ROMA (ITALPRESS) - Da alcune settimane gli investitori internazionali guardano con crescente preoccupazione all'andamento dei mercati obbligazionari. Dalla fine di luglio, infatti, i rendimenti dei titoli di Stato di numerosi Paesi hanno registrato aumenti significativi, riflettendo una combinazione di fattori. Tra questi, la prosecuzione della guerra in Medio Oriente e le sue possibili ripercussioni sull'inflazione; la revisione delle aspettative sul percorso dei tassi di interesse e il rialzo dei tassi praticato dalla Bce; infine, gli elevati livelli di debito pubblico rispetto al Pil in diverse economie avanzate. Tuttavia, al momento la congiuntura presente non vede alcuna vendita precipitosa e caotica dei titoli. Non tutti i Paesi, inoltre, hanno visto rialzi dei rendimenti di pari entità. In questo senso, i movimenti delle ultime settimane costituiscono anche un segnale importante per capire dove il mercato veda maggiori rischi prospettici. E' questo il punto di partenza del nuovo approfondimento della rubrica Fucino Flash dell'Ufficio Studi della Banca del Fucino, intitolato Rischio Francia. Il riprezzamento dei titoli di Stato nell'Eurozona. Lo studio, condotto da Vladimiro Giacchè con Michele Tonoletti, allarga lo sguardo a un confronto dei rendimenti su un triennio, a partire dal forte rialzo avvenuto nel settembre 2023: analizzando le tre principali economie dell'Eurozona, solo l'Italia esibisce oggi rendimenti, a seconda delle scadenze, sostanzialmente pari o inferiori a quelli raggiunti allora.Segue l'analisi approfondita della situazione in Francia, paese in cui le ragioni del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato vanno al di là della sola mancanza di disciplina fiscale, e affondano le radici nello squilibrio della bilancia delle partite correnti, e in particolare di quella commerciale.Ad aggravare ulteriormente le prospettive di Parigi la fase di elevata instabilità politica che caratterizza oggi il Paese e le prospettive delle nuove elezioni per la Presidenza della Repubblica attese per la primavera del 2027. Ad incidere sulla situazione il fatto che nessuno tra i candidati più accreditati nei sondaggi appare intenzionato a farsi carico di importanti manovre di aggiustamento fiscale, mentre al contrario, tra questi sono emerse anche proposte radicali, come quella di cancellare il debito pubblico francese detenuto dalla Bce (circa 600 miliardi) - proposta che ha del resto già incontrato un netto rifiuto da parte di Christine Lagarde.Lo studio in conclusione considera non più eludibile per la Francia la prospettiva di un riaggiustamento interno che porti ad un ridimensionamento del deficit pubblico e ad un riequilibrio strutturale della bilancia commerciale. Al tempo stesso, emerge un elemento positivo per l'Italia: nonostante l'elevato livello del debito pubblico, il nostro Paese presenta uno spread negativo rispetto alla Francia sul decennale e sul trentennale. Un dato che segnala come, nelle valutazioni degli investitori, le prospettive dell'Italia siano oggi considerate più favorevoli rispetto a quelle francesi.- foto tratta da report Banca del Fucino -(ITALPRESS).
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