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Cronaca | 11 agosto 2026, 10:13

Marassi, violenza e tensione: agente aggredito due volte dallo stesso detenuto, un altro tenta il suicidio

Il sindacato Sappe lancia l'allarme sul sovraffollamento estivo: “La gestione a distanza non funziona più, si riapra il Provveditorato regionale”

Marassi, violenza e tensione: agente aggredito due volte dallo stesso detenuto, un altro tenta il suicidio

Un poliziotto penitenziario aggredito due volte dallo stesso detenuto e, nella stessa giornata, un altro detenuto salvato in extremis dopo un tentativo di suicidio. È il bilancio delle gravi criticità registrate ieri nella Casa Circondariale di Genova Marassi, dove il personale continua a operare in condizioni di forte pressione, tra sovraffollamento, carenza di organico e un numero crescente di eventi critici. A denunciarlo è Vincenzo TRISTAINO, segretario nazionale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – SAPPE.

«Quanto accaduto a Marassi è gravissimo – afferma Tristaino –. Un nostro collega è stato aggredito per ben due volte da un detenuto della terza sezione. Nella stessa giornata, nella sesta sezione, altri poliziotti sono dovuti intervenire tempestivamente per impedire che un detenuto portasse a compimento un tentativo di suicidio. Due situazioni completamente diverse, ma che restituiscono la stessa fotografia: quella di un personale costantemente esposto a rischi e responsabilità enormi». «Da una parte – prosegue – ci sono poliziotti che vengono aggrediti mentre garantiscono ordine e sicurezza; dall'altra gli stessi poliziotti che, senza esitazione, intervengono per salvare una vita. È questa la realtà quotidiana della Polizia Penitenziaria, troppo spesso raccontata soltanto quando accade l'irreparabile».

Per il SAPPE, gli episodi di Marassi non possono essere derubricati a semplici fatti di cronaca.

«Il problema è strutturale – sottolinea Tristaino –. Marassi deve fare i conti con sovraffollamento, carenze di personale, detenuti con rilevanti problematiche di gestione, aggressioni, tentativi di suicidio e continui eventi critici. Nel periodo estivo la situazione si aggrava ulteriormente per la necessità di assicurare la fruizione delle ferie al personale. A fronte di tutto questo, i poliziotti continuano a garantire il servizio con un sacrificio professionale e personale che non può essere considerato una risorsa inesauribile». Il SAPPE torna quindi a chiedere con forza la riapertura del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Liguria: «Non è più rinviabile – sostiene Tristaino –. La Liguria non può continuare a essere amministrata a distanza. Abbiamo istituti penitenziari complessi, criticità organizzative e operative, carenze di organico e un sovraffollamento che richiedono un centro decisionale presente sul territorio, in grado di conoscere direttamente le problematiche e di assumere decisioni rapide ed efficaci. La riapertura del Provveditorato ligure non è una questione burocratica: è una scelta di sicurezza».

«Non possiamo continuare ad aspettare il prossimo episodio grave per intervenire – conclude Tristaino –. Servono più personale, strumenti adeguati, una gestione rigorosa dei detenuti violenti e una struttura amministrativa regionale capace di affrontare le emergenze senza ulteriori passaggi e ritardi. Al collega aggredito va la piena solidarietà del SAPPE e ai poliziotti intervenuti per salvare il detenuto il nostro plauso. Ancora una volta hanno dimostrato professionalità, coraggio e senso dello Stato. Ora tocca all'Amministrazione dimostrare con i fatti di essere dalla parte dei suoi uomini e delle sue donne».

Sulla situazione interviene anche Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

«Quello che accade a Marassi è il segnale evidente di un sistema che sta chiedendo troppo alla Polizia Penitenziaria – dichiara Capece –. Non possiamo considerare normale che un poliziotto venga aggredito due volte nella stessa giornata e che, poche ore dopo, altri colleghi debbano rischiare la propria incolumità per salvare un detenuto. Questa non è ordinaria amministrazione: è una situazione di emergenza che richiede risposte immediate».

«Chiediamo al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – prosegue – di intervenire senza ulteriori rinvii. Servono assunzioni e assegnazioni di personale, strumenti di sicurezza, una gestione più efficace dei detenuti violenti e un'organizzazione amministrativa adeguata alle esigenze del territorio. E chiediamo con forza la riapertura del Provveditorato Regionale della Liguria: una regione come questa non può essere lasciata senza un autonomo presidio decisionale».

«Il SAPPE – conclude Capece – non è disponibile ad assistere passivamente al progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari. Ogni aggressione, ogni tentativo di suicidio, ogni emergenza gestita in condizioni di carenza di personale è un campanello d’allarme. Lo Stato intervenga adesso, prima che sia troppo tardi».

Redazione

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