Un risarcimento complessivo di 720mila euro per i danni d'immagine e materiali legati alla presunta somministrazione di psicofarmaci e sedativi ai pazienti senza prescrizione medica. È quanto richiesto dalla Asl4, costituitasi parte civile nel procedimento giudiziario che coinvolge due infermiere e un'operatrice sociosanitaria dell'ospedale di Lavagna, accusate di aver somministrato medicinali ai ricoverati senza il consenso degli interessati e senza l'autorizzazione dei medici.
L'azienda sanitaria, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Maria Gallo, ha quantificato in 470mila euro il danno d'immagine subito a seguito della vicenda. A questa somma si aggiungono le richieste di risarcimento per i danni materiali, suddivise tra le tre imputate: 125mila euro a carico di una delle infermiere, 105mila euro per la seconda e 20mila euro per l'operatrice sociosanitaria.
Al centro dell'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Longo, ci sono 25 episodi contestati, la maggior parte dei quali attribuiti alle due infermiere che prestavano servizio nel cosiddetto "corpo tondo" dell'ospedale di Lavagna.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, le operatrici avrebbero somministrato ai pazienti, prevalentemente durante i turni notturni, farmaci sedativi e psicofarmaci come Haldol, Talofen, Seroquel, Tavor e Xanax. L'obiettivo sarebbe stato quello di indurre il sonno nei ricoverati, senza che vi fosse una specifica prescrizione medica.
Le accuse formulate dalla Procura comprendono, a vario titolo, l'esercizio abusivo della professione, lo stato di incapacità procurato mediante violenza, la falsità materiale, la minaccia e il peculato.
Le indagini erano scattate dopo una segnalazione interna alla struttura ospedaliera. I carabinieri avevano successivamente installato alcune telecamere, raccogliendo immagini e intercettazioni utilizzate per ricostruire quanto sarebbe accaduto all'interno del reparto.
Nel maggio 2025 il giudice per le indagini preliminari aveva disposto nei confronti delle due infermiere la sospensione dall'attività lavorativa per otto mesi, respingendo invece la richiesta di arresti domiciliari presentata dalla Procura. Le due professioniste, assistite dagli avvocati Pietro Bogliolo e Giovanni Roffo, hanno successivamente rassegnato le dimissioni dall'Asl4. Finora avrebbero restituito circa mille euro a copertura dei danni materiali e del valore dei medicinali sottratti.
Diversa la posizione dell'operatrice sociosanitaria, difesa dall'avvocato Angelo Paone, alla quale vengono contestati due episodi e che risulta tuttora dipendente dell'azienda sanitaria.
L'udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 2 marzo. In quella occasione il giudice sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura e sulla domanda risarcitoria presentata dall'Asl4. Le responsabilità delle tre operatrici restano da accertare nel corso del procedimento giudiziario.














