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Attualità | 27 settembre 2020, 17:54

Il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi contro Repubblica: "Da Coletti parole pesanti e irrispettose"

La portavoce del Comitato Egle Possetti ha diffuso un duro comunicato contro l'editoriale di Repubblica firmato da Vittorio Coletti

Il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi contro Repubblica: "Da Coletti parole pesanti e irrispettose"

Arriva attraverso un infuocato comunicato stampa la presa di posizione della portavoce del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, Egle Possetti, nei confronti dell'editoriale uscito sul quotidiano Repubblica firmato da Vittorio Coletti.

Possetti accusa il giornalista di travisare la realtà, e di aver espresso posizioni irrispettose del dolore che affligge i parenti delle vittime del crollo del Morandi.

"Nei mesi precedenti l’inaugurazione del nuovo ponte San Giorgio di Genova tante furono le problematiche in merito all’inaugurazione che da più parti si immaginava come una grande festa con il botto, dimenticando in alcuni casi che il vero schianto era stato il 14 agosto 2018 quando il crollo del Ponte Morandi fece anche crollare i progetti di 43 vite e fece sprofondare noi parenti in un baratro profondo - scrive Possetti nella nota stampa -. Nel dibattito democratico la nostra profonda convinzione fu che un concerto chiassoso non fosse adeguato alla circostanza, emerse un editoriale su Repubblica del signor Vittorio Coletti, che rimase quasi scandalizzato dalle nostre assurde richieste, non comprese che il nostro bersaglio non erano i concerti di musica classica ma proprio il concerto grandioso che qualcuno aveva in realtà già pianificato, profondamente irriverente verso i nostri cari e verso la tragedia. Tenni nel cassetto quell'articolo per parecchie settimane, ritenni che l’autore avesse in qualche modo cercato di addomesticare la realtà a suo piacimento, ma dopo attenta riflessione per evitare altre polemiche chiusi il discorso, anche perché tramite molti altri articoli ed interviste fu ampiamente chiarito tutto, ovviamente per chi avesse voluto comprendere".

"Ma eccoci qui, questo editorialista  spunta nuovamente in questi giorni e questa volta le sue parole sono estremamente gravi - prosegue la portavoce del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi -. In data 20 settembre esce un editoriale su Repubblica intitolato “Una giustizia popolare”, le parole che leggiamo in questo pezzo sono a tratti sconvolgenti e su questo dobbiamo esprimerci come Comitato (anche se abbiamo già condiviso la posizione nazionale della rete “Noi non dimentichiamo”) perché il processo a cui si fa riferimento ha molta attinenza con la nostra vicenda ed avviene purtroppo nella medesima città, non da ultimo riguarda altre persone innocenti che hanno perso la vita. Partiamo da questa ultima considerazione che forse il signor Coletti non ha ben chiara. Nel crollo della Torre Piloti sono morte 9 persone innocenti, come sono morte 43 persone nel crollo del Ponte Morandi e come ne sono morte altre migliaia in stragi su tutto il territorio nazionale. Le parole del signor Coletti sono pesanti, dal suo “eloquio” pare emergere che la giustizia sia stata quasi addomesticata dal volere della signora Adele, tenace mamma combattente che da anni sta lottando. Ma dove ha visto questo film? Forse ha perso di vista anni di processi nei quali gli imputati colpevoli sono sempre usciti a testa alta con lo strazio di chi ha subito dei torti inaccettabili? Dove sta la giustizia, se, come come pare emergere dallo scritto, gli imputati non sono poi così colpevoli se hanno “solo” permesso che costruzioni fuori norma fossero erette?".

"Mi rivolgo a Lei direttamente signor Coletti, secondo lei possiamo paragonare un paracarro installato in strada a norma, con una costruzione qualsiasi fuori norma che crolla in testa a delle persone, per colpa di un terremoto o per colpe gravissime nella manutenzione o nei controlli? - aggiunge Egle Possetti -. Proseguendo signor Coletti lei attacca profondamente il ruolo delle parti civili nel processo penale che a suo dire non dovrebbero infierire, i famigliari che aspettano giustizia dovrebbero essere relegati al ruolo di spettatori silenziosi senza diritto di replica, dovrebbero stare in panchina senza mai poter entrare in gioco. Certo forse sono molto più performanti ed utili alla difesa degli imputati per il 'buon esito' del procedimento i parenti che non avendo forza, o possibilità di andare avanti nell’iter processuale, si fanno da parte e si chiudono nel proprio intimo soffrendo e cercando di dimenticare. Mi dispiace contraddirla ma queste sue idee non corrispondono all’idea del legislatore che ha voluto assegnare alla parte civile, un ruolo importante di intervento nei procedimenti. Ancora più grave le sue accuse ai parenti delle vittime che sostituirebbero la '…pubblica accusa e sarebbero diventati soggetti popolari e persino politici pregiati dai social…'".

"Ma a cosa stava pensando quando ha scritto queste parole? - conclude la portavoce -. Nella sua onestà intellettuale pensa che sia di gradimento dei parenti delle vittime con un dolore così forte essere sotto ai riflettori? Pensa che sia soddisfacente essere intervistati con la morte nel cuore, pensa che sia divertente impiegare giorni della nostra triste vita nelle aule dei tribunali, pensa che sia gradevole alzarsi alle 5 di mattina prima del lavoro per raccontarle il punto di vista di chi soffre? Mi dispiace molto leggere che intellettuali blasonati, come mi pare leggere di lei, scrivano dei pezzi con tali mistificazioni celando con l’eloquio la realtà, vestendo le bugie con il dubbio ed utilizzando il populismo bieco dell’intelletto per spargere irriverenza sul dolore. Noi non ci divertiamo a seguire i processi, noi siamo costretti, non ci divertiamo a lottare, lo facciamo per tutti gli altri, anche per le persone come lei che speriamo non debbano mai diventare parenti di una vittima, perché sa signor Coletti… in quel caso se ci fosse amore nel suo cuore per la persona deceduta capirebbe immediatamente tutto e nessun farneticante eloquio potrebbe fermarla. Credo sia anche molto irriverente quanto da Lei scritto nei confronti della Procura che ha portato avanti un procedimento con convinzione perché le argomentazioni a supporto portate dalla parte civile hanno avuto spessore. Certamente il nostro sistema giudiziario deve essere migliorato per avere una celere giustizia, anche per gli imputati che saranno ritenuti innocenti, non è possibile per loro attendere anni per uscire dal tunnel, e per noi rischiare che colpevoli possano uscire candidi come un neonato, inoltre, come tutti i sistemi formati da persone, anche quello giudiziario può avere dei problemi isolati che vanno gestiti. Non crediamo che i giudici vadano a rimorchio dei nostri sentimenti ma crediamo facciano un lavoro certosino di ricerca della verità con tanta fatica e con tanto dolore, sicuramente preferirebbero processare solo i furti di mela per esigenze di sopravvivenza, in alternativa a gravi reati commessi nel silenzio totale per molti anni. Lei usa la mannaia sul nostro dolore, sulla magistratura che lavora con tenacia ed equità, sui fondamenti del nostro stato e spero di avere colto male le sue parole, ma pare quasi 'cullare con affetto' coloro che commettono reati colposi. La sua frase '… da tempo si registra una significativa crescita  dell’autorevolezza giudiziaria e pubblica dei parenti delle vittime di qualche reato…che si propongono come giudici…'  è molto grave….certo farebbe comodo che tutti noi stessimo in pantofole per permettere agli 'altri' di essere gli unici a poter esprimere 'commenti' degni di nota, ma non può funzionare così.

Le ricordo che nei nostri cuori non esiste vendetta, proviamo troppo amore per chi non c’è più per poterci avvicinare a questo sentimento, ci sentiamo figli di uno stato democratico che ci consegna degli strumenti di lotta in tribunale che dobbiamo utilizzare, ci sentiamo figli di uno stato pulito ed onesto che vogliamo ancora credere che esista. Di chi si sente figlio lei? Noi non '...manifestiamo il nostro lutto… per cercare di dilazionare la perdita rinnovandone pubblicamente il lamento…' noi ci stiamo comportando da cittadini e stiamo lavorando anche per le persone come lei. Forse se facesse riferimento alla sua onestà intellettuale si accorgerebbe di avere sbagliato bersaglio, ma alla grande! La saluto con affetto".

Redazione

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