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Attualità | 19 aprile 2026, 18:23

Delitto del trapano: Verduci sceglie il rito abbreviato per l’omicidio di Luigia Borrelli

Dopo trent'anni il carrozziere accusato del massacro di vico Indoratori punta allo sconto di pena. L'uomo affronterà il processo da uomo libero nonostante le prove schiaccianti

Delitto del trapano: Verduci sceglie il rito abbreviato per l’omicidio di Luigia Borrelli

Chiederà il rito abbreviato Fortunato Verducci, il carrozziere di 66 anni accusato del delitto di Luigia Borrelli, l'infermiera uccisa nel 1995 in Vico Indoratori. Questa scelta strategica, che verrà formalizzata martedì davanti alla giudice Martina Tosetti, consentirebbe all'imputato di ottenere la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna.

Il quadro delineato dalla pm Patrizia Petruzziello descrive un omicidio nato dalla disperazione economica. Verduci, descritto come un uomo affetto da ludopatia e schiacciato dai debiti, avrebbe aggredito la vittima nel suo "basso" di vico Indoratori con l'unico scopo di rapinarla.

La contestazione della Procura non si ferma all'omicidio pluriaggravato, ma include la rapina ai danni della Borrelli e ulteriori reati commessi in tempi recenti. All'uomo viene infatti contestato anche il furto dei gioielli della sua compagna, avvenuto nel dicembre 2023, oltre all'impiego di beni di provenienza illecita. La brutalità dell'aggressione del 1995 resta però l'elemento più agghiacciante: la vittima fu prima picchiata selvaggiamente e poi finita con l'utilizzo di un trapano.

Sebbene la magistratura riconosca la presenza di "granitici indizi" di colpevolezza, Fortunato Verduci resta attualmente un uomo libero. La richiesta di arresto avanzata dalla Procura è stata infatti respinta in tre diversi gradi di giudizio: dal GIP, dal Tribunale del Riesame e infine dalla Cassazione.

Il motivo di questa decisione risiede esclusivamente nel fattore tempo. Per i giudici, il fatto che siano passati oltre 30 anni dal delitto fa sbiadire le esigenze cautelari. Nonostante la gravità del fatto, non sussisterebbe più un concreto pericolo di fuga o di reiterazione del reato tale da giustificare la carcerazione preventiva prima della sentenza definitiva.

Il caso, rimasto per decenni senza un colpevole, è stato riaperto grazie a una macchia di sangue isolata sulla scena del crimine nel 1995. La moderna tecnologia genetica ha permesso di estrarre un profilo DNA che inizialmente non aveva trovato corrispondenze dirette.

La svolta è arrivata incrociando i dati con quelli di un lontano parente di Verduci, detenuto nel carcere di Brescia. Da questo collegamento "di sangue" gli inquirenti sono riusciti a risalire all'identità del carrozziere, chiudendo un cerchio rimasto aperto per tre decenni. I familiari della vittima, assistiti dall'avvocata Rachele De Stefanis, attendono ora l'esito di un processo che si preannuncia rapido proprio in virtù del rito scelto.

Redazione

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