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Economia | 13 agosto 2026, 07:00

Alfabetizzazione digitale per adulti, imparare senza fretta per diventare più indipendenti

Da dove si comincia, a cinquant'anni o a settanta, se lo smartphone si usa tutti i giorni ma online non ci si sente mai davvero autonomi?

Alfabetizzazione digitale per adulti, imparare senza fretta per diventare più indipendenti

Da dove si comincia, a cinquant'anni o a settanta, se lo smartphone si usa tutti i giorni ma online non ci si sente mai davvero autonomi? Si parte da un compito concreto: prenotare una visita, pagare un bollettino, scaricare un referto. L'alfabetizzazione digitale per adulti non è un corso di informatica: è la capacità di portare a termine da soli, e in sicurezza, le operazioni della vita quotidiana.

In sintesi: che cos'è, che cosa include, quando serve una certificazione

Per un adulto, essere alfabetizzato dal punto di vista digitale significa saper svolgere in autonomia i compiti che oggi passano da uno schermo: accedere ai servizi pubblici, comunicare, gestire documenti, pagare. La certificazione è un capitolo diverso: serve quando il titolo va dimostrato a terzi, come nel caso delle graduatorie del personale scolastico. Quattro punti fermi per orientarsi:

Che cosa comprende. Tre dimensioni inseparabili: autonomia (lo faccio da solo), sicurezza (proteggo dati e denaro), consapevolezza (capisco cosa succede quando clicco, accetto, condivido).

Su quali aree si lavora. Informazione e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti, sicurezza, risoluzione di problemi: sono le aree del quadro europeo DigComp 2.2, riferimento comune per descrivere le competenze digitali dei cittadini.

Quando serve una certificazione. Per graduatorie, concorsi e candidature in cui il possesso delle competenze digitali di base è un requisito formale, non una preferenza.

Come si verifica. Il titolo deve essere rilasciato da un organismo di certificazione delle persone accreditato e risultare registrato nella banca dati dell'ente unico nazionale di accreditamento, consultabile pubblicamente.

Chi cerca solo autonomia personale può ignorare del tutto la parte burocratica. Chi invece ha bisogno anche di un titolo spendibile farà bene a valutare percorsi che affiancano preparazione ed esame finale: esistono proposte in cui un corso di alfabetizzazione digitale funziona come preparazione a una certificazione delle competenze, con la verifica conclusiva già inclusa nel percorso. Prima di iscriversi, in questi casi, conviene chiarire tre cose: modalità di erogazione e di esame, chi rilascia il titolo, se il nominativo verrà poi registrato in un archivio pubblico consultabile.

È una distinzione che sembra sottile e invece cambia tutto. Chi si iscrive pensando di dover imparare il computer in astratto si scoraggia quasi subito. Chi parte da un elenco di cose che vorrebbe saper fare senza chiedere aiuto al figlio o al nipote, di solito arriva in fondo. Vale per chi cerca lavoro dopo una lunga pausa, per chi assiste un genitore anziano e gestisce prenotazioni sanitarie, per chi lavora già ma sente che le richieste digitali del proprio ruolo sono cresciute più in fretta delle sue competenze.

Che cosa include l'alfabetizzazione digitale secondo DigComp 2.2

Il riferimento europeo su questo tema esiste e ha un nome poco poetico: DigComp. La versione 2.2, pubblicata nel 2022 dal Centro comune di ricerca della Commissione europea, descrive le competenze digitali dei cittadini e aggiunge oltre 250 nuovi esempi di conoscenze, abilità e atteggiamenti, includendo temi allora emergenti come i sistemi guidati dall'intelligenza artificiale, il lavoro a distanza e l'accessibilità. A dicembre 2022 il quadro è stato presentato anche in italiano, con l'obiettivo dichiarato di offrire un linguaggio comune per identificare e descrivere le aree chiave delle competenze digitali.

Tradotto in pratica: il quadro non parla di programmi o di marche di dispositivi. Parla di aree e di livelli di padronanza. Un adulto che riconosce un tentativo di phishing e sa dove recuperare le proprie credenziali possiede competenze digitali reali, anche se non ha mai aperto un foglio di calcolo. Un ragazzo velocissimo con le app può, all'opposto, non avere idea di come si verifica una fonte.

Autonomia, sicurezza, consapevolezza

Le tre componenti che contano davvero sono queste. Autonomia: completo l'operazione da solo. Sicurezza: proteggo i miei dati e il mio denaro. Consapevolezza: capisco le conseguenze di quello che faccio. Chi progetta un percorso formativo per adulti dovrebbe misurare i progressi su questi tre assi, non sul numero di funzioni illustrate a lezione.

Partire dal dispositivo che si usa già

C'è poi una scelta di metodo che per molti fa la differenza: cominciare dallo smartphone, non dal computer. Per una buona parte degli adulti il telefono è l'unico strumento realmente presidiato, quello che si tiene in tasca e si accende decine di volte al giorno. Esercitarsi lì permette di ripetere le operazioni durante la giornata, senza doversi sedere alla scrivania. Il passaggio al computer, se serve, viene dopo e in genere costa meno fatica.

Perché molti adulti si fermano prima ancora di provare

Gli ostacoli, nella maggior parte dei casi, non sono cognitivi. Sono pratici ed emotivi, e conviene chiamarli con il loro nome.

Il primo è la paura di rompere qualcosa. È diffusa e ha una radice ragionevole: chi ha lavorato con macchine fisiche sa che un errore può costare caro. Un buon insegnamento parte da lì, mostrando le vie d'uscita: come si annulla un'operazione, come si recupera una password dimenticata, chi si contatta quando un servizio non risponde. Per molte persone la sicurezza percepita cresce quando si conosce la procedura di rientro, non quando si evita accuratamente l'errore.

Il secondo è il confronto con i più giovani. Chiedere aiuto a un familiare risolve il problema del momento e cristallizza la dipendenza: chi guarda qualcun altro fare, difficilmente impara. Meglio farsi guidare a voce tenendo il telefono in mano, anche se ci vuole il triplo del tempo.

Il terzo è il disordine accumulato. Decine di app installate e mai usate, tre indirizzi email di cui uno dimenticato, password annotate su foglietti diversi, notifiche continue che coprono i messaggi importanti. Prima di aggiungere competenze, spesso, serve togliere rumore.

Imparare senza fretta: il metodo dei micro-obiettivi

Per chi studia dopo il lavoro o dopo la pensione, può aiutare concentrarsi su poche abilità utili per volta invece di affrontare venti funzioni in una sera. Una sola, scelta perché serve davvero, ha più probabilità di restare.

Un micro-obiettivo ben formulato ha tre caratteristiche: è un compito reale, non un esercizio inventato; si completa in pochi minuti; si può ripetere. Per esempio: inviare una email con un documento allegato. Oppure fotografare un modulo cartaceo e trasformarlo in un PDF leggibile. Oppure attivare la notifica della banca sulle spese con carta.

La verifica è altrettanto semplice e va fatta senza sconti. Due domande. Riesco a rifarlo da solo, a distanza di tre giorni, senza guardare gli appunti? So cosa fare se qualcosa va storto, se il file non si apre, se il codice non arriva, se il sito restituisce un errore? Quando la risposta alla seconda domanda è no, l'abilità non è ancora acquisita: è stata solo eseguita una volta.

Questo approccio ha un vantaggio collaterale poco discusso: tiene sotto controllo l'ansia da prestazione. Un obiettivo piccolo resta raggiungibile anche in una settimana complicata, e ogni traguardo alimenta il successivo. I programmi troppo densi tendono a produrre l'effetto opposto: due lezioni saltate e il corso viene abbandonato.

Come scegliere un corso per adulti: criteri pratici

L'offerta formativa in questo campo è ampia e disomogenea. Alcuni criteri aiutano a distinguere prima di pagare.

Programma costruito su casi d'uso. Accesso ai servizi pubblici, gestione dei documenti, posta elettronica, sicurezza informatica, collaborazione online, videoscrittura e fogli di calcolo. Se l'indice è solo un elenco astratto di funzioni, il taglio è vecchio.

Lezioni brevi e materiali riascoltabili. Poter tornare su una spiegazione una seconda e una terza volta conta più della durata complessiva dichiarata.

Possibilità di procedere al proprio ritmo. La formazione online disponibile in qualsiasi momento della giornata è una modalità molto diffusa e spesso è la più comoda per chi ha orari irregolari: riduce il rischio di abbandono per motivi logistici.

Una verifica finale seria ma non punitiva. Serve a fissare quanto appreso e a dare una misura oggettiva del progresso. Le modalità variano da schema a schema: in alcuni casi la prova è articolata per livelli, con blocchi di domande a tempo.

Un riferimento a un quadro riconosciuto. Se il programma dichiara coerenza con DigComp 2.2, diventa possibile capire quali aree copre e a che livello.

Un'ultima considerazione sulla modalità. Il corso in presenza offre un vantaggio che l'online non replica facilmente: qualcuno che guarda lo schermo insieme a te nel momento esatto in cui qualcosa non funziona. L'online, in compenso, permette di ripetere e di scegliere l'orario. Chi parte da zero e non ha nessuno a cui chiedere farebbe bene a verificare, prima dell'iscrizione, quale forma di assistenza è prevista quando ci si blocca. Va tenuto presente anche un dettaglio amministrativo: diverse offerte formative richiedono la maggiore età per l'iscrizione, così come per l'attivazione degli strumenti di identità digitale collegati.

Le competenze che restituiscono autonomia in poche settimane

Non tutte le abilità digitali pesano allo stesso modo nella vita quotidiana. Alcune sbloccano decine di operazioni; altre servono solo in contesti specifici. Queste sono ad alto rendimento.

Identità digitale: la chiave che apre quasi tutto

In Italia l'identità digitale è lo strumento che permette al cittadino di identificarsi in modo univoco e di accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati aderenti. Gli strumenti sono tre: SPID, Carta d'Identità Elettronica e Carta Nazionale dei Servizi. Non è un dettaglio tecnico: secondo quanto riportato dal portale del Dipartimento per la trasformazione digitale in riferimento all'articolo 65 del Codice dell'Amministrazione Digitale, per presentare per via telematica istanze e dichiarazioni alla Pubblica Amministrazione è richiesta l'identificazione tramite SPID, CIE o CNS.

Per attivare SPID occorre aver compiuto 18 anni e avere a disposizione un documento di riconoscimento italiano, la tessera sanitaria o il codice fiscale, un indirizzo email e un numero di cellulare. Il passaggio critico, per molti, non è l'attivazione: è ricordare come si accede sei mesi dopo. Vale la pena esercitarsi almeno tre volte nelle settimane successive, anche senza una pratica da sbrigare.

Posta elettronica e documenti

Allegare un file, salvare un PDF, ritrovare un documento scaricato tre mesi prima. Sembrano operazioni banali e sono il collo di bottiglia più frequente. Una cartella unica sul telefono, con un nome chiaro, risolve metà dei problemi. Sapere dove finiscono i file scaricati risolve l'altra metà.

Pagamenti e ricevute

Riconoscere la schermata di autenticazione della propria banca, conservare la ricevuta, sapere dove si controlla lo stato di un ordine o di una spedizione. Chi padroneggia queste tre cose regge molto meglio la pressione psicologica di un messaggio allarmistico su un pagamento sospeso.

Sicurezza di base

Password diverse per i servizi importanti, autenticazione a due fattori attiva su email e home banking, aggiornamenti del telefono non rimandati all'infinito, una copia delle foto in un secondo posto. Quattro abitudini, non quattro corsi.

Truffe online: la parte che nessuno dovrebbe saltare

Un percorso di alfabetizzazione digitale che ignora questo capitolo è incompleto. I messaggi fraudolenti via SMS o email seguono schemi ricorrenti e riconoscibili: urgenza ingiustificata, minaccia di una conseguenza immediata come il conto bloccato o il pacco in giacenza, un link che porta a una pagina somigliante ma non identica a quella ufficiale, errori di lingua che a una lettura distratta sfuggono.

La regola operativa da memorizzare è una sola, e va ripetuta finché non diventa automatica: non si agisce sul messaggio ricevuto. Ci si ferma, si chiude, si apre l'app ufficiale oppure si digita a mano l'indirizzo del sito, o ancora si telefona al numero stampato sul retro della carta. Se la comunicazione è autentica, la si ritroverà lì. Se non c'è, era falsa.

Lo stesso vale per le telefonate. Quando qualcuno chiede codici, credenziali, spostamenti di denaro o l'autorizzazione a un pagamento, la risposta giusta è interrompere e verificare in autonomia dai canali ufficiali. Anche se il numero visualizzato sembra quello giusto. Anche se l'interlocutore conosce alcuni dati personali. La sensazione di urgenza è lo strumento di lavoro del truffatore, non un indizio di veridicità.

Tre dubbi ricorrenti, in breve

Che cos'è la CIAD

È la certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale: un titolo che attesta le competenze digitali di base secondo lo schema europeo DigComp 2.2, rilasciato da un organismo di certificazione delle persone accreditato e registrato nella banca dati dell'ente nazionale di accreditamento.

Come si controlla se una certificazione è registrata

Esiste una banca dati pubblica che permette di cercare le persone certificate secondo gli schemi DigComp 2.2 e DigCompEdu dagli organismi accreditati. Le informazioni pubblicate sono di responsabilità degli organismi di certificazione: per conoscere la data d'esame relativa a un certificato occorre rivolgersi a chi lo ha rilasciato.

Serve per le graduatorie ATA di terza fascia

Sì, con un'eccezione. Il titolo è requisito di ammissione ai profili professionali del personale ATA a esclusione del collaboratore scolastico, e deve essere in corso di validità al momento dell'iscrizione in graduatoria.

Attestato o certificazione: quando la differenza conta davvero

Per un cittadino che vuole solo essere più indipendente, un attestato di frequenza è irrilevante: conta il risultato pratico. La questione cambia se il titolo serve per un concorso, per una graduatoria o per una candidatura di lavoro. In quel caso non basta un percorso didattico generico: serve un corso di alfabetizzazione digitale con verifica finale conforme a uno schema riconosciuto e rilasciato da chi ha i requisiti per farlo.

Il caso più discusso in Italia riguarda il personale scolastico. Con il CCNL Istruzione e Ricerca 2019/2021, sottoscritto definitivamente il 18 gennaio 2024, la certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale è diventata requisito di ammissione ai profili professionali del personale ATA, con l'eccezione del collaboratore scolastico.

Il Decreto Ministeriale n. 89 del 21 maggio 2024 ha poi disciplinato la costituzione delle graduatorie di circolo e di istituto di terza fascia per il triennio 2024-2027. Per chi era stato inserito con riserva, il conseguimento andava perfezionato entro il 30 aprile 2025. La procedura informatizzata per lo scioglimento della riserva è stata disponibile dal 28 aprile al 9 maggio 2025 e chiedeva di indicare tre elementi:

la data di conseguimento della certificazione;

l'ente presso cui il titolo era stato ottenuto;

le informazioni utili a verificare l'accreditamento di quell'ente.

È il punto che rende l'alfabetizzazione digitale ATA una questione diversa da una semplice scelta formativa. Per essere valida, la certificazione deve seguire lo schema DigComp 2.2, essere rilasciata da un organismo di certificazione delle persone accreditato presso l'ente unico nazionale di accreditamento e risultare registrata nella relativa banca dati pubblica. La definizione richiamata dalla normativa scolastica aggiunge due requisiti: il titolo deve essere in corso di validità al momento dell'iscrizione in graduatoria e deve attestare il superamento di un test finale sulle competenze informatiche richieste, tra cui sistemi operativi, videoscrittura, fogli elettronici e posta elettronica.

Chi valuta un investimento formativo con questa finalità ha dunque un controllo semplice da fare prima di pagare: accertarsi che l'organismo che rilascia la certificazione sia accreditato e che il nominativo, superato l'esame, finisca in un archivio pubblico consultabile. Un attestato non registrato può avere valore didattico, ma non soddisfa quel requisito.

Trenta giorni, quattro settimane, un obiettivo per volta

Chi vuole una traccia concreta può provare questo schema, calibrandolo sui propri tempi.

Prima settimana, ordine. Elenco degli account attivi, un unico indirizzo email principale, password ricostruite dove servono, aggiornamenti del dispositivo installati, backup delle foto avviato. Nessuna competenza nuova: si libera spazio mentale.

Seconda settimana, comunicazione e documenti. Inviare e ricevere allegati, salvare un PDF, creare due cartelle con nomi sensati, scansionare un documento con il telefono.

Terza settimana, servizi e pagamenti. Accesso con identità digitale ripetuto più volte, una prenotazione effettuata da soli, una ricevuta scaricata e archiviata dove si sa ritrovarla.

Quarta settimana, sicurezza. Autenticazione a due fattori su email e banca, esercizio di riconoscimento su tre messaggi sospetti realmente ricevuti nelle settimane precedenti, lista dei numeri ufficiali da chiamare in caso di dubbio.

Alla fine del mese non si sarà diventati esperti. Si sarà però in grado di fare senza aiuto una decina di operazioni che prima richiedevano una telefonata a qualcuno. È esattamente il tipo di risultato che rende sostenibile continuare.

Il valore di andare piano

C'è un pregiudizio da smontare: che la lentezza nell'apprendimento digitale sia un limite. Non lo è. Un adulto che impara un'operazione alla volta, verificando di saperla ripetere e di sapere cosa fare quando qualcosa non funziona, costruisce competenze più solide di chi tocca schermi tutto il giorno per abitudine. La differenza si vede nel momento in cui arriva il messaggio sbagliato, la richiesta strana, il codice inatteso. Lì l'autonomia non è velocità: è capacità di fermarsi e capire. Ed è una competenza che si può imparare a qualsiasi età, purché nessuno abbia fretta di insegnarla.

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