Una “strumentalizzazione politica”.
Così la maggioranza in Consiglio comunale si è espressa sull'ordine del giorno straordinario presentato dalla Lega e da Fratelli d’Italia che ha riportato al centro del dibattito le aggressioni ai giornalisti avvenute lo scorso luglio a Sestri Ponente nel corso della fiaccolata promossa dall'Unione dei Comitati Genovesi e dal gruppo "Genova Insicura" per richiamare l'attenzione sui problemi di vivibilità del quartiere.
Il documento, firmato dalle capigruppo Paola Bordilli ed Alessandra Bianchi, mirava a impegnare la giunta a condannare ogni forma di violenza e a esprimere solidarietà ai giornalisti spintonati durante la manifestazione e ai cittadini tacciati di fascismo. Al termine di lungo dibattito, in cui non sono mancati i toni accesi, l'atto è stato respinto dall'aula con 23 voti contrari e 11 favorevoli.
Dopo l’illustrazione da parte della vicepresidente del Consiglio comunale Francesca Ghio, la discussione è stata aperta dal consigliere leghista Alessio Bevilacqua che ha ricordato il carattere spontaneo del corteo di luglio: “I cittadini in modo spontaneo hanno scelto di poter far ascoltare il proprio pensiero, la propria voce, organizzando una manifestazione, una camminata per le vie di Sestri Ponente”. Bevilacqua ha condannato sia le aggressioni subite dalla stampa sia l'atteggiamento di chi ha cercato di ostacolare la marcia, definendolo "a dir poco totalitarista” e ribadendo che “gli onesti contribuenti della città di Genova chiedono maggiore sicurezza e chiedono alle istituzioni di essere ascoltati”.
Sul ritardo con cui la pratica è approdata in consiglio è intervenuto il consigliere Nicholas Gandolfo di Fratelli d'Italia, rimarcando il rammarico per i tempi della discussione: “Penso che chiunque ci sta ascoltando si domanderà come mai un fatto avvenuto così mesi indietro ne discutiamo solo oggi”. Gandolfo ha rivendicato il senso della mobilitazione, nata per “testimoniare con una camminata la situazione di degrado e insicurezza che stanno vivendo i cittadini”, concludendo con una ferma condanna nei confronti di “qualunque tipo di gesto possa limitare la libertà di ogni cittadino a manifestare”.
Il consigliere del gruppo Misto Sergio Gambino ha ricostruito il clima di quei momenti, spiegando che “il dissenso nasceva dal fatto che c'erano dei cittadini che chiedevano e continuano a chiedere maggiore sicurezza nei territori”. Gambino ha poi ironizzato sul gesto di contestazione compiuto da una consigliera durante i disordini, osservando che “c'è stato chi ha fatto il segno della pace per cercare di mettere ordine tra le persone, soltanto che nel fare il segno della pace ha dimenticato di alzare anche il dito indice e quindi gli è rimasto il segno della pace a metà” con il solo dito medio.
A sostegno delle ragioni dell'ordine del giorno si è espressa anche la consigliera Anna Orlando (Vince Genova), evidenziando che “il documento tocca due aspetti, uno che riguarda i contenuti specifici della manifestazione, quindi il tema della sicurezza, e non possiamo smettere di monitorare in continuazione”. Orlando ha al contempo criticato la condotta della maggioranza nell'amministrazione, denunciando come “una consigliera della maggioranza ha fatto un gesto del tutto inopportuno, sgradevole, ed è stata l'ennesima volta in cui la maggioranza non ha preso nessuna posizione ufficiale di presa di distanza".
Anche la consigliera Ilaria Cavo del gruppo Orgoglio Genova Noi Moderati ha anticipato il proprio voto favorevole, sottolineando il valore della libertà di informazione sancito nel testo: “riconosco l'importanza e il diritto di quei cittadini che hanno portato a questa manifestazione di attirare l'attenzione sul tema della sicurezza”. Cavo ha richiamato l'attenzione sull'impegnativa del documento, descrivendola come una condanna “con rigore e con fermezza di ogni gesto verbale, social, fisico, di gesti intimidatori o denigratori”, auspicando una promozione della cultura del rispetto.
Di parere diametralmente opposto il Partito Democratico. La consigliera Martina Caputo (Pd) ha motivato il voto contrario contestando la mancanza di attualità dell'atto e addossando i ritardi alla gestione dell'opposizione: “è passato tanto tempo, questo documento non ha tempestività e la discussione a tratti pare un po' surreale”. Caputo ha ricordato che la vicinanza ai reporter era già stata espressa da tutte le forze politiche subito dopo i fatti, aggiungendo che “mi sembra assurdo doversi impegnare a condannare ogni forma di violenza quando esistono già le fattispecie di reato, trovo questo documento assolutamente inutile”.
A difendere il senso del dibattito è rientrato il consigliere Mario Mascia, Forza Italia, sostenendo che “non ci crede nessuno che siamo fuori tempo massimo per parlare di un argomento come la sicurezza che è sempre molto attuale”. Mascia ha criticato le letture ideologiche della vicenda, parlando del “colossale errore di scambiare dei cittadini che manifestavano per la sicurezza per strada per dei novelli fascisti” e invitando la politica a dare risposte concrete sul presidio del territorio.
Per la maggioranza ha preso parola il consigliere Filippo Bruzzone (Lista Civica Silvia Salis), respingendo le accuse di aver etichettato i residenti e ponendo l'accento sui gesti estremisti apparsi nel corteo: “Nessuno da questa parte dell'aula ha dato dei fascisti alla cittadinanza che legittimamente scende in piazza per ricordare all'amministrazione la sua priorità”. Bruzzone ha però sottolineato che “in quelle immagini c'erano anche dei bracci tesi” e che nell'ordine del giorno “manca un punto, ovverosia quei gesti che sono nostalgici del regime fascista e che non trovano casa nella Repubblica Democratica”.
Ancora più duro l'intervento del consigliere Massimo Romeo di AVS, che ha attaccato la ricostruzione offerta dal centrodestra: “Se devo scegliere tra il dito medio della collega Sara Tassara e il braccio teso di quelli che erano lì, io tifo per il dito medio della collega Tassara”. Romeo ha rimarcato che “quando parlate in difesa dei giornalisti, ricordatevi che i giornalisti li hanno aggrediti quelli che avevano il braccio teso, non la Sara Tassara che aveva il dito medio”.
Le conclusioni sono state affidate al vicesindaco Alessandro Terrile, che ha espresso la posizione contraria della giunta pur ribadendo la ferma condanna di ogni sopruso: “Noi condanniamo ogni forma di violenza fisica e verbale ed esprimiamo grande solidarietà e vicinanza ai giornalisti e ai fotografi”. Terrile ha tuttavia bocciato l'impostazione del documento, affermando che “questo documento non ha l'obiettivo di superare quelle tensioni, vuole rinfocolare quelle divisioni e fare una sorta di pagella tra buoni e cattivi”. Il vicesindaco ha infine rimarcato la necessità di “abbassare la tensione e occuparsi in modo laico e concreto del tema della sicurezza”, ricordando l'impegno istituzionale della sindaca presso il Ministero dell'Interno e i progetti di mediazione sociale e culturale avviati nel quartiere con Fincantieri.














