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Cronaca | 23 febbraio 2021, 07:00

Crollo del cimitero di Camogli, il geologo dell'università di Genova: "Zona instabile da 200 anni"

Il professor Francesco Faccini nel 2013 realizzò uno studio: "Col senno di poi si poteva pensare di delocalizzare parte del cimitero, ma non avrebbe evitato il crollo"

Crollo del cimitero di Camogli, il geologo dell'università di Genova: "Zona instabile da 200 anni"

Le immagini del crollo del cimitero di Camogli, con le circa 200 bare in mare hanno fatto il giro del mondo. Un disastro causato da una frana che rispecchia le annose problematiche del territorio. Se quanto accaduto oggi fosse prevedibile o meno è difficile stabilirlo. Certo è che la zona che comprende il golfo paradiso che parte da Nervi fino a San Rocco è stata più volte oggetto di studio da parte dei geologi dell'università di Genova.

Nel 2013, un gruppo di professori, tra cui il geologo Francesco Faccini, pubblicarono uno studio scientifico sulla stabilità generale del tratto tra Nervi e Camogli, sottolineando l'alta suscettibilità del territorio alla frana. Le informazioni scientifiche furono tradotte in carte nel piano di bacino della provincia di Genova, dove la zona crollata oggi era indicata con un colore rosso, che significa massima pericolosità.

"Da quanto osservato negli ultimi anni e da ricerche storiche (Provincia Genova, 2004; Gallino et al., 2012; Lucchetti, 2013) – si legge - è emerso che i principali cinematismi di rottura si verificano a seguito di violenti mareggiate. In particolare la mareggiata del 30 ottobre 2008 provocò lo scivolamento di un cuneo roccioso di grosse dimensioni e il crollo di vari frammenti di roccia nella falesia sottostante il cimitero di Camogli".

"Quello che è successo – spiega Faccini a La Voce di Genova – era certamente prevedibile nel lungo periodo, ma non nel breve. Personalmente ritengo che in quel tratto, che è instabile da 200 anni, fare interventi di consolidamento fosse se non impossibile, decisamente un'opera poco conveniente. So che il comune se n'era interessato intervenendo per quanto possibile, ovvero posizionando le reti di protezione che non hanno la funzione di fermare il blocco.

Quale soluzione era allora praticabile per evitare il crollo? "Con il senno di poi si poteva pensare di delocalizzare la parte di cimitero crollata. Questo però non avrebbe evitato la frana, causata probabilmente dalle mareggiate e dalle forti piogge tra dicembre e gennaio". Spostare la porzione di cimitero crollata avrebbe quantomeno evitato la tragedia, in particolare per parenti dei defunti, di vedere i corpi dei propri cari in mare.

"So che la parola 'delocalizzare' non è mai bella, e che avrebbe portato probabilmente alle proteste dei parenti, ma forse sarebbe stata la soluzione necessaria, che, ripeto, non avrebbe evitato il crollo".

Una situazione analoga l'hanno già vissuta gli abitanti di Bolzaneto nel 2014, e un'altra la vivono i cittadini di Sori: "Anche lì – spiega Faccini – bisognerebbe eliminare la fila dei loculi".

Francesco Li Noce

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