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Innovazione | 06 maggio 2019, 12:00

"In futuro gli avatar ci aiuteranno nella vita quotidiana", Genova l'Eurographic Medal a Bianca Falcidieno

Prende il via Eurographic 2019 al Porto Antico. Premiata Bianca Falcidieno del Cnr. L'abbiamo intervistata insieme alla collega Michela Spagnuolo

Bianca Falcidieno

Bianca Falcidieno

Mentre a Rapallo chi va al Gran Caffé viene servito, tra lo stupito e il divertito, da robot-camerieri, a Genova si parla di avatar. E non solo. Ai Magazzini del Cotone al Porto Antico inizia, infatti, Eurographics 2019, convegno annuale dell’Associazione Europea per la Computer Graphics, uno dei principali eventi della comunità scientifica internazionale che si occupa di grafica computazionale e che è organizzato dall’Istituto di Matematica Applicata e Tecnologie Informatiche ‘Enrico Magenes’ (IMATI)  del Cnr e in particolare da Bianca Falcidieno, Michela Spagnuolo, Franca Giannini, Marina Monti.

L’evento, che vede partecipare 350 esperti proveniente da ogni parte del mondo, durerà fino al 10 Maggio, quando Bianca Falcidieno sarà premiata con l’Eurographics Medal 2019 per il suo contributo di ricerca e per il suo ruolo nel fare di Genova -attraverso CNR-IMATI - un punto di riferimento riconosciuto a livello internazionale per la ricerca in computer graphic e “shape modelling”. L’abbiamo intervistata insieme a Michela Spagnuolo.

Interazione uomo-avatar in ambienti di Realtà Virtuale, Aumentata e Mista: quali sono le sfide per rendere oggi più realistici avatar e umanoidi in ambienti di realtà virtuale o aumentata?

M.S. -Da questo punto di vista il contributo più interessante dato dall’intelligenza artificiale è la possibilità di usare un’enorme mole di dati da profili utenti, da video 3 D e da altro ancora, per imparare da questi modalità di comportamento e interazioni che siano il più realistici possibile e impostare, attraverso la realtà virtuale, i comportanti degli avatar. Questo per rendere anche più naturale la loro capacità di comunicazione e usarli anche nella vita reale e non solo nell’animazione per l’intrattenimento.

In quali situazioni della vita reale?

B.F. -Per esempio pensando ai medici che devono fare assistenza ai pazienti o interagire con anziani, per dare informazioni, istruzioni e così via. Nel futuro si potrebbe rendere più accettabile l’avatar, perché per ora è poco naturale e più freddo. Attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale si possono modulare risposte e interazioni: per esempio è interessante l’impiego di avatar, quindi di umani digitali, per ricreare situazioni in cui ci sia molta gente, per aiutare le persone con fobie a superarle: autistici, claustrofobici, agorafobici eccetera. Non si fa altro che sperimentare la situazione che crea disagio, modulando l’impatto emotivo delle persone, e in questo modo creare umaniodi realistici per rendere più efficace la terapia.

Google li sta sperimentando per esempio facendo telefonate per prenotare il posto nei ristoranti. Arriveremo ad Avatar digitali indistinguibile dalla persona reale?

M.S.: Diciamo che la sfida è quella: come spiegato prima, sfruttando le tecniche di “machine learning” e analisi di milioni di registrazioni di telefonate fatte per prenotare ristoranti e simili, si possono addestrare gli algoritmi a rispondere in automatico alle richieste, che sono sempre standard.

È quello che fanno, in forma più elementare, i chatbot?

M.S.: Sì, quello che abbiamo descritto è l’evoluzione del chatbot.

So che c’è anche un programma per creare persone inesistenti, ma che sembrano vere.

B.F.: Sì e si lega ancora una volta all’analisi di dati. Pensi ai vecchi identikit della polizia: si prendono le parti del volto, come occhi, barba, capelli e così via; lo stesso viene fatto da archivi di video o di immagini, in modo che gli algoritmi di riconoscimento automatico possano mescolarli in modo realistico. Inoltre si può attribuire, oltre alle caratteristiche fisiche, il tipo di comportamento, l’andatura e l’età. In questo modo ci sono possibilità di costruire simulazioni molto realistiche.

Una persona comune può riuscire a distinguere le persone inesistenti da quelle reali?

M.S.: No, ci sono le tecnologie apposite che vanno a tracciare qualsiasi operazione fatta per dimostrare se c’è stato un “match” di immagini di persone non reali. Cioè si tratta di quelle tecnologie usate per la cybersecurity, come il block chain, che dovrebbero servire per tracciare i contenuti e chiarire se i soggetti sono reali o meno.

Intelligenza Artificiale e Grafica: quali sono i vantaggi e i limiti degli approcci tipici dell’intelligenza artificiale rispetto alla capacità di rendere più semplici ed efficaci gli strumenti per la creazione di contenuto grafico e multimediale?

B.F.: Da questo punto di vista, per quanto riguarda la creatività, siamo abbastanza indietro: le sfide sono tante e gli strumenti oggi disponibili sono ancora troppo complicati per essere usati da un pubblico ampio. Intelligenza artificiale e grafica non sono ancora entrate nell’uso comune, come, per esempio la fotografia digitale, ma richiedono un background di un certo tipo, che, però, anche un appassionato può sviluppare.

Al Mit Joe Paradiso sta studiando come ognuno di noi potrà creare la propria personale realtà, disseminando l’ambiente di sensori, che aumenterà suoni luci colori a nostro piacimento e interagendo con i nostri sensi. Sarà una immersione nei dati. Cosa ne pensa?

B.F.: Per certe cose si stanno già sviluppando strumenti di questo tipo, per esempio per ristrutturare e arredare la casa, tanto che si può vedere in anteprima l’effetto della ristrutturazione o dell’arredamento avendo la sensazione di esserci dentro, e non di guardare una visualizzazione. Questo potrebbe essere utile per la vita quotidiana. Ma non so se vorrei essere immersa tutto il giorno in una casa piena di sensori. Comunque in alcuni ambiti è sicuramente importante e si dovranno sviluppare professionalità in questo senso.

Medea Garrone

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