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Politica | 12 maggio 2021, 16:22

Viadotto Bisagno, il comitato degli abitanti di Gavette scrive al Consiglio regionale: “La nostra situazione di pericolo sottovalutata”

I cittadini chiedono un’audizione urgente dei capigruppo regionali, temono per la propria incolumità e fanno appello alle istituzioni, Rossetti (Pd): “A queste persone bisogna dare il giusto indennizzo, abbiamo una legge regionale che lo prevede”

Viadotto Bisagno, il comitato degli abitanti di Gavette scrive al Consiglio regionale: “La nostra situazione di pericolo sottovalutata”

Il comitato degli abitanti di Salita delle Gavette scrive al Consiglio regionale e chiede un’audizione urgente dei capigruppo. Con un lungo elenco di motivazioni e richieste per sottolineare la necessità di questo incontro e ribadire la situazione “di pericolo costante” in cui vivono sotto il viadotto Bisagno. Le motivazioni “che rendono opportuno ed indifferibile un vostro intervento” scrive la portavoce del comitato Chiara Ottonello, sono molte, gli abitanti temono per la loro sicurezza, anche dopo quanto successo pochi giorni fa con la chiusura ai tir del viadotto in A12 nella tratta Genova-La Spezia e il crollo del Morandi, una ferita ancora aperta per molti e per la città.

Secondo il comitato, la situazione di pericolo in cui vivono viene “sottovalutata”. L’analisi dei problemi continua con dati alla mano: “Il ministero delle Infrastrutture - scrivono ancora - ha dato al viadotto in questione un punteggio di rischio crollo 50/70 quasi due anni fa. Il punteggio 50 prevede i lavori di ristrutturazione urgenti entro due anni che sono praticamente passati. Questo significa che viviamo sotto un viadotto a rischio crollo imminente”, si legge. Gli abitanti hanno paura: “L’immensa tragedia del ponte Morandi sembra non avere insegnato nulla, perché in questi mesi abbiamo rischiato la vita più volte e subito danni alle nostre abitazioni. Famiglie intere sono state esposte a un rischio enorme. Solo per fortuna nessuno è morto. Però diversi di noi sono ormai sotto shock. E vivono senza più serenità nelle proprie case. Un’amministrazione locale non può permettere questo”, è l’appello che arriva dagli abitanti che confidano nella magistratura, “alla quale già ci siamo rivolti attraverso i nostri legali”.

E fanno appello alle istituzioni che dovrebbero “tutelare i cittadini”: “La Regione e il Comune hanno attivato il Pris (Programma regionale d’intervento strategico) ma, con la motivazione che il Ministero non risponde, la commissione Pris dice che non è possibile spostarci definitivamente dalle nostre abitazioni”. Secondo gli abitanti invece i motivi per cui non vengono spostati sono altri: “Tutti sappiamo che la motivazione è solo perché ‘Aspi non vuole crearsi il precedente’. E per questa motivazione le amministrazioni locali permettono a noi di vivere in una situazione anacronistica di precarietà e pericolo” scrivono. E rifiutano i trasferimenti provvisori che sono stati ipotizzati: “È inaccettabile che bambini, anziani, disabili, siano costretti a essere spostati come pacchi postali. Il ponte ha una vita residua stimata di circa 30 anni (ottimisticamente), nonostante le manutenzioni che verranno fatte nel corso degli anni. In un futuro prossimo, l’infrastruttura andrà demolita senza dubbio”. “Tutto questo è inaccettabile”, conclude la portavoce, chiedendo una soluzione che tuteli i cittadini.

“Quelle degli abitanti non sono paure, ma è una situazione di pericolo concreto”, dice il consigliere regionale Pd Sergio Rossetti. “A queste persone bisogna dare il giusto indennizzo, abbiamo una legge regionale che lo prevede. Questa gente chiede di essere trasferita e poiché non si può costruire sotto i ponti, non si capisce perché devono correre questo rischio. Il trasferimento temporaneo per il tempo dei lavori è impensabile e credo che i soldi debba metterli Autostrade, perché responsabile di quanto sta succedendo. Ma Regione e Comune non sono ancora riusciti ad arrivare a una conclusione”.

Rosangela Urso

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