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Genova | 04 settembre 2019, 10:00

Lodi: "Per la viabilità di Genova post-Morandi non c'è un progetto organico"

L'allarme della consigliera comunale del Pd per le mancate commissioni consiliari sulla mobilità, e gli auspici di una nuova fase di dialogo con il Movimento 5 Stelle sulle infrastrutture grazie al nuovo governo

Lodi: "Per la viabilità di Genova post-Morandi non c'è un progetto organico"

Manca, o è scarsamente comunicato, un progetto complessivo di riorganizzazione infrastrutturale e viabilistica per Genova dopo il disastro del Morandi: questa in sintesi l’allarme che lancia la consigliera comunale del Partito Democratico Cristina Lodi insieme alla sua formazione politica, che sottolinea come l’ultima commissione consiliare dedicata alla mobilità risalga a un paio di mesi fa.

Quali iniziative avete messo in piedi come Partito Democratico per richiamare l’amministrazione a una maggiore attenzione al tema viabilistico?

Avremmo dovuto realizzare commissioni consiliari dedicate al tema in maniera periodica, ma non sono più state calendarizzate. Abbiamo presentato una richiesta scritta per capire quando ci riuniremo per aggiornare i lavori della commissione, ma al momento siamo ancora in attesa di risposta dal presidente del Consiglio Comunale. La città è completamente bloccata e questo si è dimostrato anche ad agosto con uno scarso volume di traffico, ma ora la situazione è destinata a peggiorare con l’avvio dell’anno scolastico e la ripresa di tutte le attività lavorative. Manca una strategia complessiva: abbiamo assistito ad un continuo alternarsi di aperture e chiusure delle strade nell’area del Morandi. Forse l’amministrazione è convinta che le persone siano sempre collegate a internet per informarsi delle ultime novità viabilistiche. In realtà succede che la gente scopre dove può passare quando si trova già per strada, come è successo in occasione di alcune chiusure di via Porro, e questo non è accettabile. Noi rivendichiamo la necessità, che rilanceremo con forza, di realizzare una commissione consiliare dedicata alla mobilità, per capire quali sono i progetti dell’amministrazione. Due di queste quattro strade - via Perlasca, via 30 Giugno, corso Perrone, via Fillak/via Porro - devono essere aperte; se così non è, va definito e chiarito come intendiamo superare questa fase. Il rischio è che altrimenti la Valpolcevera venga abbandonata a se stessa, e non solo, anche l’anello che passa da Cornigliano, Sestri, Sampierdarena e la Valpolcevera si blocca del tutto con estrema facilità.

Un approccio di tipo organico alla riprogettazione della città comporterebbe anche una riflessione sulle grandi infrastrutture progettate e in itinere su Genova. Qual è la situazione a riguardo?

Il Terzo Valico va di sicuro molto a rilento, la frenata sulla Gronda è determinato dal governo giallo-verde: ora Rixi e Toti fanno la voce grossa, ma in questo anno e mezzo in cui Rixi era al governo e durante gli oltre 4 anni della giunta Toti non è stato fatto nulla. Con il crollo di ponte Morandi doveva prendere il via un percorso di rivisitazione di tutte le arterie viabilistiche, adottando una logica di sistema che comprendesse la Gronda, il Terzo Valico e tutte le infrastrutture di collegamento con le altre regioni: con il crollo del Morandi è venuta meno un’arteria fondamentale per il sistema, e le emergenze sono invece state affrontate a compartimenti stagni. La preoccupazione per la mancanza di un ragionamento complessivo è anche viva in aree come il Piemonte e la Lombardia, il cui interesse economico a un collegamento funzionale con la portualità genovese è sicuramente importante. A parte spot, proclami o interventi limitati, non è stato affrontato il problema in maniera organica e innovativa, e questo vale anche per il progetto “sotto il ponte” - tutte le opere, come il parco urbano, previste nell’area sottostante il nuovo viadotto -, che manca di collegamento con il resto della città.

Secondo il Partito Democratico dunque sarebbe stato opportuno un confronto con le Regioni confinanti con la Liguria?

Il problema della disinformazione riguarda non solo i cittadini genovesi, ma anche tutti coloro che si trovano a passare per il capoluogo ligure, specialmente se lo fanno regolarmente per ragioni di lavoro. Una catastrofe che implica cambiamenti così radicali della viabilità e della vita economica necessita di una cabina di regia attenta e coordinata almeno con Piemonte e Lombardia: se un residente di via Porro magari riesce a informarsi delle condizioni della strada grazie ad un volantino, certamente chi proviene da Milano o Torino deve navigare a vista. A me è capitato spesso passando nella zona di intercettare automobilisti che non sapevano dove andare.

Quali iniziative ora per migliorare la situazione?

Le ultime commissioni sulla viabilità risalgono a un paio di mesi fa, e non sono state più aggiornate; ora l’esigenza che il Partito Democratico evidenzia non è solo quella di riprendere quel lavoro, ma di chiarire quale sia il vero progetto complessivo di ristrutturazione della città. Esiste ad esempio tutto il tema della riduzione della automobili private su strada, che merita di essere preso in considerazione in questo ambito, ma è necessario offrire ai cittadini alternative valide e funzionali con il trasporto pubblico: su questo tema non conosciamo quali siano i ragionamenti della giunta Bucci. Noi non abbiamo però la sensazione che dall’estremo ponente e in Valpolcevera sia veramente incentivato l’uso del mezzo pubblico, con un aumento delle corse Amt, ad esempio. Tutte le criticità sono state affrontate singolarmente, sull’onda dell’emergenza, senza guardare al quadro completo della situazione. In questa commissione, sempre che venga fatta, speriamo di far emergere questi temi, e chiarire che trattare di viabilità non significa solo aprire e chiudere strade, ma immaginare dei percorsi che i cittadini possono seguire dall’inizio alla fine e in maniera regolare. E’ certamente un lavoro faticoso, che necessita una grande capacità amministrativa attualmente non pervenuta. Ad oggi basta un incidente nella strada sbagliata e si blocca l’intera viabilità cittadina.

Con il nuovo governo che ormai sembra certamente destinato a nascere cambia la posizione del Partito Democratico che entra in maggioranza in maniera determinante. Quale sarà il ruolo dei democratici per agevolare una simile riprogettazione di Genova nel rapporto con il Movimento 5 Stelle?

Io ho già avanzato una richiesta ai nostri referenti romani: quando il governo sarà costituito e avremo chiare le responsabilità su questioni come ambiente e infrastrutture, che riguardano più da vicino il nuovo viadotto sul Polcevera, vengano convocati in audizione i gruppi consiliari di Comune e Regione per verificare lo stato di attuazione del Decreto Genova e le sue lacune, al fine di migliorarlo. Ci auguriamo in questo senso che le nostre proposte possano essere recepite in maniera costruttiva dal nuovo governo e dal Movimento 5 Stelle. Parliamo di tutela ambientale, di mobilità sostenibile e qualità della vita: credo che su questo con i 5 Stelle sia possibile trovare una quadra. Rappresenteremo direttamente al governo,come gruppi consiliari di minoranza, tutte le osservazioni e le proposte che in questi mesi non sono state prese in considerazione da Bucci e Toti; proprio in queste occasioni ci siamo trovati su posizioni spesso convergenti con i gruppi del Movimento 5 Stelle, e questo potrebbe essere un buon terreno di partenza. Fino a che avevamo un ministro dell’Interno che veniva a Genova per fare proclami le nostre proposte non sono state considerate; ora ci auguriamo che le cose cambino, con un atteggiamento più realisticamente costruttivo.

Quindi la gestione della vicenda Morandi con il nuovo governo incarica potrebbe determinare un avvicinamento fra Pd e 5 Stelle anche a livello regionale e comunale oltre che a Roma?

Da parte nostra abbiamo sempre presentato al governo con un atteggiamento costruttivo emendamenti al Decreto Genova e proposte, ora che non c’è più l’ingombro di Salvini speriamo che ci sia più propensione al dialogo e a riconoscere che ci sono alcune cose da cambiare. Peraltro a livello regionale e comunale, per quanto riguarda la questione Morandi, il Pd si è trovato il più delle volte d’accordo con i pentastellati e abbiamo sempre condotto un’opposizione compatta su questi temi, salvo che sulla Gronda. Spero questo sia un elemento che venga recepito e valorizzato.

Carlo Ramoino

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