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Cronaca | 16 ottobre 2019, 13:46

Multedo, le notizie sulla delocalizzazione dei depositi sono tutte “errate”

Lo conferma l’assessore alla Portualità Francesco Maresca, intervenuto in Consiglio Comunale: ogni ipotesi su aree alternative è prematura. “A dicembre dibattito pubblico a cura dell’Università di Genova”. Ma la fiducia dei cittadini è ai minimi storici: “Delocalizzate noi”

Multedo, le notizie sulla delocalizzazione dei depositi sono tutte “errate”

Come ampiamente prevedibile e pure preventivato (‘La Voce di Genova’ lo ha scritto nei giorni scorsi in maniera piuttosto netta), il tema della delocalizzazione dei depositi costieri di Carmagnani e Superba da Multedo è tutt’altro che di prossima soluzione.

L’indiscrezione pubblicata qualche settimana fa dal quotidiano locale, secondo cui le due aziende che movimentano prodotti chimici sarebbero dovute andare, in futuro, presso la foce del torrente Polcevera, in un’area attualmente in concessione alla società Messina, non trova alcun riscontro presso le istituzioni, che continuano a ragionare con la massima prudenza e provano a contrappuntare ogni tipo di ipotesi.

Sono ormai tante, troppe, le volte in cui si sono registrate fughe in avanti, e anche le volte in cui ci si è sbilanciati troppo, a cominciare dal sindaco Marco Bucci. L’atteggiamento è quello, in questa fase, delle bocche cucite.

Ma, intanto, a Multedo la fiducia è ai minimi storici e la ‘provocazione’ di delocalizzare i cittadini, invece che le aziende, è sempre più frequente, essendo emersa anche l’altra sera, in occasione dell’assemblea pubblica relativa all’iter di aggiornamento dei piani di emergenza esterni.

Ieri pomeriggio, intanto, della questione si è tornati a parlare in Consiglio Comunale. Cristina Lodi, capogruppo del Partito Democratico a Tursi, ha rivolto un’interrogazione a risposta immediata sul tema (ex articolo 54) al neo assessore con delega alla Portualità, Francesco Maresca.

Secondo Cristina Lodi, “in diversi articoli, sugli organi di stampa cittadini, si è parlato del possibile trasferimento dei depositi costieri di Carmagnani e Superba in una parte del Terminal Messina, alla foce del torrente Polcevera, riducendo la sua superficie di circa trentacinquemila metri quadrati. Inoltre, sembra che vi sia allo studio pure la costruzione di un deposito di gas naturale liquefatto all’interno delle aree ex Ilva, ora Arcelor Mittal, a Cornigliano”. La Lodi ha chiesto alla Giunta Comunale se tali notizie corrispondano a verità, “non essendo mai stata convocata una Commissione Consiliare per informare su tali eventuali sviluppi”.

L’assessore Maresca ha provato a chiarire la situazione: “Allo stato attuale, queste informazioni sono errate, in quanto l’Autorità di Sistema Portuale ha affidato a una società lo studio per individuare delle aree alternative a quelle attualmente occupate dalla Carmagnani e dalla Superba. I risultati dovranno essere consegnati entro la fine di novembre”.

Secondo Maresca, “sempre Autorità di Sistema Portuale ha contestualmente affidato alla Facoltà di Scienze Politiche l’incarico di organizzare un dibattito pubblico con i residenti delle zone interessate, che si concluderà entro dicembre 2019. Al momento le tempistiche sono queste, che ci sono state indicate da Autorità di Sistema Portuale, ente competente per materia”.

Ad oggi, quindi, non ci sono traccia né dei risultati né del dibattito pubblico, e non è affatto chiaro il ruolo dell’Università di Genova. Due, invece, sono gli aspetti facilmente arguibili: primo, che il risiko delle aree portuali è una questione di una complessità assoluta; secondo, che nessuno, ma proprio nessuno, ha la minima intenzione di prendersi questi depositi costieri, né all’interno degli spazi dell’Autorità Portuale né all’esterno.

Sempre ieri, intanto, è stata approvata all’unanimità la mozione presentata in Consiglio Comunale dal Gruppo Pd - esposta dalla capogruppo Cristina Lodi e già presentata dal Gruppo Pd del Municipio VI Medio Ponente e votata anche in quel caso all’unanimità - sulla bonifica dall’amianto della ex centrale termica dell’Ilva di Cornigliano.

L’amministrazione comunale si è impegnata a portare avanti un’azione costante e pressante affinché vengano assunte tutte le iniziative più opportune stabilite nell’intesa del 2005, e perché questa venga attuata nella sua interezza, realizzando al più presto le opere di bonifica necessarie a tutelare la salute pubblica.

Ad oggi, l’edificio dell’ex centrale occupa una superficie di circa tredicimila metri quadrati, all’interno dei quali sono ancora presenti coibentazioni, quadri elettrici e altri manufatti industriali contenenti fibra di amianto. Per loro natura, l’amianto e i suoi derivati, se non opportunamente trattati, tendono a sgretolarsi, creando un pulviscolo che, una volta inalato, ha effetti gravissimi sulla salute, con conseguenze anche mortali. Con l’accordo del 2005, che rappresenta il raggiungimento del giusto equilibrio tra esigenze ambientali e legittime preoccupazioni occupazionali, circa 343.000 metri quadrati sono stati restituiti alle istituzioni pubbliche, 265.000 dei quali alla Società per Cornigliano, creata apposta per progettare e realizzare interventi di riqualificazione.

Tutti i sottoscrittori dell’accordo, compresa la nuova proprietà Arcelor Mittal, sono tenuti al rispetto degli impegni presi nell’accordo. Il tema della bonifica è stato più volte sollevato da consiglieri di maggioranza e opposizione, senza ricevere risposte adeguate. Ora occorre passare ai fatti.

Alberto Bruzzone

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