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Attualità | 25 febbraio 2019, 12:48

Ugo Mattei: "Lo stimolo per far ripartire la proposta del Comitato Rodotà maturato osservando il disastro del Morandi"

Inserire la nozione di beni comuni nel codice civile per costruire un nuovo patto sociale che tuteli le generazioni future e costruire strumenti di democrazia diretta per influire sulle scelte: la proposta di legge del Comitato "Stefano Rodotà" raccontata dall'economista Ugo Mattei

Ugo Mattei: "Lo stimolo per far ripartire la proposta del Comitato Rodotà maturato osservando il disastro del Morandi"

Il comitato Popolare in difesa dei Beni Comuni "Stefano Rodotà" ha presentato anche a Genova la sua iniziativa di raccolta firme in sostegno di una proposta di legge popolare, in occasione dell'incontro pubblico organizzato a Palazzo Tursi da Fair e Arci Genova. L'iniziativa, introdotta dalla presidente di Fair Deborah Lucchetti, ha visto gli interventi di Ottavio Rube, tra i fondatori della cooperativa Valli Unite, Genny Losurdo, animatrice della Agorà degli abitanti della terra e di Ugo Mattei, giurista, professore di diritto civile all’Università di Torino e diritto internazionale e comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California, presidente del Comitato Popolare di Difesa dei Beni Comuni, Sociali e Sovrani Stefano Rodotà.

L'ambizioso obiettivo della proposta, che recupera un disegno di legge elaborato fra il 2007 e il 2008 dalla Commissione Rodotà, è costruire innovativi strumenti giuridici e di partecipazione, capaci di normare e tutelare la fruizione collettiva delle risorse fondamentali alla vita dei cittadini di oggi, ma anche di quelli futuri: ambiente, infrastrutture, e territorio, secondo il Comitato, vanno tutelati dalla rapacità del mercato, e da usi impropri o sbagliati, tali spesso da mettere in serio pericolo non solo i diritti fondamentali di tutti noi, ma anche quelli delle future generazioni. Per capire meglio il contenuto della proposta di legge di iniziativa popolare, abbiamo chiesto spiegazioni proprio a Ugo Mattei.

Come è nata l'idea di cercare di imprimere nuovo slancio al tentativo di dare un preciso riconoscimento giuridico ai beni comuni?

Lo stimolo per far ripartire il cammino del disegno di legge prodotto dalla Commissione Rodotà è venuto in agosto dal crollo del ponte Morandi; i ponti autostradali nella classificazione della Commissione Rodotà sono beni ad appartenenza pubblica necessaria, e in quanto tali devono essere curati con la massima attenzione da parte dello Stato e delle istituzioni. Quando abbiamo assistito a quella tragedia immane abbiamo pensato immediatamente che forse, se avessimo  fatto questa riforma 10 anni fa, non si sarebbe potuto fare un utilizzo così predatorio di quella risorsa che appartiene a tutti. 

La categoria dei beni comuni è in questo periodo abbastanza estromessa dal dibattito pubblico, ma la vostra iniziativa punta a riaccendere un faro sul tema. Cosa sono esattamente i beni comuni e da cosa occorre difenderli?

Sono tutti quei beni essenziali per l'esercizio dei diritti fondamentali della persona, e necessari per garantire un futuro alle generazioni che verranno. Vanno difesi dal maltrattamento, dalla privatizzazione e da tutte quelle pratiche che tendono a tramutarli in capitale, snaturandone quella che è l'utilità fondamentale. Il bene comune più noto, dopo il referendum del 2011, è sicuramente l'acqua, ma ce ne sono molti altri: l'aria, il territorio, la cultura e le stesse pratiche sociali di comunità possono essere riconosciuti come beni comuni. Noi con questa legge di iniziativa popolare vogliamo far sì che finalmente il Parlamento discuta il primo disegno di legge sui beni comuni, che era stato prodotto fra il 2007 e il 2008 dalla Commissione Rodotà, presieduta dal celebre giurista scomparso l'anno scorso.  Anche se questo disegno di legge ha portato in Italia gran parte delle novità legate all'elaborazione sui beni comuni, non è mai diventato legge dello Stato. Siamo partiti da un paio di settimane, e abbiamo 6 mesi di tempo per raggiungere il numero di sottoscrittori necessari: noi puntiamo ad attestarci sul milione di firme, perché occorre dare un segnale forte che il popolo dei beni comuni è attento, vuole difendere le cose che appartengono a tutti noi e garantire un futuro ai nostri figli.

Quali sono i contenuti della proposta di legge?

Prima di tutto l'inserimento della nozione di beni comuni nel libro terzo del codice civile, che è quello che regola la proprietà, introducendo per la prima volta in un sistema giuridico occidentale l'idea delle generazioni future nella nostra legge. Ci sono oggi molte cause in tutto il mondo che cercano di difendere il diritto al futuro di fronte a una situazione ecologica davvero tragica; è importante che l'ordinamento giuridico venga trasformato e l'inserimento dei beni comuni nel codice civile va in quella direzione. Sempre nello stesso disegno di legge è prevista una razionalizzazione dei beni pubblici, in modo da garantirli dai processi di privatizzazione, che in Italia continuano a cercare di trasferirli a prezzo vile nelle mani dei privati, togliendoli da quella che è invece la loro funzione di garanzia dello stato sociale, e di garanzia soprattutto che la sovranità continui ad appartenere al popolo.

Oltre a queste modifiche al codice civile proponete anche un nuovo strumento di "mutuo soccorso", da realizzare attraverso un'operazione di azionariato popolare: di cosa si tratta?

L'azionariato popolare di mutuo soccorso fra generazione presenti e generazioni future serve principalmente per legare in una rete stabile tutti coloro che firmeranno la legge sul codice civile e i beni comuni. Chi firmerà la nostra proposta avrà infatti la possibilità di sottoscrivere, per un euro, una delle azioni di questo nuovo soggetto. Si tratta probabilmente di una primizia mondiale, che avrà nel suo dna lo scopo quello di trasformare il capitale in bene comune, quindi di portare avanti azioni per il ripristino e il rigoverno di tutti i beni comuni nel nostro paese.

Si tratta di uno strumento un po' sospeso fra presente e passato, visto che l'idea del mutuo soccorso evoca certamente esperienze novecentesche, ma con un deciso interesse per le nuove tecnologie. Uno dei compiti di questo azionariato è infatti quello di creare nuove forme di democrazia diretta grazie all'utilizzo della rete in maniera trasparente, è così?

Certamente le radici stanno nel passato, ma bisogna anche guardare al futuro cercando di trasformare quelli che sono gli strumenti della democrazia diretta che oggi abbiamo a disposizione, come il referendum e la legge di iniziativa popolare. La direzione è quella di far diventare questi strumenti non eccezionali, ma in qualche modo una regola capace di condizionare veramente la democrazia rappresentativa.

Chi volesse approfondire i contenuti della proposta di egge può trovare molta documentazione al sito https://www.benicomunisovrani.it. Anche Genova è già possibile firmare, di seguito un elenco dei punti allestiti allo scopo: 

Comune di Genova - Via Garibaldi 9 Palazzo Tursi - Palazzo albini 6 piano stanza 616 (lun.- giov. 9.30-16.30 ven 9.30-13)\

Municipio 1 Centro est - PIAZZA SANATA FEDE (lun.- ven.8.10-12.30 )

Municipio 2 Centro ovest - VIA SAN PIER D'ARENA 34

Municipio 3 Bassa Valbisagno - PIAZZA MANZONI 1 presso Segreteria Organi Istituzionali (lun-giov. 9-13, 14-16 ven. 9-13)

Municipio 4 Media Valbisagno - PIAZZA DELL'OLMO 3

Municipio 5 Val Polcevera - VIA G. POLI 12 (lun-ven 8.10-12.30)

Municipio 6 Medio Ponente - VIA SESTRI 34 (lun-ven 8.10-12.30)

Municipio 7 Ponente - PIAZZA SEBASTIANO GAGGERO 2 (lun-ven 8.10-12.30) - PIAZZA GIUSEPPE BIGNAMI 4 (lun - ven 8.10-13) - VIA IGNAZIO PALLAVICINI 5 (lun - ven 8.10-13)

Municipio 8 Medio Levante - VIA LUIGI MASCHERPA 34 R segreteria organi istituzionali (lun-ven 8.30-12.30)

Municipio 9 Levante - .PIAZZA IPPOLITO NIEVO 1 (lun- ven 8.10-13.00)

 

 

Carlo Ramoino

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