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Cultura | 18 gennaio 2020, 16:50

Elena Radonicich: tra fiction e teatro è a Genova per interpretare Katharina Blum

Attrice eclettica e talentuosa, è un volto noto di teatro, cinema d’autore e serie tv. Dal 22 al 26 gennaio interpreta allo Stabile "L'onore perduto di Katharina Blum". L'abbiamo intervistata

Elena Radonicich: tra fiction e teatro è a Genova per interpretare Katharina Blum

Attrice eclettica e talentuosa, è un volto noto di teatro, cinema d’autore e serie tv. È Elena Radonicich, la scontrosa Mariani della Porta Rossa, la diva Marlene Dietrich in Io e lei, la bella Puny del Principe Libero, l’elegante sarta dell’Altro capo del filo nella serie di Montalbano, la dolce Ada in Luisa Spagnoli e molte altre donne ancora. Tra cui attualmente Katharina, la protagonista dell’Onore perduto di Katharina Blum, in scena al Teatro Stabile di Genova dal 22 al 26 gennaio, per la regia di Franco Però. Il testo, tratto dall’omonimo romanzo del premio Nobel Heinrich Böll, e adattato da Letizia Russo, tratta un tema quanto mai attuale come quello delle fake news e della gogna mediatica cui spesso sono sottoposti i protagonisti, famosi e sconosciuti, delle vicende che animano la cronaca, quella più becera.

 

Come si è rapportata a un testo tratto dal romanzo di un Premio Nobel come Heinrich Böll?

Dopo averlo letto e aver visto il film diretto da Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta, mi sono confrontata con Letizia Russo, che ha adattato il testo al romanzo attraverso un escamotage drammaturgico secondo cui, al posto della  voce narrante del romanzo, che presumibilmente è quella di Böll, c’è il punto di vista di Katharina - e in parte di Hubert Blorna, suo datore di lavoro -: in questo modo lo spettatore segue la storia partendo dalla fine e rivive le vicende capitate al mio personaggio attraverso il flusso di coscienza che lo accompagna dentro la vicenda, anche facendogli provare empatia per lei. Il mio lavoro è stato di analisi del testo, che ha un ritmo molto veloce, tanto che la mia parte procede come un proiettile che fende lo spazio, senza fiato. Si è trattato di sciogliere un testo dalla struttura molto bene articolata, ma complessa.

 

Come si è preparata e confrontata con il personaggio di Katharina?

Non saprei dire che cosa sia effettivamente accaduto. Durante le prove, mentre ci si immerge nel lavoro, il personaggio emerge.

L’onore perduto di Katharina Blum è un testo del 1974, in cui non esisteva ancora Internet e quindi la diffusione virale delle notizie: quanto quest’opera è ancora contemporanea? Oggi la situazione non è peggiorata?

Rispetto ad oggi quest’opera rappresenta l’antesignano, è ciò che riguarda la memoria di tutti e per questo riesce a raccontare qualcosa che nel quotidiano risulta più complesso. La situazione attuale, infatti, è drammaticamente peggiorata, perché c’è una grande varietà di informazioni e una trasmissione più rapida delle notizie che porta al problema della veridicità e della verificabilità delle fonti. E la responsabilità non è solo di chi produce la notizia, come i media, ma anche del fruitore, perché chi legge che deve essere in grado di fare una selezione: nel 1974 chi comprava il Die Zeitung sapeva di leggere un giornale scandalistico, mentre oggi si leggono i tweet di chi ha tanti follower e questo richiede un certo allenamento mentale per discernere se la fonte è attendibile o meno. Inoltre tutte le notizie si espandono esponenzialmente, e nel web anche quelle false difficilmente possono essere eliminate. Quindi il problema è attualissimo e credo che il testo non avesse alcuna necessità di essere reso più contemporaneo, perché quando si descrive un microcosmo, specialmente se lo fa la penna di uno scrittore come Böll, si può raccontare un’intera fetta di umanità.

È più un testo sulle cosiddette fake news o sul perbenismo e l’ipocrisia borghesi?

Piuttosto direi che mette in luce come un evento – in questo caso una grande calunnia, che investe il mio personaggio e che, di conseguenza, si riversa anche su tutte le persone a lei vicine, come Trude Blorna ed  Else Woltersheim - quali sono gli effetti sulle persone, che non reagiscono esclusivamente in base al ceto sociale cui appartengono, ma in base all’indole, cioè se sono capaci o meno di difendersi così da poter sopravvivere.  per cui Blorna cade miseramente perdendo il proprio status, mentre Katharina, che non ha da difendere uno status, è un’eroina che riesce a contrastare l’enorme violenza che le è stata fatta.

La spettacolarizzazione della morte e la gogna mediatica di cui si parla spesso, pensa che avvengano anche qui in Italia come nella Germania della pièce?

Sì, spettacolarizzazione e morbosità sono ingredienti terrificanti che riguardano quel tipo di informazione che sembra provocare empatia verso i protagonisti delle cronache, ma che in realtà crea una distanza siderale tra noi e loro, perché in realtà, anche quando vogliamo scrivere messaggi di vicinanza sulle loro bacheche, restiamo protetti e lontani, dietro a uno schermo, senza che si crei davvero quella solidarietà umana che in realtà dovrebbe esserci. Inoltre ci sono anche certi siti web che infestano le nostre homepage con titoli sensazionalistici fatti solo per essere cliccati, ma che sono fake news: davanti a questo l’unica arma di difesa che abbiamo è scegliere di non dare spazio a questo a questo genere di notizie.

Lei è un’attrice famosa: che rapporto ha con i media?

Sano, anche perché ho pochi rapporti con la stampa. Amo parlare di quello che faccio e voglio renderlo pubblico affinché arrivi alle persone, ma non ho alcun desiderio di esibizione, quindi l’interesse della stampa nei miei confronti è relativo, o almeno di quel tipo di stampa che non si occupa di contenuto, ma di produrre interessi superficiali. Inoltre ritengo che il giornalista capace, seppure in sintesi, debba saper tradurre le parole nel rispetto dell’anima della persona che intervistato, senza voler scrivere per compiacere anticipatamente il pubblico o titolando con pruderie. I media mi hanno sempre trattata bene, ma  ma purtroppo non c’è esattamente quel rapporto fiduciario che vorrei ci fosse.

Infine non posso evitare di chiederle se si girerà La Porta Rossa 3 e se ci sono in vista altri lavori.

Forse alla fine del 2020 gireremo la Porta Rossa 3, mentre su Rai Uno entro il 2020 uscirà Bella da morire per la regia di Andrea Molaioli. In realtà sono S in grande attesa di capire che cosa farò: che si tratti di teatro, fiction o cinema – con cui mi sento in egual misura a mio agio - mi piacerebbe avere lo spazio e il tempo: spazio emotivo per una sceneggiatura densa, e tempo per la dedizione necessaria.

 

Medea Garrone

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