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Cultura | 19 ottobre 2021, 17:35

A Genova arriva il waacking, danza degli anni ‘70 che parla d'inclusione e libertà

Giulia Serra: "Il waacking porta con sé un messaggio profondo di amore, comunità, condivisione e libertà"

A Genova arriva il waacking, danza degli anni ‘70 che parla d'inclusione e libertà

Il periodo compreso tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli ‘80 è passato alla storia come uno dei più rivoluzionari dal punto di vista sociale perché animato da proteste e rivendicazioni mosse da giovani, afroamericani, donne e dalla neonata comunità Lgbtq+. Contemporaneamente in sinergia, la disco music, da New York, stava raggiungendo tutto il mondo conquistando i cuori di ogni frequentatore night club e discoteche: quando la società chiedeva più emancipazione e tolleranza su più fronti, la disco music si poneva come portavoce musicale dell’amore in tutte le sue forme.

È proprio in questo contesto sociale che a Los Angeles nasce il waacking, una social dance sviluppata dalla comunità gay, nera e ispanica durante la disco era: il waacking nasce come una danza d’improvvisazione, pone l’accento sulla sua unicità che viene espressa attraverso la performance di se stessi, durante la quale si ha la possibilità di vestire i panni di un personaggio particolare o di esternare la propria interiorità, suscitando negli spettatori empatia e la loro partecipazione, a volte anche attiva. Le ispirazioni più grandi derivano dal cinema, dalle grandi dive e dalle drag queen, punti di riferimento accomunati proprio dalla stessa capacità di provocare emozioni forti nell’audience. Il carattere social del waacking invece è dovuto alla nascita di questo stile all’interno dei gay club americani, luoghi in cui le persone potevano socializzare e svagarsi e, allo stesso tempo, muoversi liberamente sul dance floor.

Ciò venne ben rappresentato dal programma tv americano ‘Soul train’ durante il quale veniva formata la celebre ‘Soul train line’: i partecipanti formavano due linee parallele che lasciassero uno spazio nel mezzo per permettere ai ballerini di mostrarsi ed esprimersi. Questo stile capitolò tragicamente quando, nella prima metà degli anni ’80, a causa del dilagante virus dell’Hiv, molti pionieri vennero a mancare lasciando un vuoto artistico nel mondo della danza e quello affettivo nei cuori di tutti coloro che hanno amato e resa viva questo stile. Solo nel 2003, grazie all’azione di Brian ‘Footwork’ Green, il waacking ha cominciato lentamente a ritornare sulla scena artistica mondiale dopo un doloroso ventennio di stop.

Per quanto possa trattarsi di una danza degli anni ’70, il Waacking raggiunge l’Italia intorno al 2007 grazie a La B Fujiko, Jiji e ah alcuni membri prima compagnia italiana di waacking awanawaack ovvero Sarah Ling, Anna e Miss Mini, a cui si deve la riscoperta dell’importanza del valore performativo ed espressivo del waacking. Di questa compagnia fa parte Giulia Serra, ballerina ed insegnante genovese di waacking, attiva dal 2015 sulla scena nazionale ed internazionale che ha instaurato con la danza, in tutte le sue accezioni, una storia d’amore lunga una vita.

“Il waacking porta con sé – dice Serra – un messaggio profondo di amore, comunità, condivisione e libertà che purtroppo tendono a mancare in una città come Genova, waacking è sinonimo d'inclusione, massima espressione di sé, è stravaganza, e favolosità”. Il suo obiettivo è quello di poter diffondere sul territorio genovese e limitrofo il messaggio d’amore e d’inclusione del waacking tra la comunità di ballerini ma soprattutto tra i profani. Il suo sogno è quello di poter vivere una città colorata in cui bambini, adulti, mamme, papà e nonni possano raccontare la propria storia, la propria interiorità attraverso la danza sulle note delle più grandi canzoni degli anni ‘70–’80 e non solo. Inoltre il waacking nasce dalla comunità Lgbtq+ e proprio grazie a questa, nonostante un ventennio di stop, sta riemergendo facendosi conoscere da un pubblico sempre più ampio.

“Se oggi possiamo ballare e parlare waacking – aggiunge Serra – lo dobbiamo proprio alla comunità Lgbtq+ degli anni ’70 che ha portato nei club amore e libertà; in una società che discrimina, esclude ed ostacola i più deboli e le minoranze mi sono ripromessa di ricreare sempre un'atmosfera serena e tollerante in classe”.

Redazione

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