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Attualità | 23 novembre 2021, 18:30

Giuseppe Spatola, da politico a scrittore colto e curioso: è l’autore di un romanzo appassionante tra storia e fantasia

Da un personaggio reale del passato l’occasione per descrivere la Genova del ’500, leggi, usi e costumi dell’epoca; revival storico reso intrigante dalla fantasia dell’autore che ha consultato testi antichi, manoscritti creando un personaggio che vive tra realtà ed invenzione

Giuseppe Spatola, da politico a scrittore colto e curioso: è l’autore di un romanzo appassionante tra storia e fantasia

Politica, cultura e scrittura. Tre assi morali e attitudinali che caratterizzano Giuseppe Spatola, autore del libro, a metà tra romanzo e storia, ‘Venture di Thomasino Restàno uomo in Sestri’ per De Ferrari editore e con la prefazione di Paolo Lingua, noto giornalista e scrittore. Primo di una triade che mette insieme storia e fantasia per descrivere la Genova dei suoi secoli migliori ma anche le avventure inventate, ma neppure troppo, di un presunto assassino che svanì nel nulla.

Ma prima di descrivere il libro occorre ricordare la figura di Spatola da Sestri Ponente, di origini siciliane ma tanto genovese da essere stato un apprezzato e attivo presidente del Municipio Medio Ponente (Cornigliano e Sestri). Idealista, ha lasciato da parte la politica ritenendo che non ci fossero più le condizioni amministrative e politiche cui credeva e quando ha pensato che i Municipi avessero dimostrato di non aver eseguito un passo avanti. Uomo di cultura, prima bancario e poi insegnante di diritto ed economia, collaborando con l’Università di Genova, il suo grande amore è sempre stata la storia e da questa è partito l’input per scrivere le 250 pagine del volume.

Protagonista Thomasino Restàno detto Masino, personaggio effettivamente esistito ma romanzato da Spatola: “Ho cominciato ad occuparmene frequentando la mia parrocchia dell’Assunta di Sestri Ponente che non sarebbe sorta dov’è ora, ma in piazza Tazzoli, dove ora c’è invece la chiesetta di San Giuseppe e dov'è stata eretta una colonna infame che ricorda un assassinio avvenuto nel 1577 e del quale era stato accusato proprio Restàno, protagonista del libro e che avrebbe ucciso un nobile genovese mandato a Genova come commissario”.

“Una storia intrigante, che mi incuriosiva - racconta Spatola - ed era legata in qualche modo alla mia parrocchia che aveva celebrato i 400 anni dalla fondazione, essendovi stata celebrata nel 1620 la prima Messa. Occasione nella quale con il mio parroco abbiamo accarezzato la possibilità di raccogliere notizie storiche su Restàno e farne un saggio storico. Ho eseguito ricerche presso l’Archivio di Stato nei processi per lesa maestà dell’epoca ma non ho trovato nulla. Poi un amico ha rinvenuto alla Berio dei manoscritti che citavano i fatti ma davano Restàno fuggito ad Oneglia, ricercato ma a quanto pare mai ritrovato e quindi mai arrestato. Sembra si sia rifugiato in un monastero. E mai venne effettuato un processo seppure in contumacia. Ne fu invece abbattuta la casa, confiscati i beni ed eretta quella colonna infame che ho citato prima. A questo punto mi sono fatto un film che possa essere stato oggetto di misure repressive, di carattere politico e amministrativo. Ho romanzato il tutto e usato Thomasino come fece Manzoni utilizzando Renzo Tramaglino per parlare del ’500, il secolo dei genovesi, della battaglia di Lepanto, icona di una certa cattolicità e non solo, delle relazioni tra i paesi del Mediterraneo e del grande Andrea Doria”.

Lasciando la fine del libro alla curiosità del lettore, c’è da informare come questo sia solo il primo volume di una trilogia il cui ultimo libro narrerà un fantasioso quanto tutto inventato ritorno a Genova del presunto assassino. “Tutto immaginario” assicura lo scrittore ed ex politico che annuncia pagine sull’ipocrisia del potere ma anche cenni storici autentici su Sestri Ponente e Pegli. C’è pure spazio anche ampio sulla Sicilia, di cui Spatola è originario, e relativi usi e costumi. Spunto per far entrare nel romanzo l’isola, attraverso la figura (inventata) della moglie di Masino, che l’autore indica come nata nella terra siciliana ed unica sopravvissuta alla scorribanda corsara nell’isola da parte del pirata Bragut, che venne poi catturato da Giannettino Doria, nipote dell’ammiraglio Andrea.

Dino Frambati

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