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Economia | 23 gennaio 2021, 10:00

AIDDA: "Parità di genere, la percentuale dell'occupazione femminile in Italia è del 49,5%"

L'Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti di Azienda: "Strada ancora lunga, necessario ridurre divario con azioni concrete"

AIDDA: "Parità di genere, la percentuale dell'occupazione femminile in Italia è del 49,5%"

Ancora lunga la strada per la parità di genere nel mondo del lavoro, visto che la percentuale dell’occupazione femminile in Italia è del 49,5% ed il divario salariale è del 17,00% circa a parità di posizione.

Dal confronto, tenutosi in occasione del convegno organizzato dalla delegazione ligure di AIDDA, l'Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti di Azienda, tra esperienze del settore pubblico e privato si può sinteticamente riassumere nel fatto che in Italia, ma anche in Europa seppur con le dovute differenze, il raggiungimento della parità di genere nel mondo del lavoro è ancora molto lontana.

Tante le variabili e gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di un risultato che nel nostro Paese si persegue strutturalmente da circa un decennio: culturali, sociali, normativi, formativi.

Il gap resta alto sia da un punto di vista delle carriere che della retribuzione nonostante le Istituzioni abbiano cercato, dal punto di vista, di aiutare le donne a non distrarre tempo alla propria occupazione con misure tipiche della conciliazione lavoro/famiglia (bonus babysitter, badanti e voucher nidi). Ma molto di più si può – e si deve ancora fare – su diversi temi in primis quello della formazione se, come sembra, anche la scelta degli studi universitari rischia di diventare un’ulteriore discriminante a sfavore delle donne.

Lato aziende - soprattutto di grandi-medie dimensioni – il superamento del “gender gap” inizia ad essere inserito come obiettivo aziendale legato ad indicatori misurabili che impattano sulla buona performance aziendale, ma il divario è ancora pesantissimo e per essere superato deve essere tenere conto di diversi aspetti: salariali, organizzativi e sociali.

Si è parlato di best practice e di misure adottate internamente che vanno dal commitment aziendale, alla sensibilizzazione culturale, allo sviluppo delle carriere e dei talenti “rosa”.

Si sono fatti esempi pratici utili ed immediatamente applicabili per contenere “pregiudizi culturali” ancora molto forti in ciascuno di noi (età, sesso, etnia, orientamenti sessuali). Uno per tutti (semplice ma efficace): “oscurare” dai cv dei candidati delle selezioni di personale il sesso di appartenenza.

La diversità, anche di genere, in un mondo in continuo cambiamento è un valore, un punto di forza che consente alle aziende – ma anche alle istituzioni – di avere più “sguardi, punti di vista”.

Accettare la diversità è impegnativo perché implica anche saperle gestire, ma è l’unica strada per crescere.

Comunicato Stampa

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