“Non concederemo un solo centimetro in più al porto”, avevano detto i comitati del Ponente genovese qualche mese fa, quando il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, e il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi, si recarono a Singapore per la firma di un accordo che prevede un miliardo di dollari di investimenti su Genova da parte del Port of Singapore Authority, che gestisce il porto container di Pra’ e il Sech di Genova.
Nessun centimetro al porto di Pra’ oltre gli attuali confini, prospettiva rilanciata dal Municipio VII Ponente. Un manifesto chiaro e inequivocabile, ma mentre anche da Palazzo Tursi veniva rilanciata la stessa versione, in Autorità Portuale si è andati avanti comunque e la verità è venuta fuori l’altra sera, nel corso di una trasmissione televisiva dell’emittente Primocanale nella quale il presidente Paroli ha parlato, chiaramente, di un ampliamento della piattaforma di Pra’ a Ponente per poter ospitare l’attracco di una quarta nave. Una dichiarazione che ha scatenato subito una ridda di commenti e di reazioni.
Parole su quanto detto da… Paroli ma, al di là dei giochi linguistici, c’è un concetto che dev’essere ben chiaro. Ovvero che la pazienza è finita. C’è chi gioca con le parole e chi gioca con il destino di migliaia di persone, e con la loro vita. Che cosa comporterà l’arrivo di una quarta nave in porto contemporaneamente ad altre tre? Maggiori fumi, maggior traffico su gomma, maggiori rumori ed emissioni di ogni tipo. Servitù su servitù: solo per un centinaio di metri di banchina in più.
Quando i comitati parlano di centimetri, non parlano a vanvera: perché ogni centimetro in più di porto significa disagi in più, peggioramento della qualità di vita, aumento del rischio di ammalarsi. L’ampliamento del porto di Pra’ non è mai stato smentito ufficialmente, ed ecco allora che il Ponente ha una e soltanto una soluzione. Smettere di parlare contro un muro di gomma e, esattamente come all’epoca della protesta contro la prospettata realizzazione della fabbrica dei cassoni della nuova diga foranea al Sesto Modulo del porto, ipotesi poi sfumata a furor di popolo, tornare a scendere in piazza e a far sentire una voce amplificata da migliaia di persone.
Furono cinquemila, quella volta, a protestare. Ne serviranno altrettante, se non di più. Chi parla di ampliamenti e chi elude ogni tipo di confronto forse la capirà solamente così. Di sicuro, capirà che c’è un territorio che non è in alcun modo disposto a starsene. Occorre che i comitati, da Voltri a Multedo passando per Palmaro, Pra’ e Pegli, si organizzino al più presto per una manifestazione collettiva, perché non è più il tempo delle parole, dei comunicati o dei tentativi di dialogo, peraltro sinora sempre negati da una parte. È il tempo dell’azione e il tempo di far sentire ai signori del porto che non hanno alcun diritto di continuare a fare il bello e il cattivo tempo a dispetto dei territori nei quali le loro attività sono calate. È tempo di far capire che il diritto al lavoro e allo sviluppo non può calpestare tutto e tutti e non può essere prioritario su tutto e su tutti.
C’è un confine che non si può valicare, quello del rio San Giuliano? Ma, ancor di più, c’è un confine che non si deve valicare, che è quello del rispetto e della decenza. Il Ponente è ancora in attesa di tutte le compensazioni promesse - e sinora mai mantenute appieno - per le servitù che già ci sono, figuriamoci per quelle eventuali e future. Non esisterà mai un rapporto franco e intellettualmente onesto se non sarà prima improntato sul reciproco rispetto. E, fino a quel momento, l’unica strada possibile è la piazza. È il corteo, nel quale ribadire, anche a voce grossa, che il Ponente non ci sta, che si è già dato ampiamente e non ne importa nulla dei record del porto, se questi vengono fatti sulla pelle della povera gente.
“Io credo che un’espansione verso Ponente di poche centinaia di metri, quelli indispensabili a utilizzare un quarto accosto per il nostro porto, possa essere assolutamente sufficiente a contemperare le esigenze di sviluppo dei traffici di quest’area portuale rispetto alla giusta volontà dei cittadini che abitano nel retroterra di Pra’ a non vedersi stravolgere il proprio Waterfront, quindi credo che il piano regolatore debba in qualche modo valutare un ampliamento, ma non certo come quello dell’attuale piano regolatore portuale. Si può ottenere un grandissimo beneficio in termini di traffici andando però a impattare in maniera assolutamente marginale se non inesistente dal punto di vista terrestre sui cittadini”. Sono le frasi pronunciate da Paroli in televisione.
Impattare in maniera marginale? Sarebbe bello che si cominciasse a parlare di come ridurre l’impatto, non di come aumentarlo in maniera marginale. È sempre la stessa storia. E, come tutte le altre volte, va smontata sul nascere. Con la potenza di un popolo in marcia.














