/ Genova

Genova | 14 maggio 2026, 14:00

Da Castelli a Milone, via Sestri perde altri negozi storici: "Gli affitti sono fuori dal tempo, così resistono solo le catene"

A Sestri Ponente si sta ridisegnando una topografia amara: una geografia non più familiare, fatta di serrande abbassate e insegne senza radici, Tra caro affitti, trasporto pubblico in crisi, parcheggi introvabili e scarsa partecipazione delle nuove attività, ora sono a rischio anche le luminarie natalizie: "I negozi sono sempre meno e i costi ricadono su pochi"

Da Castelli a Milone, via Sestri perde altri negozi storici: "Gli affitti sono fuori dal tempo, così resistono solo le catene"

Da Castelli a Milone, è un’altra raffica di serrande che si stanno per abbassare in via Sestri, a Sestri Ponente. Nomi che, per chi vive il quartiere, non sono delle semplici insegne, dei negozi di passaggio, ma pezzi di una geografia familiare, riferimenti di quartiere, tappe di una strada che per decenni e decenni è stata una delle vie commerciali più vive e riconoscibili di Genova, ma anche, ai tempi d'oro, dell'Europa. Non sono le prime chiusure e, a guardare il quadro, difficilmente saranno le ultime. Prima erano arrivati altri addii, altre vetrine spente, altri vuoti che hanno lasciato una cicatrice indelebile non solo nel tessuto commerciale, ma anche nelle persone: lo storicissimo Giglio Bagnara, che ha reso Sestri famosa in gran parte dell'Italia e ha saputo attrarre centinaia e centinaia di persone, oggi ancora chiuso e in parte diventato appartamenti di pregio, il panificio Da Ü Tappe, la Bottega delle Mercerie, recentemente la vinoteca 'La Botte Piena' e molte, moltissime altre attività che hanno contribuito a costruire l’identità commerciale e sociale della delegazione.

Il problema, ormai, non è 'semplicemente' la chiusura di un singolo negozio, ma il disegno complessivo che sta cambiando. Via Sestri, storicamente considerata una delle strade dello shopping più importanti del Ponente, della città (e non solo) e, per molti sestresi, molto più di una semplice via commerciale, appare sempre più fragile: fondi vuoti, attività storiche che non riescono più a reggere, affitti rimasti fermi alla stagione d’oro degli anni Ottanta e Novanta (non considerando, dunque, l'inflazione che galoppa sempre più), costi di gestione cresciuti, materie prime più care, famiglie che spendono meno (e che cambiano), il commercio online sempre più 'prepotente', parcheggi introvabili e un trasporto pubblico che, nella crisi di Amt, non riesce a garantire collegamenti davvero efficienti.

Così la via che un tempo era passeggio,incontro, confidenza, appartenenza (e, nonostante tutte le difficoltà, lo è ancora), rischia di diventare sempre più anonima. Dove prima c’erano botteghe familiari, negozi conosciuti, commercianti che erano presìdi quotidiani e volti riconoscibili, oggi subentrano spesso catene (pochissime partecipano attivamente alle spese per tenere vivo il quartiere), barber shop, minimarket, negozi senza un legame reale con la storia del quartiere e che non lo creano. Non sempre, non tutti, ma abbastanza da cambiare il volto della strada. E quando cambia il volto di via Sestri, cambia anche il modo in cui i sestresi la vivono: meno casa, meno identità, meno orgoglio, più vuoto.

È una crisi commerciale, certo. Ma è anche una crisi urbana, sociale, quasi si può dire sentimentale. Perché i negozi storici di Sestri non hanno solo venduto prodotti: hanno costruito abitudini, relazioni, memoria. Hanno fatto, e ovviamente quelli che ci sono lo continuano a fare nonostante le grandi fatiche, da presidio, da punto di incontro, da motivo per attraversare la via e restarci. E quando quei negozi chiudono, si spegne un pezzo del quartiere.

A mettere in fila problemi e responsabilità è Monia Modarelli, presidente del Civ di Sestri Ponente, che parte, tra i tanti, da uno dei nodi principali: il caro affitti. "Il problema del caro affitto per i locali commerciali in via Sestri è molto sentito, perché sono rimasti nell’ottica degli anni Ottanta e Novanta, non si sono adeguati al cambiamento dei tempi e sono aumentati esponenzialmente. Ci sono negozi sani, a conduzione familiare, che potrebbero occupare la via principale ma non se lo possono permettere, perché gli affitti non sono adeguati a quello che è oggi il costo della vita. E gli unici che se lo possono permettere sono le catene commerciali", spiega.

Il meccanismo, secondo la presidente del Civ, è ormai evidente: le grandi insegne arrivano, reggono costi che una piccola attività non può permettersi, alterano gli equilibri del commercio locale e poi, se il punto vendita non funziona più nella loro strategia, se ne vanno. "Le catene stanno aperte per un po’, spaccano il mercato del piccolo negozio, a volte costringendolo alla chiusura, e poi quando si stufano chiudono e si trasferiscono. Perché è questa la logica della grande catena: prevedono aperture e chiusure che un piccolo negozio non si può permettere. Ma così sconvolgono il tessuto commerciale preesistente e storico. Il discorso è questo: con questi affitti, chi si può trasferire a Sestri? Chiude un negozio storico e non apre un altro negozio familiare, apre una catena", aggiunge Modarelli.

E così, inevitabilmente, la crisi diventa più profonda, per una via che non è mai stata una strada qualsiasi, bensì è stata (e, ribadiamolo, lo è ancora, nonostante tutto, grazie all’enorme impegno di quelli che si possono definire i ‘resilienti’, commercianti e cittadini che investono quotidianamente energia, tempo e risorse per il territorio) la via del passeggio, delle vetrine, delle famiglie, dei negozi conosciuti per nome. Una strada in cui il commercio non era solo economia, ma relazione. Il negoziante conosceva i clienti, i clienti conoscevano il negoziante, e dentro quel rapporto quotidiano si teneva insieme un pezzo di comunità.

Oggi, invece, quel tessuto si sta man mano sfilacciando. I negozi storici chiudono, i fondi restano vuoti o vengono occupati da attività che spesso non portano con sé la stessa partecipazione alla vita della via. Grandi catene (come scritto, pochissime partecipano attivamente), barber shop, minimarket etnici, attività che possono avere un 'ruolo commerciale', certo, ma che difficilmente restituiscono alla strada quel senso di appartenenza costruito in decenni di botteghe, famiglie e vetrine storiche.

Su un punto, però, Modarelli tiene a fare una precisazione, soprattutto rispetto alle agenzie immobiliari. "Ci tengo a sottolineare che alcune agenzie immobiliari sono nostre consorziate e fanno parte attivamente del consorzio, partecipando a tutte le iniziative. Ce ne sono diverse che fanno per il territorio, molte sono anche attive sul sociale e ci tengo molto a dirlo. Non tutte, ma molte sì", chiarisce.

Il problema, semmai, riguarda chi apre senza entrare davvero nella vita della delegazione. Chi usufruisce via Sestri come spazio commerciale, ma non come quartiere da sostenere. "Il problema, oltre alle grandi catene, è che molte attività non partecipano attivamente alla vita del quartiere. Aprono, ma non contribuiscono. E questo vale anche per gli istituti bancari, che non partecipano minimamente: è scandaloso. Nessuno partecipa in nessuna maniera a mantenere vivo il quartiere", denuncia la presidente del Civ.

Il caso più concreto, e forse più simbolico, è quello delle luminarie natalizie: una via che perde negozi rischia anche di perdere la luce, letteralmente. Quest’anno, infatti, le luminarie in via Sestri non sono affatto scontate. "Ci troviamo noi piccoli negozi, facenti parte del consorzio, a sostenere certe iniziative a spese nostre, come le bandierine, senza trovare catene o barber shop attivi con noi. E proprio sulle luminarie, ahimè, quest’anno sono a rischio. L’anno scorso già ci siamo trovati in difficoltà, perché non partecipano. Noi ci facciamo aiutare dal Comune con i bandi, ma come commercianti dobbiamo mettere anche fondi nostri. Quindi quest’anno le luminarie su via Sestri sono in dubbio, non è scontato che la via sarà illuminata: sono a rischio", racconta Modarelli.

E ancora, una nota dolente sugli istituti bancari: "Gli istituti bancari non partecipano mai. Ogni anno scriviamo per chiedere di partecipare e non rispondono mai. I negozi sono sempre meno, quindi le luminarie sono davvero a rischio. Tutti i costi sono a carico di noi pochi commercianti che partecipiamo".  Una questione pratica, certo. Ma anche una fotografia amara: meno negozi, meno partecipazione, meno iniziative, meno luce. In tutti i sensi. Una via più buia, più spenta, più povera di occasioni e di presenza.

Alla domanda su quale futuro possa avere Sestri, se la tendenza continuerà e se non arriveranno misure capaci di invertire la rotta, la risposta è netta. "Sicuramente meno luminoso. Sestri ha bisogno, come ne ha bisogno tutto il Ponente, e su questo ne stiamo ragionando con l’assessora al Commercio Tiziana Beghin, di avere persone qui. L’unico modo è diffondere gli eventi anche nel resto della città, creare interesse ed eventi anche - e soprattutto - di carattere culturale. Le persone vengono se c’è qualcosa da vedere, da vivere. Noi come negozi ci mettiamo tutto noi stessi per creare esperienze di vendita, cercando di differenziarci dalle grandi catene. Ma abbiamo bisogno di un supporto dell’amministrazione. Il dialogo con l’amministrazione, tramite Confcommercio, è sempre aperto e costante. Ci auguriamo di portare buone notizie", dice Modarelli.

Il tema, però, non è solo cosa succede dentro via Sestri. È anche come ci si arriva. Perché una strada commerciale può avere vetrine, iniziative, qualità e storia, ma se è difficile da raggiungere resta tagliata fuori, senza se e senza ma. E oggi Sestri convive con due problemi enormi: il trasporto pubblico in sofferenza e la carenza cronica di parcheggi. "Recentemente abbiamo avuto un incontro con il Comune e ne abbiamo discusso con gli assessori competenti. Ci auguriamo quanto prima di avere un treno metropolitano, perché ci cambierebbe completamente lo scenario. I lavori volgono al termine e per noi cambierebbe tutto avere qualcosa che possa assomigliare a una metropolitana di superficie, con treni molto frequenti da Voltri al centro. Sarebbe indispensabile, perché al momento con i mezzi pubblici è un grosso problema muoversi. E lo stesso vale con il mezzo privato, perché qui a Sestri c’è un problema serio di parcheggi", spiega la presidente del Civ.

Il risultato, oggi, è un sistema che non aiuta chi vorrebbe fermarsi, girare, comprare, magari mangiare qualcosa o frequentare altre attività della delegazione. "Uno dei grossi problemi è che veniamo, di fatto, isolati. Tante persone arrivano con il mezzo privato: scende la persona che fa acquisti, l’altra resta in macchina in doppia fila e poi se ne va, perché non c’è posto. Questo è un sistema malato. Il mio cliente che viene da fuori entra nel negozio e io non riesco poi a dirottarlo nel resto della delegazione, magari a frequentare altri luoghi o a mangiare qualcosa, perché non sa dove mettersi. A quel punto fanno compere, salgono in macchina e se ne vanno. È un sistema malato che ci isola ed è un danno immane", aggiunge Modarelli.

Sul nodo parcheggi si è mosso anche il Municipio Medio Ponente, che su proposta di Lega e Fratelli d’Italia ha approvato una mozione per incentivare la realizzazione e la promozione di parcheggi di interscambio sul territorio. L’atto si inserisce in un percorso già avviato, con l’obiettivo di individuare nuove aree tra Sestri Ponente e Cornigliano da destinare a questa funzione, provando ad affrontare in modo più strutturale una delle criticità storiche della zona.

Tra le possibili localizzazioni tornano alcune ipotesi già discusse: le aree vicine alla stazione ferroviaria di Sestri Ponente, spazi nei pressi della stazione di Cornigliano o lungo via Albareto, oltre ad alcune zone a monte di via Merano. A queste si affianca l’idea di accompagnare i nuovi parcheggi con misure di incentivo, come la prima ora gratuita o agevolazioni per chi prosegue il viaggio con i mezzi pubblici.

A prescindere, il nocciolo è che Sestri Ponente rischia, e sta rischiando concretamente, di perdere un pezzo dopo l’altro della propria riconoscibilità. Castelli, Milone e le altre chiusure non sono solo nomi in un elenco, bensì sono segnali, molto netti. E ogni volta che una serranda storica si abbassa, via Sestri, amaramente, diventa un po’ meno via Sestri.

Federico Antonopulo

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MAGGIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium