La vertenza ex Ilva torna ad accendere la protesta a Genova. Questa mattina, alle 7, i lavoratori dello stabilimento di Cornigliano sono attesi in assemblea davanti ai cancelli della fabbrica per discutere le nuove iniziative di mobilitazione dopo l’annuncio dell’ampliamento della cassa integrazione straordinaria. Una comunicazione che ha riaperto lo scontro tra i dipendenti, le organizzazioni sindacali e i vertici di Acciaierie d’Italia, a pochi giorni dalle rassicurazioni sulla prosecuzione delle attività produttive.
Al centro della protesta c’è una contraddizione che i lavoratori giudicano inaccettabile: da una parte gli impegni per mantenere operativo lo stabilimento genovese, dall’altra la richiesta di estendere la cassa integrazione fino a coinvolgere potenzialmente 870 persone su un organico complessivo di 917 dipendenti. La misura, secondo le comunicazioni aziendali, potrebbe proseguire fino al 28 febbraio 2027, salvo proroghe.
La nuova mobilitazione arriva dopo i giorni di sciopero, i cortei e il presidio davanti alla Prefettura che, la settimana scorsa, avevano portato a un’intesa sulla continuità delle lavorazioni a Cornigliano.
Mercoledì scorso, al termine del confronto tra commissari straordinari e sindacati, era stato messo nero su bianco che lo stabilimento genovese non avrebbe chiuso. L’accordo prevedeva la prosecuzione delle linee di zincatura, decapaggio e banda stagnata fino alla fine di novembre, oltre alla ricerca di forniture di coils per sostenere le produzioni successive.
Un risultato ottenuto grazie alla pressione dei lavoratori, che avevano chiesto garanzie concrete e non soltanto dichiarazioni d’intenti. La nuova procedura di cassa integrazione ha però riacceso le preoccupazioni, alimentando il timore che la continuità annunciata possa non tradursi in un effettivo ritorno al lavoro per la maggior parte delle maestranze.
La questione non riguarda soltanto gli ammortizzatori sociali. Per Genova, uno dei punti centrali è assicurare allo stabilimento le materie prime necessarie per mantenere operative le linee produttive.
I sindacati e le istituzioni locali hanno più volte sostenuto che le lavorazioni a freddo di Cornigliano possono proseguire anche in assenza della produzione a caldo di Taranto, a condizione di garantire l’approvvigionamento di bramme e coils.
Nell’intesa raggiunta la scorsa settimana si parlava di forniture pari a 35.000 tonnellate mensili di coils, destinate alle linee di zincato, decapato e banda stagnata, nell’ambito degli accordi di lavorazione per conto terzi. Un passaggio fondamentale per evitare che una sospensione temporanea si trasformi in una crisi prolungata dell’attività industriale.
Per i lavoratori, la priorità resta quindi una: trasformare gli impegni sulla carta in produzione effettiva, turni di lavoro e prospettive occupazionali certe.
La protesta coinvolge l’intero territorio genovese, consapevole del peso storico ed economico dello stabilimento di Cornigliano. La sindaca Silvia Salis e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci avevano già espresso il proprio sostegno alla richiesta di garantire la continuità produttiva, indicando nell’acquisto di materia prima sul mercato internazionale una possibile soluzione.
Anche le organizzazioni sindacali insistono sulla necessità di un piano industriale credibile, capace di superare l’emergenza e di chiarire il futuro dello stabilimento. La preoccupazione è che il ricorso prolungato agli ammortizzatori sociali finisca per indebolire competenze professionali, organizzazione del lavoro e prospettive dell’intera filiera.
L’assemblea di questa mattina dovrà fare il punto sulla situazione e valutare le prossime iniziative. Tra le ipotesi annunciate alla vigilia c’è anche un nuovo corteo nel centro cittadino, con possibili ripercussioni sulla viabilità.














