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Cronaca | 11 maggio 2019, 14:30

Depositi costieri, il M5S: “Manca una seria visione d’insieme"

Non passa la richiesta di un consiglio municipale congiunto presentata al VII Ponente da Massimo Currò: “Peccato, sarebbe stata una bella occasione per mettere da parte i campanilismi”. Ci si appella all’unità del territorio, ma all’atto pratico questa esiste veramente?

Depositi costieri, il M5S: “Manca una seria visione d’insieme"

Depositi costieri di materiali chimici, non passa la mozione del Movimento 5 Stelle, presentata dai consiglieri del VII Ponente, che proponeva di allargare la discussione a tutti gli altri municipi interessati dalle ipotesi di spostamento, in maniera congiunta.

Il documento, portato avanti dal capogruppo al ‘parlamentino’ di piazza Gaggero a Voltri, Massimo Currò, insieme ai colleghi Fabio Gabutti, Anna Accornero e Paolo Drago, ha visto il voto favorevole soltanto dei quattro esponenti del M5S, ma è stato bocciato sia dalla maggioranza (Pd, A Sinistra e Lista Crivello), sia dalle opposizioni con Lega e Forza Italia.

Secondo Massimo Currò si tratta di un passo indietro, perché la discussione tra vari municipi (oltre al VII Ponente sono coinvolti il VI Medio Ponente e il II Centro Ovest) avrebbe consentito di sgombrare il campo da personalismi ed equivoci. Al contrario, così ognuno proseguirà nella propria battaglia di non avere Carmagnani e Superba nel territorio di competenza, ma senza una seria visione d’insieme.

La mozione del M5S era su questo molto chiara: “Considerando i possibili scenari (area ex-carbonile, area ex-Ilva e porto di Pra’) appresi dagli organi di stampa relativi al dislocamento dei depositi costieri di Carmagnani e Superba, oggi operanti nel quartiere di Multedo a pochi metri dalle case, dagli asili e dalle scuole; e considerando anche la volontà dei cittadini delle tre delegazioni interessate, Sampierdarena, Cornigliano e il nostro Municipio, più volte espressa, nel dire no alla presenza dei depositi costieri, chiedevamo semplicemente di promuovere presso gli uffici competenti e i presidenti dei Municipi VI e II un Consiglio Municipale congiunto monotematico sul tema in oggetto, impegnando la giunta e il presidente a convocare, al suddetto Consiglio Municipale congiunto, il Sindaco, il presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Ligure Occidentale, gli assessori comunali di competenza, Regione Liguria nella persona del presidente o degli assessori con delega ai porti”.

Nel testo della mozione, Currò, Gabutti, Accornero e Drago osservavano: “Gli scenari indicati dagli organi di stampa rischiano, senza un dibattito e un confronto sul tema con i territori coinvolti, un’ulteriore divisione tra i cittadini e i territori alimentando un malsano campanilismo. Continuiamo a ricordare che a Multedo operano sul territorio, nel mezzo del centro abitato, ben quattro aziende a rischio di incidente rilevante che trattano sostanze pericolose e tutte vicine poche centinaia di metri l’una dall’altra: Eni, Carmagnani, Superba e Porto Petroli. Ma ad oggi, malgrado siano passati trent’anni e più dagli incidenti del 1987, ancora nulla è stato fatto e non è stata definita una nuova area destinata a ospitare i depositi. Eppure, il Puc del 2014 individua le zone nelle quali oggi operano Carmagnani, Superba e Fondega Sud, come ‘distretti di trasformazione’, con ‘l’obiettivo primario di eliminazione delle incompatibilità ambientali e urbanistiche, per ricostituire una continuità di funzioni produttive e urbane ambientalmente compatibili’”.

Ma né il centrosinistra né il centrodestra hanno visto la strada tracciata dal M5S come percorribile. Currò si rammarica e accusa: “Chi ha votato contro, ha detto che non c’è un interesse comune con gli altri municipi, che sarebbe un consiglio destinato a finire con lo scontro e con un nulla di fatto perché ognuno direbbe ‘non qui’. Si ritiene che un consiglio simile vada a svantaggio di Multedo. Noi, invece, pensiamo in modo opposto: secondo noi, la politica non può sottrarsi da una discussione così importante trincerandosi dietro i confini territoriali. Occorre un confronto ampio, per chiarire alcuni aspetti anche tecnici, un confronto che possa essere un metodo nuovo visto che in questi trent’anni, facendo la guerra tra i quartieri, il risultato è sotto gli occhi di tutti: i depositi sono rimasti a Multedo”.

Il Movimento 5 Stelle al VII Ponente ribadisce: “Secondo noi, da quel consiglio poteva uscire un documento condiviso, che avrebbe potuto anche dare indicazioni agli enti preposti. Tutti speriamo che venga trovata una soluzione perseguibile e fattibile in breve tempo, ma riteniamo anche, nel caso in cui non venga trovata una soluzione neanche in questo ciclo amministrativo, proprio a tutela di Multedo e del nostro territorio, che la politica debba mettere sul piatto, come ultima opzione, l’ultima spiaggia, anche la possibilità di chiusura e riallocamento, mediante un accordo di programma, dei lavoratori. Deve essere l’ultima opzione, ma se, dopo trent’anni, anche a questo giro la soluzione non dovesse esser trovata, la politica deve avere il coraggio di prendere delle decisioni. Se la politica si sottrae a simili discussioni, ha già perso in partenza”.

La confusione insomma regna sovrana. E non da oggi. È chiaro a tutti come, al di là degli impegni di facciata, si brancoli ancora nel buio. Esaurita la ‘fiammata’ dell’orgoglio ponentino, per difendere la zona di Pra’ dalla collocazione di Carmagnani e Superba, una volta portato a casa il risultato, ecco che torna la consueta calma piatta. Poco importa se i depositi sono ancora dove sono.

Chi ha realmente intenzione di spostarli? Chi se ne frega di quelle quattro anime di Multedo? Sono domande che la politica dovrebbe porsi, al di là dei soliti volenterosi che raccolgono firme e che tentano di tenere unito un territorio che più diviso non si può.

Una domanda, a chi ha votato no, sembra proprio il caso di farla: visto che si continua a ripetere che occorre marciare uniti sul tema dei depositi costieri, come mai si è rifiutato il consiglio intermunicipale, “per paura di divisioni”? Sarebbe stata una magnifica occasione per dimostrarla con i fatti, questa famosa unità del territorio.

Che, a conti fatti, è solo una beata illusione. O, a pensar male, una pessima presa in giro.

Alberto Bruzzone

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