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Attualità | 20 ottobre 2026, 18:38

Multedo, antiche arie e danze in Oratorio a cura del prestigioso Labirinto Vanvitelli

Il concerto, a ingresso libero, è in programma giovedì sera, a partire dalle ore 20. In scaletta brani da Allegri, Guami, Merula, Monteverdi e Vivaldi. Previsto anche un brano in prima esecuzione dopo cinquecento anni

I musicisti del Labirinto Vanvitelli che si esibiranno giovedì sera a Multedo

I musicisti del Labirinto Vanvitelli che si esibiranno giovedì sera a Multedo

L’Oratorio dei Santi Nazario e Celso di Multedo apre nuovamente le sue porte alla musica. L’appuntamento è fissato per dopodomani, giovedì 22 ottobre, alle ore 20 e a ingresso libero. 

Ospiti del magnifico luogo di culto impreziosito con gli affreschi di Lazzaro Tavarone saranno i musicisti del Labirinto Vanvitelli, in un concerto organizzato dal Centro Artistico Musicale San Lorenzo, dall’Arciconfraternita dei Santi Nazario e Celso e da Banda Larga, con il patrocinio di Regione Liguria e del Comune di Genova. 

A contribuire al progetto, che vede il supporto anche da parte del Municipio VII Ponente, sono la Attilio Carmagnani spa, Coop Liguria, il ristorante e pizzeria Trianon e la famiglia Bonelli, che tanto si è attivata per far conoscere anche a Genova gli ottimi professionisti di Labirinto Vanvitelli: Gian Andrea Guerra al violino concertatore, Massimo Percivaldi al violino, Rolando Moro al violoncello, Luigi Accardo al clavicembalo, Gianluca Feccia all’organo e direzione artistica e Saverio Rufo alle percussioni.

La scaletta del concerto prevede antiche arie e danze tratte dal repertorio di Gregorio Allegri, Francesco Guami, Tarquinio Merula, Claudio Monteverdi e Antonio Vivaldi. Momento clou della serata sarà la prima esecuzione assoluta - dopo ben cinquecento anni - di una pavana anonima tratta dall’Archivio della Collegiata di Castell’Arquato, borgo medievale emiliano. Questo prezioso reperto musicale è stato riscoperto grazie al meticoloso lavoro di ricerca del maestro Gianluca Feccia. 

Il concerto si terrà in una cornice di inestimabile valore storico e architettonico. Le origini dell’insediamento religioso di Multedo risalgono addirittura al XII secolo (con attestazioni documentarie sin dalla fine del primo millennio). L’attuale oratorio sorge sul sito della vecchia chiesa parrocchiale e custodisce un patrimonio artistico di pregio, tra cui pregevoli cicli di affreschi di Lazzaro Tavarone, arredi storici e il magnifico organo storico. Tornato di recente al suo antico splendore grazie a un accurato restauro, l’oratorio offre il palcoscenico ideale per accogliere sonorità antiche e raffinate. 

La storia dell’oratorio è legata a quella dell’antica chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Nazario e Celso, attestata da documenti storici almeno dal XII secolo. Per lungo tempo, questo edificio ha rappresentato un punto di riferimento per la vita religiosa della comunità locale. Un passaggio fondamentale avvenne nel 1584, quando la sede parrocchiale fu trasferita nella nuova chiesa di Santa Maria di Monte Oliveto. L’antico edificio venne quindi destinato alla confraternita locale, assumendo una nuova funzione senza perdere il proprio legame con la tradizione religiosa del quartiere. Le confraternite hanno avuto un ruolo importante nella storia di Genova e della Liguria. 

Nate per promuovere la devozione religiosa, la preghiera e la solidarietà tra i fedeli, hanno contribuito nel tempo alla conservazione di edifici, opere d’arte e tradizioni popolari. Anche l’oratorio di Multedo si inserisce in questo contesto, testimoniando il rapporto profondo tra fede, arte e vita comunitaria. 

Nel 1613 l’edificio fu ricostruito, assumendo una configurazione legata alla stagione artistica e religiosa del Seicento genovese. Fu un periodo particolarmente significativo per la città, caratterizzato dalla diffusione di importanti opere pittoriche e dalla valorizzazione degli spazi destinati al culto. Il ciclo pittorico del Tavarone è dedicato ad alcuni episodi della Passione di Cristo: la Lavanda dei piedi, l’Ultima Cena e l’Orazione nell’orto degli ulivi. Le scene, ispirate ai racconti evangelici, accompagnavano la preghiera e la meditazione dei fedeli, trasformando le pareti dell’oratorio in uno strumento di narrazione religiosa. Attraverso immagini e personaggi, gli episodi della vita di Gesù venivano resi accessibili anche a chi non aveva familiarità con i testi scritti. 

Tra i dettagli più curiosi spicca quello presente nell’affresco dell’Ultima Cena: sotto la tavola è raffigurato il diavolo incatenato al piede sinistro di Giuda. Un particolare simbolico che richiama il tradimento e la dimensione spirituale della vicenda evangelica. Queste pitture non sono soltanto decorazioni, ma testimonianze della cultura figurativa genovese e del modo in cui l’arte sacra contribuiva alla vita religiosa delle comunità.

Alberto Bruzzone

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