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Cronaca | 26 maggio 2020, 11:39

Toti: “Giù le ‘Lavatrici’ di Pra’”. Ma i residenti per ora lo centrifugano

Stefano De Luigi del Comitato Lavatrici Pegli 3: “Non sapevamo nulla di questa intenzione e siamo rimasti sorpresi. Meritiamo chiarezza, e intanto le nostre case non valgono più nulla”. Neanche pochi mesi fa si parlava di riverniciare le facciate…

Toti: “Giù le ‘Lavatrici’ di Pra’”. Ma i residenti per ora lo centrifugano

“Ora si partirà con le demolizioni del Quartiere Diamante di Begato e, poi, con i lavori di riqualificazione. Ma guardiamo già avanti: faremo lo stesso con il complesso delle ‘Lavatrici’ di Pra’”.

Questa frase è stata pronunciata nei giorni scorsi dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, al momento in cui è stato presentato il progetto esecutivo di riqualificazione dell’ex Diga, secondo un piano che prevede edilizia molto più leggera e la cancellazione del ‘mostro’ edilizio.

Il progetto relativo a Begato è stato salutato nei mesi scorsi con molto favore, mentre ha colto un po’ tutti di sorpresa l’annuncio, da parte del Governatore ligure, di voler adottare la stessa pratica anche per quanto riguarda le cosiddette ‘Lavatrici’ di Pra’, che sono note, ufficialmente, come Quartiere San Pietro.

Lo stupore è stato molto, un po’ perché di abbattimento di questo complesso edilizio non si era mai parlato prima d’ora, per quanto i problemi di questi edifici siano sempre più numerosi e sempre più complessi, ma anche e soprattutto perché, neppure pochi mesi fa, il Comune di Genova ha avviato un’operazione di restyling di alcune facciate, attraverso una fase di coloritura. Quindi, delle due l’una: che senso ha verniciare dei palazzi che si vogliono abbattere? Quanto l’uscita di Toti è da considerare concreta e quanto, al contrario, può odorare di boutade elettorale?

I sospetti, in questo senso, sono parecchi. A chiedere un po’ di chiarezza, a questo punto, sono i diretti interessati che, come spesso accade, non erano stati minimamente né interpellati né informati di questa presunta volontà da parte della Regione Liguria: ovvero gli abitanti del Quartiere San Pietro.

Su queste colline appena al di sopra di Pra’ esistono due comitati, che lavorano piuttosto in sintonia: il Comitato San Pietro e il Comitato Lavatrici Pegli 3. Stefano De Luigi è il portavoce di quest’ultimo: “Siamo rimasti - afferma - assai stupefatti dalle dichiarazioni del presidente Toti. Nessuno ci aveva mai detto nulla, in questo senso. E, adesso, chiediamo delle spiegazioni, possibilmente prima della tornata elettorale per le Regionali”.

De Luigi mette in evidenza tutte le criticità e anche la poca sostanza di questo annuncio del Governatore: “Le cosiddette ‘Lavatrici’ sono un complesso di otto edifici. Quattro in piano e quattro fatti a gradoni. Ma non tutti hanno la stessa competenza: ci sono parti completamente pubbliche, parti completamente private e parti miste, sia pubbliche che private. Ammesso che Toti si riferisse alle parti pubbliche, come la mettiamo con tutte le altre? Come si fa a voler dire di abbattere una cosa che non è propria?”.

La parte pubblica, giusto per ricordarlo, è sotto la gestione (ma molto spesso sarebbe più corretto dire ‘la non gestione’) di Arte, ovvero l’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia della Provincia di Genova.

“Secondo noi - prosegue De Luigi - con questa affermazione di voler demolire, ci è stato fatto un danno. Già le nostre case valevano molto poco, adesso non valgono proprio più nulla. In secondo luogo, come faremo a deliberare nelle assemblee dei rispettivi condomini i lavori che intendiamo fare, dal momento che qualcuno ha detto che tutto va demolito?”. Eppure, gli interventi di manutenzione non possono non essere fatti: perché le infiltrazioni sono all’ordine del giorno e lo stato di ammaloramento della struttura, specie delle parti sui gradoni, è sempre più evidente.

“Ci sono persone che stanno già valutando un esposto per danni. Io credo che più o meno si sia tutti d’accordo sulla demolizione dei palazzi: ma queste cose vanno fatte di concerto con la popolazione. Qui non siamo un ghetto: qui le persone, nonostante tutti i problemi che ci sono, vivono bene e hanno socializzato. Chiediamo alla Regione di venire a illustrare il loro progetto, se mai esiste veramente questo progetto. Demolire e contemporaneamente ricostruire, pezzo per pezzo e non tutto in blocco, potrebbe essere una soluzione interessante. Ma bisogna lavorare insieme, prendersi degli impegni, non buttare lì delle mezze frasi. Bisogna parlare di risarcimenti, di dove andranno ricollocate le persone. Bisogna parlare di spazi interni e di spazi esterni. Noi restiamo qui, vigili e collaborativi, ma non per un tempo indefinito”.

Anche perché, com’è giusto, bisognerebbe sempre ricordarsi che dentro agli edifici, per quanto brutti o decadenti possano essere, abitano sempre delle persone. E le persone vanno trattate come tali, anche e indipendentemente dalla vicinanza o meno di una tornata elettorale.

Alberto Bruzzone

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