/ Cultura e spettacoli

Cultura e spettacoli | 09 ottobre 2026, 12:49

La moda del Seicento nei ritratti di Carbone: a Palazzo Lomellino abiti, merletti e gioielli dell’aristocrazia

Dal 10 ottobre al 24 gennaio circa trenta opere raccontano il prestigio delle famiglie e i cambiamenti del gusto

Stoffe preziose, gonne decorate d’oro, merletti e gioielli: il guardaroba delle dame genovesi del Seicento racconta il prestigio delle famiglie, ma anche i cambiamenti politici e commerciali della Repubblica. È questa una delle chiavi di lettura della mostra "Giovanni Bernardo Carbone 1616-1683. Un ritrattista ‘alla moda’ nella Genova di metà Seicento", aperta dal 10 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027 a Palazzo Nicolosio Lomellino, in via Garibaldi 7.

La prima esposizione monografica dedicata a Giovanni Bernardo Carbone riunisce nel piano nobile circa trenta opere provenienti da collezioni pubbliche e private, alcune inedite. Curata da Daniele Sanguineti, docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Genova e autore della monografia sull’artista pubblicata da Sagep nel 2020, ripercorre l’affermazione del pittore come ritrattista delle principali famiglie genovesi, mettendo in dialogo storia dell’arte e storia del costume.

Al progetto scientifico hanno collaborato Marzia Cataldi Gallo, Thessy Schoenholzer Nichols e Loredana Pessa, approfondendo la lettura degli abiti e degli accessori raffigurati. "Secondo me l’aspetto nuovo di questa mostra è aver messo l’accento su elementi che spesso vengono trascurati, in particolare le fogge degli abiti, i tessuti e i merletti", spiega Cataldi Gallo.

Nato nel 1616, Carbone si forma nella bottega di Giovanni Andrea De Ferrari, del quale è presente un dipinto in mostra. L’influenza di Anton van Dyck, centrale nella pittura genovese del periodo, non gli impedisce di sviluppare una propria capacità espressiva. "Nei suoi primi anni di professione, mentre l’arte di Van Dyck era molto in voga, ne rimane influenzato. Ma questo non gli impedisce di sviluppare un proprio modo di esprimersi, che prende forma in un accentuato realismo e nel desiderio di mettere in luce il carattere della persona ritratta, oltre a ogni dettaglio, anche il più minuto", osserva la studiosa.

Davanti al ritratto di una dama, Cataldi Gallo invita a guardare il volto prima ancora dell’abito: "L’ironia che emerge dal sopracciglio alzato e dallo sguardo di tre quarti di questa dama difficilmente si trova nel ritratto di un altro pittore. Carbone ha la capacità e l’interesse di ritrarre l’intimo della persona: un aspetto che non sempre si trova, per esempio, nei ritratti di Van Dyck, piuttosto formali e compassati. Qui si va a scavare nel profondo".

La precisione nella resa dei particolari permette anche di leggere il rapporto tra l’aristocrazia e le norme che regolavano l’esibizione della ricchezza. I tessuti sono stati studiati da Pessa, mentre Schoenholzer Nichols, arrivata appositamente da Basilea, ha approfondito passamanerie e pizzi.

"Esistevano leggi suntuarie che regolavano l’ostentazione del lusso. Erano molto precise: non si potevano avere gonne decorate d’oro, ma basta guardarsi intorno per vedere che non venivano rispettate", racconta Cataldi Gallo. "In questa sala ci sono due esempi di paggi mori, entrambi con la casacca bordata di galloni d’oro, cosa espressamente vietata dalle leggi suntuarie".

I ritratti conservano così la testimonianza di un lusso esibito anche oltre i limiti consentiti. Allo stesso tempo, mostrano come le scelte dell’abbigliamento rispondessero alle trasformazioni dei rapporti tra Genova e gli altri Paesi europei.

"Le dame erano alla page - sottolinea Cataldi Gallo -. Negli anni Quaranta, come dimostra il ritratto della famiglia Imperiale, aderivano completamente alla moda spagnola. Alcune la seguivano ancora negli anni Sessanta, continuando a usare il guardinfante, che il resto del mondo aveva abbandonato e che rimaneva in uso soltanto in Spagna e a Genova".

Altre dame si aprono invece alle novità, accompagnando con il proprio guardaroba l’evoluzione della storia. Nell’intervista, la studiosa collega il mancato pagamento degli interessi da parte della monarchia spagnola al venir meno della fiducia dei governanti genovesi e all’apertura di relazioni diplomatiche, politiche e commerciali con Francia, Inghilterra e Olanda.

"Le dame aderiscono subito a questo allargamento di orizzonti. L’abito della fanciulla in arancione, nell’altra sala, rispecchia con immediatezza una moda lanciata in Francia e in Olanda, con il bavero da spalla a spalla e il pizzo", spiega Cataldi Gallo. Nei dipinti convivono dunque la persistenza del gusto spagnolo e la ricezione delle nuove tendenze: gli abiti diventano un documento dei cambiamenti della società, oltre che uno strumento di rappresentazione del prestigio familiare.

Anche Sanguineti pone al centro del percorso la capacità del pittore di restituire il carattere dei committenti. "Un elemento mi ha sempre affascinato ed è quello che ho voluto porre in risalto nella sequenza dei trenta, selezionatissimi, dipinti convocati in mostra: la capacità di raffigurare i committenti non solo in modo estremamente naturalistico ma anche con una forte rilevanza psicologica, ottenuta tramite l’uso di indicatori espressivi che affiorano, in maniera più o meno accentuata, dai loro volti".

"L’interiorità più recondita non può non emergere sotto il pennello di Carbone, in un modo, oserei dire, ancora più potente di quanto Van Dyck, suo maestro putativo, seppe raggiungere. E rispetto alla granitica immagine che il celebre fiammingo diede, negli anni Venti, alle dame e ai cavalieri, per la totale adesione alla moda spagnola, Carbone cavalcò l’onda di un tempo diverso, ricco di veloci trasformazioni nelle fogge degli abiti e nel desiderio della società, dopo il pesante biennio pestilenziale (1656-1657), di affermare la vita".

Il percorso comprende un’installazione multimediale realizzata da Opera Laboratori in collaborazione con ToonTaun, con la regia di Federico Basso. Le immagini attraversano tre pareti LED, ingrandendo volti, sguardi e dettagli degli abiti per approfondire il ruolo della moda, dei tessuti e dei rituali di bellezza nella Genova del Seicento.

La mostra è promossa dall’Associazione di Palazzo Lomellino di Strada Nuova APS. "Ogni progetto di Palazzo Lomellino nasce dalla volontà di dare nuova vita alla storia di questo luogo e, attraverso di essa, contribuire a far conoscere una parte del patrimonio culturale di Genova", dichiara il presidente Matteo Bruzzo. "La mostra su Giovanni Bernardo Carbone si inserisce pienamente in questa nostra missione e ci offre l’occasione di riscoprire un artista legato a un momento particolarmente significativo della storia della città, quello segnato dalla presenza di Anton van Dyck all’inizio del Seicento, al quale è stata recentemente dedicata una memorabile mostra".

All’esposizione si affiancano conversazioni e visite sul territorio. L’11 novembre Cataldi Gallo approfondirà la società genovese del Seicento tra status, carattere e moda; il 25 novembre Pessa parlerà delle stoffe per l’abbigliamento dell’epoca. Il 21 gennaio 2027, all’Università di Genova, si terrà inoltre un convegno scientifico sulla ritrattistica genovese a confronto con quella di altri centri italiani.

Chiara Orsetti

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A OTTOBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium