Municipio Ponente. L’ingresso è libero senza prenotazione. 

‘Genova delle Arti’ è un progetto del Comune di Genova che prevede una sinergia con Teatro dell’Opera Carlo Felice di GenovaGog (Giovine Orchestra Genovese)Conservatorio ‘Nicolò Paganini’ di GenovaCentro Teatro Ipotesi di Genova, i nove Municipi del Comune di Genova, le chiese, i conventi, le confraternite e gli oratori coinvolti: un grande lavoro di squadra che ha portato alla realizzazione di dieci appuntamenti in altrettanti edifici religiosi cittadini, tra le cui mura sono custodite le importanti opere d’arte che hanno ispirato l’iniziativa. 

“Il cuore pulsante di questa rassegna - spiega Petruzzelli - è l’idea di museo diffuso: l’arte non resta chiusa nelle pinacoteche, ma esce per incontrare i cittadini nei luoghi della loro quotidianità, dalle chiese romaniche del centro agli oratori dell’entroterra. Ogni appuntamento è un rito collettivo in tre atti: si parte con l’analisi profonda di un’opera (quadro, scultura o architettura) guidata da storici dell’arte, per poi passare al dialogo con la musica dal vivo eseguita dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Carlo Felice, dai solisti della Gog e dai talenti del Conservatorio Paganini. Infine, la parola prende vita grazie al teatro”.

Con oltre venti opere analizzate e cinquanta brani musicali e letterari, ‘Genova delle Arti 2026’ promette di restituire valore a ogni quartiere, dimostrando che la bellezza è il vero collante della nostra società.

Nella pala della ‘Deposizione’, Pier Francesco Sacchi ha voluto presentare, in una ricca composizione di parti ed episodi, quanto accaduto il Venerdì Santo, a cominciare dal momento in cui Gesù, deposto dalla Croce, è tornato tra le braccia della Madre. Tutta la parte superiore della pala rappresenta Dio Padre benedicente e la colomba dello Spirito Santo nella gloria di un coro di Angeli ed è chiaramente ispirata al grande quadro di Giulio Romano arrivato a Genova in quegli anni nella chiesa di Santo Stefano. Punto centrale della composizione, ad unire la terra al cielo, la croce ormai vuota, strumento della passione del Cristo e mezzo di salvezza dell’umanità e la scala utilizzata per la deposizione. Nella parte superiore della croce c’è ancora il cartello con la scritta Inri e, ai piedi, i chiodi, le tenaglie, il martello. In primo piano, al centro, la scena del compianto sul Cristo morto, che il giovane apostolo Giovanni sembra indicare e racchiudere tra le sue braccia aperte: Maria, affranta, è sostenuta dalle sorelle Maria di Cleofa e Maria di Salome ed accoglie sul suo grembo Gesù deposto sul lenzuolo funebre; la Maddalena si china a baciare i piedi del Cristo, mentre un’altra giovane donna ne bacia la mano ed una anziana è in accorata preghiera. 

Sul bordo sotto il Cristo, oltre la corona di spine, è ritratto il teschio che ricorda che la sua morte ha segnato la redenzione dal peccato di Adamo. A destra, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo che, come si legge nel Vangelo di Giovanni, portò il vaso con gli aromi per la sepoltura; a sinistra tre personaggi, in atteggiamento di discutere su quanto accaduto. È stata fatta l’ipotesi che il pittore si sia ritratto nel personaggio vestito di velluto verde, rappresentante Nicodemo. 

Nel paesaggio, sullo sfondo, partendo da destra, sono proposte la scena dello svenimento della Madonna, mentre il Figlio è portato verso il sepolcro e la scena del ritorno verso la città di Gerusalemme. Il tutto in quella chiesa dove, sin dal lontanissimo 1616, si tiene la cerimonia della deposizione, un rito antichissimo passato di generazione in generazione. 

Alberto Bruzzone

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